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Ultramaratona: 4 fattori che influiscono sulla prestazione 

Ultramaratona: 4 fattori che influiscono sulla prestazione 

Eleonora Corradini ci porta nel mondo dell’ultramaratona, presentando i 4 pilastri su cui costruire una gara dalla distanza estrema.

Eleonora Corradini

28 Aprile 2021

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Oggi ho intenzione di raccontarvi, in breve, alcuni metodi e “segreti” per riuscire a correre lunghe distanze senza ricorrere a grosse rinunce.

Quello che consiglio sempre alle persone che mi chiedono informazioni sulla gestione di una gara di ultramaratona, e su come sia stata capace di arrivare a correre tanti km consecutivamente, è di non avere fretta.

Che vuol dire non avere fretta? 

Per non incorrere in indesiderati infortuni e sovrallenamenti fisici, ma anche per evitare spiacevoli stress mentali, è giusto approcciare l’ultramaratona in modalità “step by step”. 

Dopo aver corso un numero discreto di maratone ci potremmo sentire pronti ed in grado di allungare ancora un po’ la distanza, programmando per esempio una gara di 50 km, per poi, successivamente, aumentare distanza ed esperienza, fino a sentirsi predisposti, sia mentalmente che fisicamente, ad affrontare in maniera soddisfacente una 100 km. 

Secondo la mia visione e il mio vissuto, i quattro temi fondamentali da approfondire per preparare un’ultramaratona, sono i seguenti:

  1. L’alimentazione e L’integrazione
  2. Gli accessori indispensabili 
  3. I piani di allenamento 
  4. L’approccio mentale

1.L’alimentazione e l’integrazione

Il mio elenco si avvia con una tematica molto delicata; nelle ultramaratone, molto spesso, si incorre in problematiche di natura intestinale, che possono risultare decisive nella compromissione della nostra prestazione e, addirittura, della nostra gara. Questo il motivo per il quale, prima di correre competizioni di 100, 200 km oppure 12/24 ore, bisogna comprendere quali siano gli alimenti giusti da utilizzare in gara.

Questo come facciamo a capirlo? Provando e riprovando alimenti e integratori durante gli allenamenti , mantenendo, però,  la consapevolezza che a volte tutto ciò non è sufficiente per fare una buona gara. 

Non è sufficiente perché portando il nostro fisico così “OLTRE”, possono insorgere tanti problemi di altra natura, tra questi anche la semplice stanchezza. 

Un’alimentazione giornaliere equilibrata e costante aiuta sicuramente ad evitare che si verifichino queste problematiche.

Io sono vegana e comunque, contrariamente a quanto dicono in molti, riesco ad integrarmi e ad alimentarmi alla perfezione senza avere alcuna carenza. Presto soprattutto tanta attenzione all’alimentazione quando sono in vista di gare importanti. Consiglio, quindi, di curare in maniera accurata l’alimentazione e l’integrazione, con il supporto di un nutrizionista, ancor meglio se con specializzazione nello sport. 

2. Gli accessori indispensabili 

Spesso viene tralasciata l’importanza della qualità dell’abbigliamento, ma secondo il mio parere, soprattutto nelle lunghe distanze, sentirsi a proprio agio con ciò che si indossa è davvero essenziale. Essendoci già moltissimi fattori che possono compromettere la nostra gara, dover sprecare le proprie energie a causa di una calza messa male, e magari anche di scarsa qualità, per colpa di una maglia che ci crea irritazione, è una cosa che non deve assolutamente succedere. 

Non esistono accessori o vestiari ritenuti giusti. Ogni persona e ogni ultramaratoneta è diverso da un altro. Ognuno ha la propria preferenza ed la propria sensazione di comodità. Quindi, anche in questo caso, il segreto è provare, provare e riprovare, e comprendere quale, per se stessi, sia l’abbigliamento e l’indumento più consono. 

Nel mio caso, in gara ho sempre con me almeno uno scalda collo, che utilizzo in diversi modi: come fascia, guanto, protezione per lo stomaco e ovviamente come scalda collo. Porto con me sempre il sportwatch cardio Polar e il sol pensiero di non averlo con me in allenamento o in gara mi farebbe sentire persa!
È proprio indispensabile, è il mio compagno di corse ;) 

3. I piani di allenamento 

Un errore che percepisco in maniera piuttosto costante quando parlo con le persone che sono alle prime armi nella preparazione dell’ultramaratona, è proprio relativo agli allenamenti: molti credono che accumulare tantissimi chilometri ogni settimana porti solamente benefici e siano in grado di allenare la resistenza. 

Non è vero.
O lo è, ma solo in parte!
Per la mia esperienza personale posso dire che la quantità va sempre affiancata ad allenamenti di qualità. Non basta fare tutte le settimane centinaia di chilometri per ottenere un buon risultato, ma è necessario mantenere sempre buoni livelli di velocità, lavorando sulla qualità, ognuno in base alle proprie capacità. Il rischio di fare solo allenamenti di quantità è quello di incorrere in infortuni e, con il passare del tempo, non riuscire ad ottenere miglioramenti, con il rischio addirittura di regredire. 

Anche in questo caso affidarsi a persone competenti, anche solo per delle linee guida sommarie, per me è molto importante. 

4. L’approccio mentale 

Credo che questo sia l’aspetto principale per affrontare ultramaratone.
Esserci sempre con la testa è un fattore importantissimo, ma purtroppo non sempre facile da realizzare. 

Questo fattore si migliora strada facendo, con l’esperienza, con gli allenamenti e con le gare. In questo approccio, come in altri, si può migliorare pian piano, anche in maniera importante con il tempo e l’allenamento. 

Il risultato è spesso frutto di un approccio mentale corretto o non corretto. 

Questo ovviamente dipende anche da situazioni esterne alla corsa, come per esempio la vita privata, il lavoro, gli impegni extra sport. Tutta la vita quotidiana influenza il nostro stato d’animo e affrontarla con più serenità possibile, aiuterà sicuramente anche la prestazione sportiva.

Arrivare ad una gara con la giusta concentrazione, e con poche interferenze esterne, è sicuramente un punto di forza per l’atleta che affronta l’ultramaratona. 

Personalmente la tranquillità mentale è essenziale per l’ottenimento di un buon risultato.

Photo by Robert Harkness on Unsplash