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Conquista K2 in inverno – prima volta nella storia

Conquista K2 in inverno – prima volta nella storia

Conquista k2: la seconda montagna al mondo per altezza e prima come difficoltà. La recente impresa da parte del popolo nepalese fa riflettere.

Filippo Tommasini

18 Gennaio 2021

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In quest’articolo voglio fare una riflessione mettendo a confronto qualche aspetto della conquista k2 risalente all’estate 1954, che portò gli Italiani sulla seconda montagna più alta al mondo, con la recente spedizione del popolo nepalese, che ha conquistato questa montagna nel periodo invernale, per la prima volta nella storia.

Partiamo rinfrescando, in breve, come andò la spedizione del 1954.

Dopo la guerra, nell’estate del 1954, vennero selezionati 12 alpinisti da Ardito Desio, esploratore e geologo. L’obiettivo di Desio era quello di formare una squadra con il fine di conquistare il K2, la seconda vetta più alta del mondo.

La spedizione riuscì: arrivarono in cima Lacedelli e Compagnoni ma solo grazie al prezioso aiuto di Walter Bonatti che porto ai due compagni, selezionati per arrivare in cima, le bombole d’ossigeno, dal campo 7 al campo 9, a soli 100 m dalla vetta.

 

conquista k2
Luglio 1954, K2. I 12 alpinisti selezionati e Ardito Desio

 

Al loro ritorno regnava un clima di allegra celebrazione che in realtà nascondeva fatti e comportamenti che hanno poi aperto un solco profondo tra Bonatti, da un lato, e i due “conquistatori” della vetta dall’altro.

Questa controversia è legata alle bombole d’ossigeno che Lacedelli e Compagnoni hanno utilizzato nel tratto finale della scalata. Bonatti le aveva portate fin quasi al campo 9, avrebbero dovuto bastare fino alla vetta ma così non fu, almeno stando alla versione ufficiale, infatti i due dichiararono di essere arrivati in cima senza ossigeno.

La verità che tutti ormai sappiamo è che Walter arrivò a 100 metri da Lacedelli e Compagnoni i quali non gli consentirono di raggiungere la tenda, temendo che potesse rubargli la vetta. Così il giovane Walter fu costretto a passare la notte a 8100 metri in un piccolo bivacco improvvisato che scavò nel ghiaccio in condizioni disumane a -40 gradi con una bufera di neve in arrivo.

La mattina Compagnoni e Lacedelli scesero per prendere le bombole e conquistarono la vetta grazie all’ossigeno.

 

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Compagnoni e Lacedelli in cima al K2, 31 luglio 1954

 

Stiamo parlando di una lite tra l’alpinismo italiano da una parte e Walter Bonatti dall’altra: un grande uomo, un grande personaggio, un poeta, un maestro di vita, nonché il miglior alpinista di tutti i tempi. In montagna ci metteva testa, fisico e cuore.

 

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Walter Bonatti

 

A fine spedizione, Ardito Desio scrisse una relazione finale dove dichiarò il falso.

Desio incolpò Bonatti di aver tentato di attaccare la vetta in solitaria, consumando le bombole. In seguito rendendosi conto dell’infattibilità della cosa lasciò le bombole d’ossigeno a 8100 metri ma senza l’ossigeno necessario a Compagnoni e Lacedelli per arrivare in cima. Tuttavia un po’ basandosi sugli orari dichiarati un po’ analizzando le foto scattate in cima, Compagnoni e Lacedelli presentavano i caratteristici segni della maschera d’ossigeno: era palese quindi che la relazione di Ardito Desio stesse dichiarando il falso.

La tristezza è che questa relazione è rimasta la “versione ufficiale per 50 anni”: anche dopo il processo per diffamazione conclusosi a favore di Bonatti (nel 1964).

Il capo spedizione, i suoi compagni e il Club Alpino Italiano, non misero in discussione, nemmeno di fronte all’evidenza, la relazione falsa di Desio. Era troppa la voglia di raccontare al mondo intero l’impresa: far vedere che gli Italiani erano stati in grado di conquistare il K2 senza ossigeno; valeva di più il vano orgoglio che diffamare un giovane e promettente alpinista.

Solo dopo 50 anni, nel 2004, il CAI accettò la versione di Bonatti ripudiando quella di Desio.

 

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Walter Bonatti

 

In un’intervista concessa a Repubblica l’8 Ottobre 2003, l’alpinista bergamasco commentò così i fatti:

