Essere finisher alla NorthCape4000

Essere finisher alla NorthCape4000

Silla Gambardella

La NorthCape4000 è una gara di ultracycling in bikepacking che attraversa l’Europa fino a Capo Nord. Abbiamo intervistato Ivan Lucini, che a soli 22 anni è il più giovane finisher dell’ultima edizione.

23 Agosto 2023

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La NorthCape4000 è uno degli eventi di ultracyclist più affascinanti e dedicati al bikepacking: attraversa l’Europa dall’Italia (quest’anno la partenza è avvenuta da Torino) a Capo Nord, dopo più di 4000 km pedalati. Si hanno a disposizione un certo numero di giorni per diventare finisher ed essere registrati a Capo Nord; inoltre bisogna organizzarsi in autonomia le soluzioni di alloggio.

Ivan Lucini, 22 anni, è stato il più giovane finisher dell’ultima edizione, partita il 22 luglio. L’ha conclusa in 17 giorni, con una media di 290 km al giorno. 
Abbiamo intervistato Ivan appena qualche giorno dopo il suo arrivo… 

Ivan, come stanno le gambe?

Non mi sono ancora rimesso in sella dopo che sono tornato. Però mi sento bene. Ho preso un paio di giorni di stop e ho dormito a lungo, ma penso che da domani riprenderò a pedalare. Pensavo peggio. 

Raccontaci chi sei e come nasce la tua passione per la bici. 

Ho appena compiuto 22 anni, il 30 luglio (ero in viaggio, sul traghetto per arrivare in Norvegia). Studio Scienze del Turismo all’Università Insubria. E in più lavoro come guida cicloturistica per un tour operator e sono un editor di percorsi per Komoot.
Ho sempre giocato a calcio, fin da bimbo, anche a livelli buoni. Dai 16 ai 19 anni ho rotto tre volte il legamento crociato. La terza volta, durante la convalescenza, trascorrevo i pomeriggi immobile sul divano a guardare il Giro d’Italia. Da lì è scattata la scintilla per il ciclismo. Ho comprato una bici d’occasione dal ciclista sotto casa e ho cominciato così. 

Il primo viaggio in bici?

L’ho fatto a 18 anni, da Uggiate, dove vivo, a Viareggio, con un amico d’infanzia. In mtb, abbiamo percorso 400 km in 3 giorni. È finita male: arrivati sul lungomare, siamo entrati in una gelateria e quando siamo usciti le bici non c’erano più. Sono dovuto tornare in treno. 

Com’è nata l’idea di partecipare alla NorthCape4000?

Capo Nord mi ha sempre attirato come destinazione, ma allo stesso mi faceva paura. Mi sembrava così lontana… e così avevo sempre rimandato la partenza. Finché ho scoperto la NorthCape4000. Mi sono detto: ‘Se pago per iscrivermi, questo mi motiverà a onorare il mio impegno’. E poi un evento come la NorthCape4000 mi avrebbe permesso di unire la dimensione cicloturistica del viaggio con quella agonistica dello sport. Ammetto che mi piace competere e mettermi alla prova. Anche se poi la classifica non l’ho mai guardata. 

Quanti giorni ci hai messo per raggiungere la meta?

La NorthCape4000 è partita da Torino il 22 luglio, ma io sono partito da casa il 20 luglio e il 21 ho riposato. Ci ho impiegato 17 giorni per coprire 4690 km (da casa!): circa 290 km al giorno. 

Come ti sei preparato a livello atletico, logistico e di equipaggiamento?

A livello atletico onestamente non ho mai fatto una preparazione specifica. Ho fatto quello che ho sempre fatto: pedalare tanto. Che per me significa circa 350-500 km a settimana.
Per quanto riguarda l’equipaggiamento avevo parlato con un ragazzo che aveva già fatto questa avventura: mi ha dato una lista di cose da portare. Alla fine è stata la scelta giusta: ho usato tutto quello che avevo e non mi è mancato nulla. 

