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Da Milano alla Sierra Leone in bici per raccogliere fondi

Da Milano alla Sierra Leone in bici per raccogliere fondi

A poche settimane dalla partenza, abbiamo incontrato Roberto Peia, giornalista, scrittore, socio fondatore di Upcycle, il primo bike cafè d’Italia dove sono passati grandi campioni delle due ruote e i più noti cicloviaggiatori italiani.

Silla Gambardella

03 Settembre 2022

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‘Da pochi giorni sono in pensione e, a 67 anni suonati, sto iniziando un viaggio, in bicicletta e in autosufficienza: partire da Milano e arrivare fino in Sierra Leone. Pedalando, vorrei dare visibilità a chi in Africa lavora per gli altri’.
Si presenta così, sulla homepage del suo sito, Roberto Peia, da sempre appassionato di ciclismo. Ha alle spalle molte edizioni della Maratona delle Dolomiti, dell’Eroica, di tante granfondo, alleycat e di altrettante vacanze in bici in giro per l’Italia e l’Europa.


Ma Roberto è anche imprenditore: ha fondato UBM – Urban Bike Messengers, la prima compagnia di corrieri in bicicletta.
Ora che è in pensione, ha pensato di occupare il tempo dedicandosi al suo sport preferito e ha ideato un viaggio che lo porterà da San Donato Milanese, la sua città di residenza, fino a Gibilterra. E poi da lì, una volta attraversato lo stretto in nave e giunto in Marocco, ancora giù a pedalare verso sud, lungo la costa dell’Africa Occidentale, attraversando Marocco, Mauritania, Senegal (dove si fermerà per qualche tempo a Dakar), Guinea e Sierra Leone. La partenza è fissata per il prossimo 17 settembre e l’arrivo è previsto per la fine di dicembre, dopo aver messo alle spalle oltre 6500 km.
Già che c’era, Roberto ha deciso di spendere la sua fatica per fare del bene: raccoglierà i fondi e darà visibilità a tre associazioni di volontariato che lavorano in Africa.

Roberto, sei pronto?
Sono pronto. La bici è rodata e testata, le gambe stanno bene. Non vedo l’ora di iniziare a pedalare. L’unico mio timore è la gestione delle tecnologie. Tra gps, tracce, social, blog… Da buon baby boomer sono un po’ allergico a device e app. Ma cercherò di acquisire dimestichezza strada facendo.

Com’è nata l’idea di questa avventura?
La passione per la bici l’ho sempre avuta e i viaggi vacanza a pedali in Europa li ho sempre fatti, anche con mia moglie. Ora che sono in pensione, ho pensato a qualcosa di più grande. Da Upcycle sono passati tutti i grandi cicloviaggiatori: da Dino Lanzaretti a Claude Marthaler, da Willy Mulonia a Filippo Graglia e Ausilia Vistarini… e tanti, tanti altri. Ciascuno di loro, con la sua storia e le sue avventure, mi ha ispirato e alla fine mi ha fatto venire la voglia di mettermi in gioco. Volevo un viaggio che non fosse una vacanza. E volevo anche che il mio sudare sui pedali tornasse utile a qualcun altro. Così ho trovato tre associazioni da aiutare. Ciascuna di loro opera in Africa, mèta del mio viaggio, e ha a che fare con un aspetto che mi sta a cuore.

