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Piastra in carbonio, moda o efficienza?

Piastra in carbonio, moda o efficienza?

Ho testato diversi modelli di scarpe con e senza piastra in carbonio, tiro le somme con un test su allenamenti uguali, scarpe e materiali differenti

Andrea Toso

11 Febbraio 2021

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Ogni azienda di scarpe da running mondiale sta evolvendo i proprio prodotti inserendo una piastra in carbonio.

Ti sei mai chiesto che guadagno si possa ottenere con una piastra in carbonio?

Io da sempre ho un’attenzione maniacale per le dinamiche di corsa: guardare i dati che emergono dalla combinazione fascia + sportwatch mi permette di vedere la corsa come Neo la realtà virtuale di Matrix, sia per le mie performance, sia di conoscenti ed amici con cui sono in contatto.

Per valutare quanto, e che eventuale, guadagno si possa ottenere da una piastra in carbonio bisogna intanto definire quali siano i parametri da osservare.
Sicuramente il dato principale da osservare è la media della lunghezza del passo (metri), un altro il tempo di appoggio (millisecondi), l’oscillazione verticale (cm), sempre e comunque il passo medio (min/km) in un intorno di tempo, e la frequenza passi per minuto.

Nell’analisi che andrò a proporti su che guadagno di possa ottenere dall’utilizzo di una scarpa con piastra in carbonio (spoilero, non solo carbonio) mi sono riferito a due tracce di allenamento, a percorsi identici, riproposte nell’arco di una settimana: lo stato di forma più o meno identico e condizioni atmosferiche simili.
Le scarpe che ho confrontato sono state 3. Per smarcarmi da ogni possibile malafede di marchetta, sono tutte scarpe che ho acquistato personalmente, non ricevute in test: una scarpa “old style” comunque performante, la Nike Pegasus Turbo 2, una con piastra in carbonio la Nike Zoom Fly 3, e una con piastra in Nylon, la Nike Air Zoom Tempo con allacciatura Flyease, acquistata per valutare se l’allacciatura veloce potesse essere n valore aggiunto in zona cambio per il triathlon.
Da ex giocatore di basket sono rimasto quasi sempre fedele per le mie gare ed allenamenti, apprezzando comunque altri brand e testandone diversi.

piastra in carbonio

Gli allenamenti che ho preso in analisi sono due come ti dicevo, basati non sul ritmo di corsa ma sul battito cardiaco, assegnati dal mio coach Davide Labanti:

il primo 45’ in Z1 più 15’ in Z3

il secondo 20’ Z1, 9’ di Z2 recupero 1’, 7’ in Z3 recupero 1’, 5’ in Z4

(con un recupero che diventa ovviamente ininfluente per il test, ma ti posso garantire che è salvezza in questo progressivo.)

Il primo confronto te lo propongo sul primo allenamento tra la Nike Pegasus Turbo 2 e la Nike Air Zoom Tempo Flyease. Prima di andare a vedere i valori complessivi vediamo quelli parziali perché la costruzione diversissima da risposte diversissime.
Pegasus Turbo 2 solo una suola in ZoomX, molte reattiva che fa sentire il contatto con l’asfalto.
Air Zoom Tempo ha una suola composita con due pod zoom, avampiede con Zoom X tallone con React, ma soprattutto una piastra in nylon, percezione dell’asfalto proprio nulla.
Differenze in Z1:

Z1 Passi minuto Tempo contatto suolo (ms) Lunghezza passo (m) Oscillazione verticale (cm) Passo (minuti/km) Km in 45′
Pegasus turbo 2 186 232 1,02 8,3 5’14” 8,61 km
Air zoom tempo 187 235 1,05 7,9 5’05” 8,84 km

Quindi nonostante una parabola migliore donata dalla Nike Air Zoom Tempo, più lunga e meno pronunciata, il tempo di contatto al suolo (nella mia dinamica di corsa con appoggio su mesopiede) risente forse della deformazione dei pod zoom, rendendo l’appoggio un attimo più pesante.

