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Michele Graglia aggiunge la Moab240 Miglia al suo palmares

Michele Graglia aggiunge la Moab240 Miglia al suo palmares

Michele Graglia, ambassador La Sportiva, vince la Moab 240 miglia, e diventa i primo al mondo ad aver in palmares anche la Bad Water Ultra Marathon, un’accoppiata incredibile.

Andrea Toso

19 Ottobre 2020

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Michele Graglia è famoso nel mondo per le sue sfide in condizioni estreme su lunghe distanze, non dai ghiacci dello Yukon alla terra infuocata della Death Valley, in cui nel 2017 partecipò e vinse la Bad Water Ultra Marathon. Altre sfide nel mondo con le traversate record del deserto dell’Atacama (Chile) nel 2018, e del Gobi (Mongolia) nel 2019.

Michele Graglia, 37enne Sanremese, ambssador de La Sportiva, residente ormai negli USA, ha staccato un altro traguardo speciale andando a vincere la Moab 240 Miglia, circa 390 km. Partenza scaglionata venerdì 9 ottobre con obbligo mascherina nel primo miglio per ridurre i rischi Covid-19, questa ultra-maratona ha fatto ammirare ai partecipanti i panorami dello Utah, tra canyon e lande aride, torride sotto il sole quanto gelide dopo il tramonto, data l’altitudine di questo Stato degli USA. Partenza a 1227 m vive un saliscendi continuo con picchi a 3mila metri.

La sfida principale all’italiano Michele Graglia era rappresentata dal favorito David Goggins, ex navy seal e mental coach, che lo insegue per le prime 100 miglia prima di cedere il passo e lasciare campo libero all’ultra runner ligure. La scelta delicata di Michele di non dormire si rivela vincente per le prime 200 miglia, salvo poi dover rallentare per le ultime 40 (circa 65 km) quando la privazione del sonno crea una sofferenza inaspettata che va a pesare sulle gambe indolenzite e creando un’infiammazione al tendine d’Achille che lo obbligano alla rinuncia al record della gara.

Arriva nella notte del terzo giorno con un cronometro di 61h 43’15”rimandando ad un altro anno con preparazione più continua, con la libertà”normale” senza Covid, la sfida al record della gara di 57h55’13” di Courtney Dauwalter.

Ecco due dichiarazioni a caldo di Michele Graglia, primo a chiudere la doppietta Moab e Bad Water, due mostri di Ultra Marathon:

“Devo ammettere che questa Moab240 è stata, di gran lunga, l’esperienza più intensa della mia vita. Tutte quelle ore di emozioni trascorse a scalciare sabbia e rocce rosse mentre guardavo il sole sorgere e tramontare all’orizzonte per 3 giorni di fila. Senza dormire. Senza riposare. Solo correre, così a lungo come non mi era mai successo prima. Le altre ultra marathon che avevo corso erano lunghe la metà, mentre durante le traversate nel deserto ero supportato dal mio team, che mi aspettava ad intervalli regolari e mi diceva quanto riposare, cosa mangiare. In questo vortice di alti e bassi che è stato la Moab240, a dettare il ritmo c’erano invece il caldo torrido del giorno ed il gelo della notte”

 E ancora:

“Le competizioni sulle 100 stanno diventando così popolari, un nuovo tipo di ultrarunner cerca il prossimo obiettivo da raggiungere, e l’ascesa delle 200 si sta palesando come una vera e propria testimonianza dello spirito ultra. Scoprire da soli fin dove possiamo arrivare. In un solo colpo. Questa è la vera essenza di una ultra. Questa è una vera avventura!”

Ashley Andresen

Per questa grande impresa Michele Graglia ha usato le scarpe Kaptiva de La Sportiva ed il nuovo Racer Vest, senza le sue gambe e la sua testa non sarebbero serviti più di tanto, ma la scelta del giusto kit è una parte fondamentale della preparazione.
Chissà dove lo porterà il suo prossimo viaggio.