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la tabella: allenamento o alienazione?

la tabella: allenamento o alienazione?

La nostra vista da sportivi viene scandita dagli allenamenti, alcuni di noi amano la compagnia e si riuniscono in gruppi, altri preferiscono la solitudine per ottimizzare il tempo: poche chiacchiere, dedizione e concentrazione.

Andrea Toso

10 Dicembre 2020

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La nostra vista da sportivi viene scandita dagli allenamenti. Alcuni di noi amano la compagnia e si riuniscono in gruppi più o meno eterogenei, altri preferiscono la solitudine per ottimizzare il tempo, poche chiacchiere, dedizione e concentrazione.

C’è poi chi si barcamena tra gli uni e gli altri, qualche allenamento in gruppo, qualcuno da solo, dipende anche dalla lunghezza magari… un lungo in bici di 3 ore da soli può diventare alienante, oltre che fisicamente pesante, due chiacchiere con il gruppo alleviano sicuramente, ed è anche, aggiungo, una questione di sicurezza, capitasse qualcosa si avrebbe supporto immediato.
Al contrario a piedi ho sempre preferito fare allenamenti quotidiani in gruppo e alienarmi per i lunghi individuali; tanto poi in maratona o mezza il rischio di trovarmi solo con la mia fatica è sempre stato uno spauracchio reale che per fortuna poche ho volte ho affrontato, ma forte delle alienazioni solitarie ne sono uscito. “Muro” o problemini fisici… avete presente?

Lo stesso vale per un allenamento in piscina: quando si è in un corso o in una squadra di agonisti/amatori si può condividere la fatica, godere della scia di quelli più forti, lo stimolo o sprono dell’allenatore, insomma non si ricorre al conteggio delle piastrelle sul fondo come quando ci si trova da soli in corsia.

Allenamento o Alienazione?

Me lo sto chiedendo in questi giorni: sono entrato in tabella a febbraio 2019 per il mio primo 70.3 Cervia, mancavano tanti mesi ma non troppi.
Iscritto 8 mesi prima, mancavano 75 posti alla chiusura, esauriti il giorno seguente, e come corre il tempo nel mancano “solo 7”, al che ho ingaggiato coach Davide Labanti che mi avrebbe portato al D-day giorno per giorno creando una forte base aerobica questi primi mesi, durante i quali parteciperò comunque a sprint e olimpici, a qualche gara di running, per poi esplodere in 90 giorni focalizzati a domenica 20 settembre, poi diventato il 27, poi il nulla…

Me lo sto chiedendo in questi giorni: la tabella toglie libertà?

Quando il mio socio abituale di fatica, un “torello” di 16 anni più giovane che mi ha sempre spinto al limite proponendomi allenamenti ambiziosi per la mia età, mi chiama per uscire a faticare insieme devo proporre i miei programmi di costruzione che spesso sono davvero poca roba per le sue potenzialità, le strade quotidiane si separano temporaneamente, lasciandomi solo in alienazione.

Che poi l’alienazione dovrebbe essere una parte dell’allenamento per una disciplina come il mezzo o full Ironman.
Quando si nuota chiacchiere zero, va da sé. Quando si pedala la scia è (sarebbe…) vietata quindi comunque non c’è modo di parlare. Magari correndo ci si può sfogare, dipende dalla socialità dei compagni di avventura, quindi alienarsi man mano è una parte dell’allenamento.

Più che alienazione è concentrazione, ma continuiamo a giocare…

Esistono sicuramente pro e contro: il non poter fare due chiacchiere ci regala una concentrazione maggiore, distrazioni nulle, ci obbliga a cercare quello stato mentale simile alla meditazione in cui si è lucidi, si controllano ritmo/velocità/battiti/potenza, ma si pensa a tutto in una maniera diversa e migliore, merito di una migliore ossigenazione del cervello, lo stesso che appena mancassero zuccheri ci invierà segnali contrastanti chiamati “Muro” sotto forma di crampi, dissenteria, vomito, dolori sparsi insensati. Non per niente nella progettazione della perfetta gara di endurance bisogna curare alimentazione e integrazione, fame o no, così da allenare anche questi rischi e gesti, aprire una barretta o un gel, bere sali, trovando gusti ottimali e calorie adatte per non lasciare sguarnito il cervello quanto i muscoli di energie.

Tornando all’inevitabile alienazione da tabella, mettiamo pure di avere un compagno di squadra o allenamento che miri alla stessa gara: la soglia di watt pedalando saranno comunque diversi e i lavori daranno risultati diversi in chilometri e velocità media. A piedi avremo bpm diversi a velocità diverse, e in piscina ammesso di avere le stesse ripetute avremo plausibilmente soglie diverse come correndo, per cui salvo il caso di gemelli (come Barbara e Francesca Vassallo maratonete vincitrici di una categoria di ENDUdream 2019) la “solitudine” farà da compagna alle nostre giornate, aggiungendo poi che gli impegni quotidiani di lavoro e famiglia andrebbero a minare il cammino comune con un socio.

Il compito del coach, di sicuro del mio, è ottimizzare le potenzialità del cliente atleta/amatore. Un mattone fondamentale sarà la forza mentale che giorno dopo giorno darà consapevolezza del lavoro mirato ai risultati, a quel giorno lì. In cui non bisogna sbagliare niente, in cui bisogna aver deciso tutto per tempo, dagli occhialini ai calzini per correre.

Poi il mio coach è differente, mi aveva già parlato del vento sul percorso, perché partendo a quell’ora lì se ne troverà parecchio, e bisognerà essere pronto.

Il mondo è stato strano in questo 2020, lo sappiamo tutti.

Saltata Cervia 2020 mi sto ritrovando ancora ad allenarmi per il primo 70.3. Per una incredibile coincidenza sarà nello stesso posto della mia prima mezza maratona: Jesolo, 2 maggio 2021, anche se si chiamerà Venice-Jesolo per fare pubblicità al territorio. Oh per chi abita a Los Angeles Venezia-Jesolo è una distanza nulla, ed il fascino della Serenissima può trascinare la famiglia ad un viaggio con in mezzo un 70.3!

Forse sono un sognatore.

L’obiettivo, la speranza di poter partecipare a una gara, mi hanno tenuto in vita durante il primo lockdown e mi stanno mantenendo focalizzato anche in mancanza di competizioni a breve scadenza.

E voi state riuscendo a mantenere il focus sui vostri obiettivi?

Vi aspetto sui commenti per due chiacchiere sulla gestione degli allenamenti, compagnia o solitudine?