 

Z3

Passi minuto Tempo contatto suolo (ms) Lunghezza passo (m) Oscillazione verticale (cm) Passo (minuti/km)

Km in 15’

Pegasus turbo 2

195 216 1,19 8,0 4’17”

 3,48

Air zoom tempo

197 217 1,26 7,7 4’01”

 3,72

Correndo al medio per 15’ si evidenzia come l’intersuola in nylon ed i pod abbiano un valore aggiunto: 16” in meno al km e 240 m di vantaggio in 15’, in un’ora di corsa a pari condizioni si potrebbe guadagnare quasi 1 km.
Esaspero, ritarando la differenza su una mezza maratona: ammesso possa mantenere la performance sulla distanza, 1h24’45” per la Air Zoom Tempo contro 1h30’22” per la Pegasus Turbo 2, mica poco!

piastra in carbonio

Il vantaggio però potrebbe essere usato sulla performance di resistenza, ossia correndo comunque a 4’17” con la Nike Air Tempo Next, con bpm medi ben minori, risparmiando energie e PRO-lungandone la durata.

Procedo col raccontarti del mio test comparativo, mettendo a confronto due scarpe più simili come fascia performance con costruzione molto differenti: Nike Air Zoom Tempo e Nike Zoom Fly 3, piastra in nylon e pod air zoom contro piastra in carbonio, intersuola di ammortizzazione in ZoomX per la prima, React la seconda.

Questo secondo test è svolto sul progressivo con 1’ di recupero da Z2 a Z4, con riscaldamento in di 20’ in Z1, a distanza di una settimana, domenica su domenica: prima le Zoom Fly 3 e poi le Air Zoom Tempo, invertendo l’ordine del precedente, giusto per bilanciare eventuali differenze di forma.

Qui c’è una battaglia tra piastra in carbonio vs piastra in nylon con pod zoom!

Z2 9’

Passi minuto Tempo contatto suolo (ms) Lunghezza passo (m) Oscillazione verticale (cm) Passo (minuti/km) Km in 9’’

Air zoom tempo

191

228 1,19 8,3 4’25”

2.04

Zoom Fly 3 191 227 1,12 8,1 4’41”

 1,92

 

Z3 7’

Passi minuto Tempo contatto suolo (ms) Lunghezza passo (m) Oscillazione verticale (cm) Passo (minuti/km) Km in 7’

Air zoom tempo

195 223 1,24 8,3 4’04”

1,72

Zoom Fly 3 193 222 1,21 8,1 4’15”

 1,65

 

Z4 5’

Passi minuto Tempo contatto suolo (ms) Lunghezza passo (m) Oscillazione verticale (cm) Passo (minuti/km) Km in 5’

Air zoom tempo

196 221 1,32 8,2 3’52”

 1,29

Zoom Fly 3 198 214 1,29 7,7 3’52”

1,29

Emerge in maniera importante come la Nike Air Zoom Tempo abbia un vantaggio di propulsione comparato alla “vecchia” sorella Zoom Fly 3 soprattutto sui ritmi medi, Z2 “corsa facile” e Z3 “aerobico”, mentre in Z4, corsa di soglia, il risultato sia identico in cronometro e distanza, leggermente più corto il passo ma tempo di contatto al suolo e frequenza passi minuto compensino, matchando il risultato su due decimali. In Z4 forse valgono più i muscoli che la scarpa.

piastra in carbonio

Dati alla mano, l’utilizzo della piastra in carbonio ha sicuramente un vantaggio su una tradizionale, ma segnalo anche che la somma piastra in nylon e zoom restituisca un vantaggio specialmente nei ritmi medi, prima ancora che nei picchi, più del carbonio.

Prima dell’acquisto delle scarpe tantissimo farà la qualità di corsa e di allenamento, l’attrezzo non farà certo un miracolo sulla resa. Soprattutto, le scarpe con piastra in carbonio, come anche in nylon e pod, sono da usare con parsimonia, per godere nei lavori di qualità ed in gara del valore aggiunto di cui ho scritto.

Durante la gara di coppa del mondo di triathlon ad Arzachena e nelle interviste dei giorni prima ho parlato con gli atleti sull’importante margine che garantiscono queste scarpe con piastra in carbonio, vedendo per altro in zona cambio una sfilata di modelli incredibile.
La risposta generale è stata che per loro atleti veri non cambia la resa in velocità: le ripetute le fanno sia con le scarpe gara che con quelle da allenamento senza, ma sfruttano il gain nella terza frazione potendo correre a livelli altissimi nonostante si siano sfruttati già molto nella frazione bici, e a Cannigione posso garantire che la pendenza della salita al 17% fatta per 3 volte non si è fatta sentire sul podio maschile, che ha corso i 5 km sotto i 3’.

Se sei appassionato di triathlon o anche solo di corsa, ti lascio il video in cui al minuto 56′, Luis viene attaccato ulteriormente da Blummenfelt, ma rilancia…