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Paratriathlon: condividere un sogno

Paratriathlon: condividere un sogno

Dario Chitti racconta la sua esperienza a Yokohama, prima tappa di World Paratriathlon Series utile per qualificarsi ai Giochi Olimpici.

Dario Chitti

09 Giugno 2021

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I Giochi Olimpici si avvicinano e con loro anche le paralimpiadi.

Il movimento degli sport paralimpici è sempre più popolare e il paratriathlon conquista di diritto un posto alle paralimpiadi di Tokyo 2021.

Quest’anno l’Italia schiera diversi atleti, io ho avuto l’onore di accompagnare Federico Sicura. Io e Federico abbiamo quindi gareggiato a Yokohama, al primo evento mondiale post pandemia. Una competizione valida come prima tappa di world paratriathlon series utile per qualificarsi ai giochi olimpici. La gara di paratriathlon è articolata su distanza sprint, 750metri di nuoto, 20km in bici e 5km di corsa ma è suddivisa in diverse partenze che comprendono le varie categorie di handicap per il quale l’atleta compete.

Federico Sicura è un atleta ipovedente in categoria PTVI b2, che gareggia stabilmente nel circuito mondiale vestendo i colori azzurri. Durante la sua carriera da triatleta ha avuto diverse guide di rilievo come Ivan Risti e Daniel Hofer, che hanno contribuito ad alzar notevolmente il suo livello; ora è ad un passo dalla qualificazione.

 

paratriathlon

 

Le difficoltà a gareggiare ed allenarsi in questo periodo sono molteplici e nel paratriathlon si moltiplicano ma l’attenta e precisa organizzazione giapponese ha permesso di affrontare la gara coinvolgendo in sicurezza un gran numero di atleti.

L’avvicinamento è stato lungo, lavoro con Federico da diversi mesi accompagnandolo nei sui allenamenti in piscina, in bici (tandem) e di corsa.

Siamo arrivati in Giappone, alla delegazione italiana, con 5 giorni di anticipo, come da protocollo e ovviamente abbiamo dovuto sottoporci a diversi test covid per poter gareggiare in sicurezza. Il disagio più grande è stato l’isolamento, siamo dovuti stare all’interno dell’hotel per diversi giorni e potevamo quindi allenarci solamente indoor, su rulli in bici e piscina e palestra per nuotare e correre, avevamo solo due ritagli di tempo durante la giornata per poter fare attività. La nostra routine pre-gara è stata completamente stravolta. Un’altra grande difficoltà è stato il fatto di non poter provare i percorsi e per Federico, che ha necessita di ambientarsi e memorizzare il percorso, è stato un grosso ostacolo.

 

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La gara è partita sabato all’alba, con ottime condizioni meteo. La frazione di nuoto si sviluppava nel porto di Yokohama, l’acqua era calma ma la temperatura obbligava ad usare la muta, il percorso in bici era tecnico, presentava diverse curve molto complesse da affrontare con il tandem, abbiamo chiuso con una bellissima frazione di corsa all’interno di un parco giapponese immerso nel verde e nei fiori. Siamo arrivati ottavi, registrando i nostri migliori parziali nelle 3 frazioni, nonostante il poco orientamento e l’esordio internazionale dopo più di un anno lontano dalle gare.

La grande differenza che abbiamo avuto in questa gara, rispetto alle altre, sono stati i gap di visibilità che dividono la categoria in due, la categoria di Federico, ipovedenti, e i B1 ovvero atleti completamente ciechi che gareggiano con occhialini oscurati e partono con 3’21” di vantaggio rendendo la gara ad inseguimento molto dura.

In quest’ultimo anno il livello si è alzato notevolmente, gli atleti si sono allenati migliorando e memorizzando ogni fase mentre le guide schierate al loro fianco sono spesso dei professionisti e questo aumenta il valore e il livello della gara. Con lo stesso tempo di quest’anno, nel 2019 avremmo vinto la gara. Oggi, invece, ci troviamo “solo” all’ottavo posto inseguendo di qualche punto il pass paralimpico. Abbiamo ancora a disposizione due prove mondiali per tentare di qualificarci, in questa tipologia di gare la classifica si può ribaltare da un momento all’altro.

Sono sempre di più le persone coinvolte e gli sponsor devono arrivare a supportare questo meraviglioso mondo fatto di persone straordinarie che sfidano il loro limiti e li superano ad ogni bracciata, pedalata e battito cardiaco. Ho trovato nei paraolimpici una forza straordinaria che spesso manca tra le persone comuni, una motivazione eccezionale frutto di sogni e speranze che motivano questi atleti.

“Alle olimpiadi si creano eroi, alle paralimpidadi arrivano gli eroi”

Credo fortemente in questa frase e in questo momento che è stato capace di farmi emozionare ed innamorare ancora di più del triathlon e delle persone che lo praticano.

 

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Il movimento deve continuare a crescere, penso che debba esserci più informazione su questo mondo, molti non si immaginano neanche di poter affrontare tre discipline nonostante una disabilità e tanti atleti non si immaginano di poter essere d’aiuto e provare un’esperienza cosi formativa e coinvolgente. Il mondo “para” deve viaggiare di pari passo alla nazionale elite con le stesse opportunità e con uno staff sempre più numeroso e preparato. Investendo sul movimento si posso coinvolgere sempre più atleti, alzando il livello.

Gli atleti Paralimpici sono i supereroi della realtà, le loro battaglie sono anche nostre. Ogni loro successo, indipendentemente dalla nazione a cui appartengono, ci regala forti emozioni.