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Rientro al ciclismo?

Rientro al ciclismo?

sono pronti a riprendere l’attività agonistica i professionisti, le donne Elite, Under 23 e juniores (donne e uomini), ma alla luce di tutta questa situazione quanto è importante che si torni a correre? E quanto sarebbe importante per i più giovani?

Simone Carpanini

21 Luglio 2020

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Dove eravamo rimasti? O a che punto siamo, se preferite? Che ne saremmo usciti migliori dalla quarantena (per usare uno dei ritornelli più inflazionati in questo periodo) e tanti altri propositi di ripresa. A più di due mesi dalla fine del lockdown, lo sport sta cercando di tornare ad una sorta di normalità ed in questo senso anche il ciclismo ci sta provando malgrado, purtroppo, per alcune categorie giovanili (giovanissimi, esordienti ed allievi che si stanno allenando rispettando le disposizioni), difficilmente ci sarà il “via libera totale” alle gare da parte di Governo, Federazione, Comitati Regionali e Provinciali e amministrazioni locali.

Di sicuro sono pronti a riprendere l’attività agonistica i professionisti, le donne Elite, Under 23 e juniores (donne e uomini) – con un calendario chiaramente condensato da fine luglio a metà novembre ed anche loro rispettando i vari protocolli sanitari imposti, alcune categorie con limitazioni – ma, alla luce di tutta questa situazione (in continua evoluzione, sperando che sia sempre migliore), quanto è importante che si torni a correre? E quanto sarebbe importante che lo potessero fare anche i più giovani?

Proviamo a dare alcune risposte, magari neanche tante, considerando che storicamente gli italiani si dividono su ogni argomento.

Innanzitutto il rientro alle competizioni si può interpretare come sinonimo di routine pre-Covid (può essere giusto avere un atteggiamento positivo e fiducioso) poi, dal punto di vista della sicurezza, i ciclisti avrebbero la possibilità di essere in strada più per gareggiare (a traffico chiuso quindi) che per allenarsi rispetto all’attuale momento. Già, perchè adesso sulle nostre strade si sta vivendo una insana ed insensata frenesia da parte degli automobilisti, quasi dovessero recuperare tutto il tempo forzato e speso in casa andando più del solito oltre i limiti di velocità.

L’incentivazione all’uso della bicicletta – anche all’acquisto per la verità, come proposto dal Ministero dei Trasporti – sembra che abbia scatenato un ulteriore disagio nella convivenza tra guidatori e pedalatori però bisogna andare oltre e continuare a sensibilizzarsi a vicenda per educare anche le generazioni future.

Un altro aspetto è quello legato allo sfogo fisico e mentale dell’atleta che finalmente darebbe un senso a tutti gli allenamenti fatti – tra casa ed outdoor, durante quarantena, fase 2 e 3 – alcuni dei quali esasperati, se non addirittura borderline nell’utilità in vista delle gare. Per i più giovani – che restano in una bolla paradossale di divieti e concessioni visto che già vivono naturali assembramenti con i loro coetanei al di fuori degli orari degli allenamenti – la ripresa delle gare significherebbe, per il movimento, non disperdere tutto quel potenziale. Ed in questo caso va dato merito a quelle società che sono riusciti a mantenere tutto il loro patrimonio di ragazzini.

 

Infine il punto rilevante, il più tecnico e pratico, della ripresa delle attività agonistiche è senz’altro quello degli organizzatori, i più colpiti dall’effetto Covid-19. Ogni evento muove più economie correlate fra loro ed è importantissimo, quasi necessario, che quel volano interrotto bruscamente ad inizio marzo torni a girare, pur sapendo che non sarà semplice per effetto di tante, troppe cose cambiate e che adesso vanno garantite e rispettate una volta di più. 

Il tempo delle “virtual race” – che tuttavia sono state un’ottima iniziativa degli organizzatori per restare attivi ed un buon intrattenimento per i pedalatori più ostinati – si spera possa essere già alle spalle. Ora la voglia di tornare a riattaccarsi per davvero il numero sulla schiena è pari, per fare qualche esempio, a quello dello speaker, del giudice, del cronometrista, della miss, del “transennista”, dello “standista” e di tutte quelle figure imprescindibili che gravitano attorno ad una gara, professionistica, giovanile o granfondistica che sia. Identica alla voglia di tornare alla normalità. E forse, così potremmo uscirne magari non migliori ma certamente più consapevoli di quello che è successo.