“Non m’interessa parlare della notte che cambiò la vita, che ha reso il mio carattere per sempre sospettoso e diffidente. Avevo visto la durezza della guerra. Il giorno prima con i miei amici, partigiani, giocavamo a calcio, il giorno dopo erano nella chiesetta, cadaveri, sfigurati in viso dagli scarponi chiodati. Ho visto la fucilazione dei gerarchi fascisti, ero a piazzale Loreto quando appesero Mussolini a testa in giù come un maiale, sapevo cos’era la cattiveria, ma ignoravo l’infamia. Ho aspettato due mesi che Compagnoni venisse a darmi una pacca sulla schiena, a dirmi che aveva fatto una fesseria, a chiedere scusa, perché può capitare di essere vigliacchi, ma deve anche capitare di ammetterlo. Invece niente, invece sono finito sul banco degli accusati, ero io la carogna, non loro che avevano mentito sull’uso delle bombole, delle maschere, sull’orario del balzo finale alla vetta. Nella relazione ufficiale di Desio che il CAI ha accettato è sbagliata la quota del mio bivacco, quella del campo di Compagnoni e Lacedelli, l’uso e la durata delle bombole di ossigeno, niente affatto esaurito prima dei duecento metri di dislivello sotto il K2, e l’ora in cui dettero l’assalto alla vetta. E tutto questo perché? Perché l’impresa oltre ad avere successo doveva essere anche eroica. Far vedere che gli italiani erano stati non solo bravi, ma anche straordinari. Ne abbiamo fatto una montagna di merda, coperta di menzogne, perfino la stampa straniera ci chiede “perché?”.[…]

Io sul K2 in una notte del ’54 sono quasi morto, ma quello che mi ha ucciso è questo mezzo secolo di menzogna. Ho urlato così tanto quella notte nella mia disperazione che adesso non voglio avere più voce.

La puzza della conquista K2 la lascio a voi, io preferisco respirare.”

Walter Bonatti


 

Conquista k2, la prima volta nella storia in invernale.

La montagna alta 8.611 metri era nella lista degli 8000 non ancora conquistati in inverno, proprio per le sue condizioni proibitive.

Passaggi difficili, venti infernali, temperature sotto i -60 gradi e un pressione estremamente bassa che significa ancora meno ossigeno. Sono tante le spedizioni, provenienti da tutto il mondo, che negli anni ci hanno provato e hanno fallito. Viene definita quattro volte più mortale dell’Everest, settantasette le vittime dal 54’ (la più grande tragedia risale al 2008 con ben undici vittime).

Nonostante ciò è una delle montagne più ambite dagli alpinisti di tutto il mondo.

Solo qualche giorno fa, il 16 gennaio, per la prima volta nella storia è stata conquistata per la prima volta in invernale. I protagonisti sono stati degli alpinisti nepalesi, tutti di etnia sherpa.

Dieci nomi: Nirmal Purja, Gelje Sherpa, Mingma David Sherpa, Mingma Tenzi Sherpa, Dawa Temba Sherpa, Pem Chhiri Sherpa, Mingma G. Sherpa, Kili Pemba Sherpa, Dawa Tenjing Sherpa e Sona Sherpa.

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Spedizione Nepalese, gennaio 2021, K2

 

Penso sia giusto citarli tutti in quanto a differenza della spedizione passata del 1954 non c’è stata nessuna “corsa alla vetta”. Il gruppo è arrivato in cima compatto cantando l’inno nazionale nepalese. Si sono aspettati a pochi metri dalla cima per poi arrivare in cima tutti UNITI.

Nirmal Nims purja e Mingma Gyabu hanno incorporato altre due spedizioni formando così questo gruppo di alpinisti nepalesi. Hanno voluto compiere l’ultimo passo insieme aspettandosi a pochi metri dalla vetta affinchè fossero tutti uniti, come una squadra.

 

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Nirmal Purja, K2

 

Nirmal, aka Nimsdai, è famoso per il suo “Project Possible” del 2019, ha conquistato 14 ottomila in meno di 7 mesi.

 

 

«Siamo orgogliosi di aver fatto parte della storia dell’umanità e di dimostrare che la collaborazione, il lavoro di squadra e un atteggiamento mentale positivo possono superare i limiti di ciò che riteniamo possibile», ha scritto su Facebook, Nirmal Purja (conquista k2).

«La conquista k2 è il traguardo più grande nella storia dell’alpinismo, questo è un buon esempio del lavoro di squadra. Grazie alla montagna per aver concesso questa scalata, “se la montagna ti lascia scalare, nessuno ti ferma”», ha scritto il capo spedizione, Chhang Dawa Sherpa. Preoccupato per la complessa fase di discesa, avvenuta in gran parte al buio: «È K2 ed è inverno, possono accadere ancora tante cose incerte, non si sa mai. Spero che tutti scendano alla base in sicurezza», ha aggiunto Chhang Dawa Sherpa.

 

Purtroppo sappiamo bene che “la montagna ti da e la montagna si prende” ebbene poche ore dopo il successo del gruppo nepalese è successa una tragedia, l’alpinista spagnolo Sergi Mingote è morto a causa di una brutta caduta nei pressi del campo1 mentre lo scalatore era impegnato nella discesa.

 

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Gennaio 2021, k2. Sergi Mingote il primo a dx

 

Ciò che fa meditare è che l’impresa dei nepalesi è riuscita grazie alla collaborazione, al lavoro di squadra ed a tanta umiltà. Pensando all’impresa degli Italiani del 1954 ci rendiamo subito conto della differenza di “protagonismo” tra le due spedizioni.


Conquista k2 – 16/01/2021