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Il rapporto tra allenatore ed atleta

Il rapporto tra allenatore ed atleta

il feeling allenatore atleta è un bilanciamento importante quanto il rapporto con il proprio compagno di vita, e necessità di onestà, fiducia e rispetto

Davide Labanti

26 Marzo 2021

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Amo dire che non esiste l’allenatore perfetto o migliore, ma esiste quello perfetto in un determinato momento.

E’ abbastanza comune che un coach ed un atleta proprio non riescano a collaborare, non necessariamente per colpa di uno o dell’altro, anzi. Sarebbe un errore considerarla una colpa dell’atleta, ma altresì lo sarebbe per il coach cambiare il proprio stile per essere perfetto per tutti.

Secondo me nel Coaching devi essere quello che sei, evitando lo stile di altri anche se ha avuto successo, come canta Marco Ferradini in Teorema, insomma. E’ una relazione e come ogni relazione interpersonale, implica un processo e dipende dalla chimica che si crea.

Un coach deve possedere diverse capacità:

  • motivare gli allievi per raggiungere i propri obiettivi;
  • comunicare ed instaurare efficaci relazioni;
  • osservare, analizzare e correggere comportamenti motori degli allievi;
  • valutare oggettivamente attraverso strumenti scientifici efficaci;
  • possedere tecniche di programmazione, definizione e ridefinizione degli obiettivi della propria azione determinando mezzi e metodi per raggiungerli.

… e poi??

Poi ci sono gli atleti, secondo me appartenenti a 3 macro aree: Professionistica, Giovanile e Amatoriale.

Ogni categoria ha finalità molto diverse, ma anche molti punti comuni.

Come ho esposto in articoli precedenti, ho una formazione Universitaria e Post, Economico/Umanistica, non vorrei risultare banale elencando, da copione, le 5 parole o aggettivi fondamentali da utilizzare per non far restare indifferenti i propri interlocutori, però alcune premesse e parole chiave, senza entrare in meccanismi psicologici o naufragare in tecnicismi di sorta, esistono eccome!

Precondizione basilare: un coach deve fare meno danni possibili, asciutta e asettica può stridere ma, noi tecnici possiamo solo far ‘peggiorare’ dal punto di vista psicofisico il potenziale di un nostro allievo.

allenatore atleta

A prescindere dal livello di qualificazione di un atleta, la sincerità è alla base della relazione da instaurare con il proprio allenatore.

Bisogna preparare terreno fertile per una comunicazione diretta e sincera, senza filtri e senza timori.  Comunicare in modo chiaro e limpido, le proprie aspettative, pensieri e convinzioni, lasciando i fatti separati dalle opinioni, sempre e reciprocamente.  Questo quadro normativo ed etico, deve tassativamente essere condiviso, altrimenti la relazione è destinata a non essere duratura. Chiarire da subito che ci si attende sincerità e che non verranno tollerate situazioni ingannevoli, è un Must.
Questo si può ottenere attraverso la creazione di un ambiente favorevole di confronto, nel quale gli atleti si sentano a proprio agio, anche nel raccontare scomode verità, ma soprattutto essendo noi coach stessi esempi di sincerità e schiettezza.

“Non sei allenabile, riposati e ritorna tra 4 settimane.”

fulgido esempio di schiettezza del mio Maestro.

La fiducia è direttamente correlata alla sincerità.

Avere fiducia nella persona alla quale ci si affida per la costruzione di ogni tipo di percorso è basilare, il che non significa buttarsi nel pozzo solo perché viene assegnato come compito. La parola d’ordine, a mio avviso, è condivisione.
E’ necessario condividere un progetto tecnico, anche attraverso analisi e processi di qualche scetticismo o approfondimenti. Personalmente preferisco la curiosità e la ricerca di una spiegazione logica, piuttosto che una mera esecuzione.  Attenzione però: se un atleta si presenta ogni volta, richiedendo spiegazioni o giustificazioni, piuttosto che negoziazioni o revisione di formati, sulla base di sentito dire da qualche amico o estrapolati da internet o da vecchi piani di altri tecnici: ha scelto l’allenatore sbagliato oppure ha carenze di fiducia nei confronti del coach o in se stesso, quindi probabilmente si comporterà in modo simile con chiunque.  La condivisione, il palesare e istituzionalizzare gli obiettivi, renderli misurabili, porta ad una crescente affidabilità dell’atleta. Solo attraverso una piena condivisione del progetto tecnico si può arrivare alla massima responsabilizzazione degli atleti stessi, cioè al punto che siano in grado di utilizzare costantemente tutto il controllo in loro potere sulle situazioni, per effettuare i compiti assegnati anche in assenza dell’allenatore.

