Preparazione » Allenamento » Preparazione » Nuotare in tonnara: 3 consigli per le acque libere
Nuotare in tonnara: 3 consigli per le acque libere

Nuotare in tonnara: 3 consigli per le acque libere

Manca poco: presto torneremo a nuotare in acque libere, prima o poi anche a nuotare in tonnara. Ecco 3 esercizi per riabituarsi progressivamente

Andrea Toso

12 Aprile 2021

0

Nuotare in tonnara, quello strano bacino in cui ci si ritrova nei primi 100 metri di una gara di triathlon, è un’esperienza che difficilmente ci entusiasma: forse è più giusto dire che ci si deve solo abituare.

Il mondo delle gare si sta cautamente muovendo: i primi duathlon si sono già svolti e la programmazione delle gare di triathlon prosegue, grazie alla dedizione degli organizzatori ed il supporto della nuova Federazione appena insediata.
Per tornare a gareggiare “normalmente” con partenze di gruppo e per ritrovarsi a nuotare in tonnara servirà sicuramente ancora qualche mese.
Ripartiremo intanto con gare senza scia e rolling start, ma intanto il mondo del triathlon riemerge, guardiamo il bicchiere mezzo pieno!

Augurandoci che molti di noi abbiano avuto la fortuna di proseguire gli allenamenti in piscina, andiamo a dare 3 consigli per il nuoto in acque libere, tra cui uno specifico per nuotare in tonnara.

  1. Alleniamoci a nuotare con gli occhi chiusi:
    Il passaggio dalla vasca alle acque libere ci porta ad un radicale cambio di visuale. Le piastrelle azzurre diventano acqua schiumosa, buia, e sparisce la certezza della riga nera a centro corsia.
    Chiudere gli occhi in corsia per simulare questa cecità intermittente ci aiuterà non solo ad abituare la mente al cambio di visuale, ma anche a capire se la nostra nuotata tenga la direzione o ci porti alla deriva. Un errore di traiettoria di pochi cm sulla vasca da 25 m ci può far allungare la rotta per ogni boa, sprecando energia e secondi.
    Se avessimo problemi di deriva la causa potrebbe essere collegata a difetti di bracciata e/o di gambata. Per controllare quale sia il problema possiamo inserire il pull buoy nella nuotata ad occhi chiusi: se il problema persiste c’è un problema nella bracciata. Le braccia incrociano la linea mediana immaginaria?
    Se il problema si risolvesse potrebbe essere sulla gambata. Quando respiriamo le gambe vanno in forbice?
    Due possibili cause che ci porteranno a deviare dalla direzione ottimale.
    Chiederemo a Martina Benetton, redattrice della rubrica sul nuoto, fortissima quanto in vasca che acque libere, di consigliarci esercizi mirati per assestare questi errori.
  2. Inseriamo la nuotata con la testa alta:
    Iniziamo ad inserire momenti di nuoto con la testa alta per iniziare a prendere confidenza con l’avvistamento delle boe o di punti di riferimento che ci possano ottimizzare la traiettoria. Gli esercizi per la pallanuoto, la nuotata da Tarzan, sono ottimi: per iniziare ex novo, già una distanza di 100 metri nel totale dell’allenamento sono un buon impegno.
    In acque libere sarà necessario alzare spesso la testa per controllare la direzione, in regime di rolling start forse anche più spesso di quando ci troviamo a nuotare in tonnara, che comunque ci rende una direzione, questa postura richiederà uno sforzo fisico aggiuntivo: quando alziamo la testa per mirare la boa i fianchi affondano, la nuotata con la testa alta richiede sforzo maggiore ai trapezi. Un buon esercizio può diventare inserire qualche bracciata per ogni vasca, vuoi da 25 che da 50 metri, magari nel ritmo gara. L’esercizio richiede la testa ferma, senza ruotarla a ritmo bracciata, aumentando il ritmo gambata per non patire eccessivamente l’affondamento dei fianchi.
    Vantaggio collaterale di questo esercizio ci permette di vedere come/dove la mano entri in acqua durante la bracciata.
    Quindi durante gli esercizi a testa alta miriamo diversi oggetti da tenere come obiettivo a bordo vasca: dal blocco, ad una borraccia nella corsia accanto, un bagnino, o anche l’orologio contavasche. Un riferimento da cercare ogni qual volta alzeremo la testa, da fissare e variare ad ogni ripetizione.
    nuotare in tonnara
  3. Per tornare a nuotare in tonnara cerchiamo il contatto fisico:
    L’idea di tornare a nuotare in tonnara è devastante: sappiamo che dopo una ventina di metri saremo già immersi tra altri partecipanti che, come noi, staranno cercando la posizione ed il ritmo ideale da tenere. Una buona scia può aiutare a faticare meno, ma un centinaio di atleti che cercano la posizione finiranno per urtarsi, anche senza cattiveria agonistica magari, ma con la stessa conseguenza del trovarsi a nuotare in tonnara, con rallentamenti e assembramenti alle boe.
    Iniziare in vasca ad abituarsi al contatto, quando la corsia lo consenta, ci aiuterà a metterci a nostro “agio” quando ci troveremo a nuotare in tonnara: coinvolgiamo ad un paio di compagni di allenamento di nuotare gomito a gomito, di non risparmiarsi dal toccare i piedi. Quando ci toccano i piedi tendiamo spesso ad aumentare ritmo e intensità della gambata, sperando di accelerare e allontanare i “molestatori”, ma la qualità di nuotata in genere subisce una diminuzione, e non ci aiuterà a nuotare in tonnara.

Se la stagione in arrivo fosse la nostra prima, abbiamo già stilato i 20 consigli pratici per l’esordio nel triathlon, magari torna utile anche come to do list pre gara.

Nella speranza di tornare presto a nuotare in tonnara, alleniamoci intanto nei primi due punti, trasformando le vasche invernali in qualità per le acque libere.

Se poi nuotando in rolling start, 2 persone ogni 20” come accadrà al triathlon sprint città di Lignano del 24 aprile, trovassimo un compagno di partenza che ci facesse sentire la sensazione di tornare a nuotare in tonnara, beh, sarà davvero doloso!