Hai pedalato da solo?

Sono partito da solo. Ma a Torino, il giorno prima della partenza, ho conosciuto un altro ragazzo, Andrea Soldo. Siamo entrati subito in simpatia. Lui aveva le mie stesse ambizioni e così abbiamo deciso di fare il viaggio insieme. È stato un supporto importante anche dal punto di vista mentale. 

Lucini e amico alla NorthCape4000

Avevate fatto un piano o pensato a una tabella di marcia?

I miei piani iniziali erano di circa 250 km al giorno. Sarei arrivato l’8 di agosto. Poi sono cambiati grazie alla compagnia di Andrea. Siamo arrivati 2 giorni prima. 

Il luogo più affascinante?

Sicuramente gli ultimi 100 km prima di arrivare a Capo Nord. Sono spettacolari. Vedi montagne a picco sul mare, colori da favola e vivi l’emozione di avercela fatta. Ma tutta l’Europa è ricca di luoghi affascinanti. Peccato averne visti molti sotto la pioggia…

Il momento più difficile?

Momenti brutti ce ne sono stati un bel po’. Tante volte ho pensato: ‘Ma chi me l’ha fatto fare? Potevo starmene a casa tranquillo, e invece sono qui a soffrire’. Ricordo il sesto giorno di viaggio: Ho pedalato 290 km sotto il diluvio universale. Ma diluvio-diluvio, Non una pioggerellina. Avevo una giacca in Gore-Tex ma dopo così tanto tempo sotto l’acqua non c’è materiale che regge.
E poi ogni giorno sperimentavo un dolore diverso. Il peggiore è stato un male al tendine d’Achille, che mi ha perseguitato per qualche giorno ma poi è scomparso così come è arrivato. 

Dove dormivi?

Per questa prima avventura il mio obiettivo è stato dormire in un alloggio. C’era tanta gente che bivaccava in giro, ma io non lo volevo fare. Solo per i primi due giorni avevo prenotato degli ostelli, poi abbiamo sempre prenotato la sera prima per la notte dopo. Altre volte abbiamo cercato un hotel all’ultimo. È successo a Parigi. Ci siamo detti: in una metropoli così grande, una camera libera la troviamo di sicuro.
In Norvegia invece abbiamo sempre prenotato dei mini bungalow all’interno dei campeggi.

Il tuo viaggio è stato anche l’occasione per raccogliere fondi per un’associazione sportiva che include ragazzi con disabilità varie. Ci racconti?

Ho sempre avuto la voglia di fare del bene con questa mia avventura. Lo scorso febbraio ho parlato con il sindaco del mio paese perché volevo trovare una realtà locale da sostenere. Il sindaco mi ha fatto diversi nomi, tra cui quello di un’associazione sportiva che ha una squadra di basket per persone con disabilità più o meno gravi. E così ho scelto di aiutarli organizzando un crowdfunding online. Al momento sono stati raccolti circa 1000 euro. Si può tuttora donare tramite questo link

Si dice che un viaggio lo si vive tre volte: quando lo si prepara, quando lo si vive e quando lo si ricorda. Che ricordo ti porti da questa avventura? 

Durante il viaggio, soprattutto nei momenti di crisi, pensavo: ‘Questa è la prima e l’ultima volta che faccio una cosa del genere’. Ora che sono a casa, sto già pensando alla prossima. I ricordi che mi porto dietro sono tantissimi, in primis gli incontri con le persone. Ma anche i posti bellissimi che ho attraversato. Quando torni, sei una persona diversa da quella che è partita. È impossibile da spiegare in poche frasi. 

arrivo a Capo Nord della NorthCape4000

Prossimo obiettivo?

Sempre in bici, ma cercherò ispirazione in altri posti. L’idea è andare verso Est, ma deciderò il prossimo inverno. Se siete interessati, potete seguirmi sul mio profilo Instagram


Silla Gambardella è autore de Il manuale completo per viaggiare in bici – dal cicloturismo al bikepacking

 

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