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Outdoor, montagna e avventura: consigli di lettura

Outdoor, montagna e avventura: consigli di lettura

Arrivano le vacanze di Natale, un ottimo momento per concedersi un po’ di relax in compagnia di un libro d’avventura.

Tatiana Bertera

23 Dicembre 2021

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Tato, Marcin “Yeti” Tomaszewski, Versante Sud

Per i veri appassionati di alpinismo esplorativo. Marcin è uno dei moderni esponenti della grande scuola alpinistica polacca. È l’uomo delle big wall rocciose ad alto tasso tecnico, spesso salite in condizioni letteralmente proibitive: avete mai provato a salire una via di 37 tiri, di grado VII, con temperature che toccano i 20 gradi sotto lo zero? “Tato” lo ha fatto! È un libro sulle scalate, ma anche sulla responsabilità umana, sulle scelte che la vita presenta a chi ama la montagna più di ogni altra cosa, o quasi. Ogni salita di questo alpinista potrebbe meritare un libro a sé, ma questo vuole essere un omaggio alle sue montagne e alle scelte di vita che la loro salita ha comportato. Follia e amore: per la famiglia e per le sue montagne. È il dilemma che da sempre tedia la vita degli alpinisti, che si devono dividere tra l’una e l’altra cosa e, a volte, si trovano infine costretti a fare una scelta.

 

“Un libro che affascina perché è pura letteratura. Pur essendo un libro di montagna vero, basato su fatti veri, il grande alpinista Tomaszewski è riuscito ad esprimersi in modo incantevole”.

Luca Calvi, traduttore dei testi


Gente di montagna, Franco Faggiani, Mulatero

Sulla copertina di legge “35 racconti sterrati”. E poi ci sono loro, le montagne, naturalmente. Franco Faggiani, milanese di origini ma “esploratore” (di vite, paesi lontani e culture) per vocazione, mette in questo libro tutto il suo amore per terre alte e conduce il lettore alla scoperta – o alla riscoperta – di chi ha scelto una vita diversa. Non per forza più vera o più autentica, perché chi siamo noi per giudicare cosa sia autentico e cosa non lo sia, ma semplicemente diversa. Per alcuni dei personaggi descritti nella raccolta si è trattato di cambiamenti drastici, per altri di una evoluzione, per altri ancora di una esperienza di passaggio. E così prendono forma le figure del guardiano della diga, del manutentore di sentieri e di muretti a secco, il viticoltore eroico, lo scultore che sceglie di vivere lontano da tutto e da tutti, in una borgata disabitata. C’è il parroco che gira per le malghe, c’è chi fa il guardiaparco e chi conduce i muli, chi costruisce i campanacci delle mucche. Un libro la cui lettura risulta leggera e divertente, che si “beve” tutto d’un fiato perché finita una storia ne comincia subito un’altra. Personaggi unici e a volte strampalati, grazie ai quali la montagna e i suoi mestieri continuano a vivere.

«La montagna non è il paradiso, né quelli che ci abitano sono tutti angeli, ma ecco, almeno è un po’ purgatorio ed è sempre meglio dell’inferno in cui talvolta siamo abituati a vivere».


Peaks: Nothing Is Impossible – Netflix

 Nella scorsa puntata vi ho presentato il libro (linkare puntata1), in questa faccio lo stesso con il film dedicato al celeberrimo Project Possible di Nirmal Nims Purjia che, von un gruppo di eroici Sherpa Nepalesi ha salito tutti i 14 Ottomila in meno di sette mesi. Disponibile su Netflix, il docufilm racconta le 14 salite, le motivazioni che hanno portato a questo, gli attimi di difficoltà, la sana follia che ha portato questi alpinisti a tanto e i salvataggi fatti neri confronti di altri alpinisti/spedizioni in difficoltà. “Tutti dicevano che era impossibile, così io ho deciso di chiamarlo Project Possible. Perché io sapevo che in fondo, se accompagnato da un team fatto dai più forti himalaysti che io conosca, era possibile”. Un docufilm che va via tutto d’un fiato e che non stanca mai, perché alterna riprese fatte nel paesino nepalese in cui Nims è cresciuto, nella regione del Dhalaugiri, con quelle delle salite, le parole (e i timori) della madre e della moglie, con i commenti degli amici e degli alpinisti che in quei giorni hanno condiviso con lui questa straordinaria esperienza. Il tutto per 90 minuti di filmato che, alla fine, ti rendi conto essere durati troppo poco.


Lorena, de los pies ligeros, Netflix

Lei si chiama Lorena Ramirez ed è una giovane donna messicana (di Guachochi) a cui Netflix ha dedicato un documentario. Perché Lorena è una ragazza normale, che vive secondo le tradizioni della sua terra, ha un lavoro e una famiglia, e veste gli abiti e i tradizionali sandali dei tarahumara. La tribù dei tarahumara, detti anche raramuri, prende il nome dai sandali che indossa e letteralmente di può tradurre con “piedi leggeri”. Come dicevamo Lorena è una ragazza normale ma, quando corre, si trasforma in una atleta capace di gareggiare per ore e ore, e di vincere ultra-maratone. Come il padre, come il fratello. La particolarità di Lorena è che corre con gli abiti e i sandali tradizionali. Niente scarpe super performanti, niente abbigliamento tecnico. E vince.

 

“Non credo che userò mai un paio di scarpe da trail, io sono abituata a usare i sandali. E poi chi usa le scarpe di solito arriva dopo di me. Senza sandali e senza le mie gonne non sarei io, non sarebbe Lorena”.