Vogliamo citarle?
La prima è CUAMM – Medici con l’Africa, che dal 1950 opera sul continente dove ha creato ospedali, centri salute e dispensari; ha formato medici, infermieri, tecnici e inviato più di 2000 medici e operatori (tra cui anche mio figlio, pediatra, che raggiunsi in Tanzania anni fa e che mi diede modo di constatare la serietà con cui lavora questa associazione). Solo in Sierra Leone, Cuamm ha fondato 5 ospedali. La meta del mio viaggio è Freetown, la capitale, e da lì, dopo una breve sosta rigenerante, percorrerò altri 800 km in giro per il Paese per andare a visitare tutti i cinque ospedali e raccontare la vita dei medici. La seconda associazione è Senegol  che si adopera per migliorare le condizioni di vita dell’infanzia in Italia e in Senegal, riconoscendo allo sport un ruolo importante per il benessere psicofisico di bambini e adolescenti. Senegol è nata a Milano da un’idea di Tommaso Goisis, amico e cicloviaggiatore. Incontrerò Tommaso una volta arrivato a Casablanca e da lì proseguiremo insieme pedalando fino a Dakar. La terza associazione è World Biclycle Relief la ONG che dona biciclette (le famose “Buffalo”, ideate dal fondatore di Sram, F.K. Day) a infermiere, maestre e a chi ne ha bisogno.

Cosa ti aspetti lungo la strada? Conosci abbastanza l’Africa?
Quando andai a trovare anni fa mio figlio in Tanzania, noleggiai una bici scassata e feci un giro della regione. Le strade sono quelle che sono, e gli automobilisti guidano… a cuor leggero. Dovrò stare molto attento ed essere sempre prudente. Per la prima volta nella mia vita, ho fatto montare uno specchietto retrovisore sul manubrio della mia bici. Il tratto europeo sarà tutto su strada e anche in Africa la maggior parte del tracciato sarà su asfalto. Soltanto l’ultima parte di Senegal, tutta la Guinea e la Sierra Leone le attraverserò seguendo piste sterrate. Per quanto riguarda le condizioni meteo, invece, la decisione di partire a settembre è stata dettata dalla volontà di evitare la stagione delle piogge. Filippo Graglia, che ha percorso tutta l’Africa in bici, ci aveva raccontato del suo viaggio e ci aveva mostrato foto della sua bici infangata attraverso piste completamente trasformate in pozze d’acqua. In quelle condizioni, anche i camion e le macchine rischiano di rimanere intrappolati.

A proposito di bici, viaggerai su una Cinelli Hobootleg Interrail.
È una bici da viaggio con telaio in acciaio, robusta, con un comodo manubrio che mi permetterà prese e posizioni diverse per cambiare le posture e soprattutto mi permetterà di stare dritto e vedere bene tutti i posti che attraverserò (e la mia vecchia schiena ringrazier). Una bici poco appariscente, ma concreta e adatta sia all’asfalto che allo sterrato (con gli ottimi copertoni della Pirelli 700×40). Ho effettuato poche modifiche rispetto a come è uscita dalla fabbrica: ho sostituito i freni a disco idraulici con quelli meccanici, perché qualora succedesse qualcosa saprei dove mettere le mani. Ho poi montato una comoda sella Brooks in pelle.

Borse pannier o bikepacking?
Ho scelto un assetto ibrido: bikepacking al posteriore (saddle bag e frame bag) e borse pannier laterali all’anteriore, montate su un portapacchi BAC.

Dove dormirai?
Porterò con me la tenda e il sacco a pelo. In Europa sfrutterò i campeggi. In Africa, invece, in mancanza di strutture, spero nell’ospitalità locale e, alla peggio, dormirò nella natura.

Com’è il tuo stato d’animo?
Vivo l’emozione dell’attesa a fior di pelle. Da una parte non vedo l’ora di partire, mi immagino già in viaggio, e sono curioso di tutto quello che incontrerò e vivrò. Dall’altra, mi capita anche di avere qualche pensiero dubbioso. Alla mia età c’è sempre l’incognita sulle condizioni fisiche: ‘E se mi tornano i calcoli renali… e se mi farà male il sedere… e se…’, le pensi un po’ tutte. Ma so che basterà agganciare le tacchette e compiere il primo giro di pedali per smaterializzare ogni tensione e vivere l’atmosfera magica del viaggio.

Sul sito di Roberto ci sono tutte le info per seguire la sua avventura e, per chi lo volesse, per contribuire con una donazione a sostenere le tre associazioni da lui supportate.

 

Silla Gambardella, autore del Manuale completo per viaggiare in bici