Skyrunning: la tecnica viene prima di tutto

Skyrunning: la tecnica viene prima di tutto

Laura Ugolotti

Si fa presto a dire skyrunning, ma quanti tra gli appassionati, sanno veramente come correre in montagna?

28 Aprile 2017

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I rischi per chi pratica skyrunning non mancano, anche se statisticamente sono più frequenti gli infortuni su strada. Visto però il numero di trailrunner e skyrunner in aumento, forse è il caso di fare chiarezza su una disciplina spettacolare ma da approcciare con le giuste precauzioni.

Ne abbiamo parlato con Luca Lombardi, skyrunner e triatleta ma soprattutto allenatore Fisky di primo livello, oltre che laureato in Scienze motorie e osteopata. Uno, insomma, che di corsa in montagna se ne intende, da tutti i punti di vista.

skyrunning

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Tra pochi giorni terrà un corso specifico, a Parma, ma intanto ci ha dato qualche consiglio e, soprattutto, ci ha aiutato a sfatare qualche luogo comune.

Luca, prima di tutto, chiariamo bene di cosa stiamo parlando. Trailrunnig e skyrunning sono la stessa cosa?
No, anche se come discipline hanno dei tratti comuni. Si parla di skyrunning quando almeno il punto più alto del percorso supera quota 2000mt. Se non arriva a 2000mt si tratta di un trail. Inoltre nello skyrunning è consentito l’uso dei bastoncini e la durata non deve mai implicare privazione di sonno. Va da sé che le skyrace non hanno mai un chilometraggio eccessivo. Non meno importante, fra trail e skyrunning cambiano anche le pendenze e il fondo, che in alta quota di solito è più roccioso. Questo implica anche una diversa tecnica di corsa, specie in discesa.

Tu come ti sei avvicinato allo skyrunning?
Come capita a molti, arrivando da altri sport: l’atletica, il nuoto, il ciclismo e il triathlon. Per caso ho provato un trail e mi è piaciuto. Col tempo è stato naturale passare gradualmente alle skyrace. Soprattutto mi sono documentato, anche se non esiste ancora una vera a propria letteratura in materia. Mi interessava capire la tecnica, che cambia molto rispetto alla corsa su strada. Ho guardato diversi video, per capire come corrono i campioni. Cercavo un metodo che ottimizzasse le performance riducendo al minimo il rischio di infortuni e problemi fisici.

Come mai, secondo te, sta riscuotendo così tanto successo?
Credo sia soprattutto per il desiderio di avvicinarsi alla natura, di vivere lo sport in un contesto particolare. Molti arrivano dall’alpinismo o dallo skyalp, sanno come muoversi perché hanno a che fare con la montagna da sempre e a loro non devi spiegare nulla. Molti però arrivano da altri sport, in particolare dal podismo ma anche dal triathlon, dal ciclismo, più in generale dagli sport di endurance. La corsa su strada spesso rischia di diventare monotona col tempo e i runner vanno in cerca di nuovi stimoli, in gara e in allenamento. Si inizia con i trail e spesso ci si innamora. La sublimazione del trail è lo skyrunning.
E’ bellissimo che in tanti ci si avvicinino, ma occorre attenzione. Il podista che corre su strada pensa di poterlo fare automaticamente anche in montagna, mentre è proprio un altro sport. Il rischio è che improvvisazione e inesperienza portino a qualche infortunio.

Cosa serve per correre in montagna?
Forza, resistenza e agilità.
La resistenza è l’unica caratteristiche che chi viene dall’endurance ha già allenata, in linea di massima.
La forza è quella di tipo eccentrico, come si chiama in gergo tecnico, quella cioè che serve per le discese ed è quella che, di solito, chi corre in piano non ha. Esistono però diversi esercizi specifici per allenarla.
L’agilità, o destrezza è la capacità di superare gli ostacoli e si allena con la tecnica, che è diversa da quella che usiamo nella corsa su strada. Serve soprattutto in discesa, quando bisogna imparare a gestire la velocità. E’ importante resistere alla tentazione di frenare troppo, spostando il busto all’indietro. So che non è naturale, perché si ha paura di cadere, ma è fondamentale e anche questa è un’abilità che si può allenare.
Se non si impara a correre in discesa, il rischio è di causare danni ai talloni, alla schiena, alle ginocchia, a muscoli e articolazioni che correndo in modo scorretto vengono eccessivamente sollecitati. Una eccessiva sollecitazione comporta anche stanchezza, crampi, contratture e quindi un maggiore rischio di infortuni o cadute.
Anche l’agilità però si può allenare, con esercizi pliometrici specifici, che migliorano la capacità di risposta e di reazione dei piedi, aiutandoci a migliorare la nostra performance prevenendo gli infortuni.

Sfatiamo ora qualche luogo comune.
Prima di tutto, togliamoci dalla testa che camminare, in una skyrace, sia un disonore. Non solo perché ognuno deve seguire i propri ritmi, ma anche perché diversi studi hanno dimostrato che quando la pendenza supera il 28% la camminata ci permette di andare più veloce della corsa, perché consumiamo meno energie. La camminata di solito rappresenta un terzo si una gara di skyrunning, motivo per cui, anche se molti se ne dimenticano, è importante allenarla, oltre alla corsa, perché sollecita muscoli diversi, come il gluteo e i flessori della coscia.
Un altro luogo comune riguarda i bastoncini. Non solo sono consentiti nello skyrunning ma sono anche consigliabili, perché permettono di risparmiare energia, ridurre la fatica e non caricare solo su schiena e ginocchia.

Ph. di copertina akunamatata

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