allenatore atleta

I gruppi di bambini e ragazzi, non si discostano molto dal mondo degli adulti, reagiscono diversamente in base al clima motivazionale che viene promosso.

Pongo enfasi sulla centralità dei feedback impartiti per stimolare un pensiero critico sulla performance e sulle esecuzioni, che devono essere sempre costruttivi.  Questo costante scambio di feedback, aiuterà l’allenatore a disegnare un vestito migliore per il singolo atleta e lo aiuterà a centrare i propri target.

Lo stile comunicativo dell’allenatore/istruttore acquista importanza focale, perché nei più giovani, ma non solo, andrà ad agire sull’area emotiva favorendo quell’appagamento che il giovane atleta ricerca: autonomia, competenza tecnica e buone relazioni interpersonali.  Uno stile troppo orientato al controllo, affonda la motivazione e nega la soddisfazione dei bisogni sopra elencati, poiché non mette i giovani al centro del processo. Non sto esaltando un sistema lassista (parola cara al mio amico Giovanni), ma è necessario proporre delle soluzioni di apertura in base al grado di maturità del gruppo che si segue, senza perdere di vista l’attenzione riguardo ai progressi personali, per il raggiungimento di uno scopo: crescere e migliorarsi come persone e come futuri atleti. Un esempio? Non premiare il più veloce o il più bravo, ma chi migliora di più se stesso.

Il tecnico deve mettere a disposizione dell’atleta la sua esperienza per insegnargli a sfruttare tutte le risorse a disposizione e a canalizzarle per gareggiare al meglio. E’ necessario che l’atleta si diverta, esortandolo a godere del qui ed ora, senza creare ansie o aspettative sul futuro per una prestazione, bensì aiutandolo a focalizzarsi su quanto bisogna fare per ottenerla.  Godersi il percorso e non concentrarsi solo ed esclusivamente sul risultato, perché la prestazione sarà una conseguenza del lavoro fatto.

La passione e l’amore che si mettono nelle attività, rivestono un’importanza fondamentale. Per quanto mi riguarda gli atleti che regalano più soddisfazioni, non sono i più talentosi, bensì quelli più appassionati.

Inutile dire che mi è capitato di mandare a casa qualche ragazzo/a, fa tutto parte di processo educativo, di responsabilizzazione e crescita, così come mi è capitato di utilizzare modi abbastanza asciutti e schietti con gli adulti (sermone dell’allenatore compreso), ma sbagliando si impara e l’esperienza insegna. Commettere un errore, fa parte del processo di crescita, occorrono almeno 10 anni per diventare un allenatore e almeno altri 10 per pensare di diventare un coach.

I comandamenti che mi ha insegnato il mio Maestro sono: divertirsi, stare bene e, nel dubbio, fare un po’ meno.

allenatore atleta

D’altra parte la definizione di allenamento che preferisco è chiara: “L’allenamento sportivo è un processo pedagogico educativo complesso che si concretizza nell’organizzazione dell’esercizio fisico ripetuto in qualità, quantità ed intensità tali da produrre carichi progressivamente crescenti, in una continua variazione dei loro contenuti per stimolare i processi fisiologici di super-compensazione dell’organismo e migliorare le capacità fisiche, psichiche, tecniche e tattiche dell’atleta, al fine di esaltarne e consolidarne il rendimento in gara”. (C. Vittori.)

In gara appunto, non in allenamento, perché in allenamento premiano solo il primo?!? (diceva sempre il mio compagno di merende mentre correvamo il lento all’Arcoveggio negli anni d’oro).

Feedback, attenzione, comunicazione, competenze tecniche, pazienza, capacità di problem solving, di ascolto, voi cosa cercate nel vostro rapporto con un allenatore?