Lifestyle » Lifestyle » Wellness » Come si fa Yoga? 5 posizioni per iniziare
Come si fa Yoga? 5 posizioni per iniziare

Come si fa Yoga? 5 posizioni per iniziare

Yoga si fa con il corpo e con la mente. Non serve nulla per praticare, neppure l’elasticità. Lo yoga è per tutti!

Mikol Garulli

05 Luglio 2021

1

Spesso la gente confonde lo yoga con pratiche spirituali e meditative. La cosa più importante da definire è che lo yoga non è una religione.

Yoga significa unione e da questo concetto di base che si apre la filosofia più profonda di questo metodo che ci dona di pratica in pratica benessere psicofisico.

Non serve nulla per praticare, neppure l’elasticità! (quante volte mi sono sentita dire: non vengo alla pratica di yoga perché non sono abbastanza elastica/o.. ecc). Ricordiamo che lo yoga è per tutti, possono praticare questa filosofia anche le persone con la più ridotta capacità motoria. Lo yoga ci insegna ad essere elastici con il corpo e con la mente.

Attraverso le otto tappe evolutive dell’Ashtanga Yoga (traduzione; gli 8 rami dello yoga) l’uomo viene gradualmente accompagnato dagli stadi più “grossolani” agli stadi più “sottili” sino al raggiungimento di quella che viene definita ”l’illuminazione” ovvero la comprensione totale dell’universo.

Come possiamo ben capire già da questi primi accenni di filosofia, non si parla solo di esercizi e posizioni, ma di un vero e proprio viaggio che si affronta a livello psicofisico, tanto è vero che le asana (cioè le posizioni) sono alla terza tappa del nostro percorso dopo le fondamentali regole di comportamento raggruppate nelle voci di Yama e Niyama. La particolarità delle asana invece è quella di mettere gli adepti in grado di provare qualsiasi tipo di forma inusuale del corpo, passando dagli opposti (per esempio chiusure e aperture) a posizioni di torsioni e inversione che possono, a volte essere considerate irraggiungibili. Qui entrano in gioco la presa in considerazione dei propri limiti, la concentrazione e il respiro. Queste qualità non possono essere scinte tra loro nella pratica.

Possiamo già renderci conto con quale profondità va affrontata la pratica yogica, ma ricordiamo che possiamo praticare yoga anche fuori dal tappetino. 

Il vostro insegnante dovrebbe insistere sull’osservazione e sull’ascolto di voi stessi, portandovi alla piena percezione del corpo, dei vostri disagi e delle vostre possibilità o limiti. Deve rispettare le vostre esigenze personali e lui per primo deve essere mentalmente flessibile. 

Lo yoga ci “invade” il corpo e la mente e quindi dobbiamo essere pronti ad ascoltare e portare con noi questi insegnamenti anche nella vita di tutti i giorni. 

Molti dei miei allievi al primo incontro sul tappetino, mi chiedono come si fa yoga, rispondo: niente aspettative!

Chiedo loro di sedersi comodamente e di “semplicemente” iniziare a respirare.. ecco, stanno già facendo yoga! Stanno così, mettendo in connessione il corpo con il respiro e di conseguenza tenendo la concentrazione sul ritmo di questo, coinvolgono anche la mente; ecco la definizione perfetta di yoga.

Sia le posizioni yoga che gli esercizi di respiro devono terminare per il neofita quando inizia lo sforzo, la fatica. Nel mantenimento prolungato delle asana, il momento di lasciarle si avverte quando la respirazione inizia a modificare il suo ritmo impedendo l’usale calma e regolarità.

 

 

Le 5 migliori Asana (posizioni) per iniziare il tuo percorso di Yoga.

Dopo avervi raccontato che cos’è lo yoga, vi consiglio 5 posizioni per iniziare la vostra pratica.

Partiamo dal concetto di Asana, che significa posizione, ma anche postura e di sicuro il nostro corpo ha bisogno di tempo per immergersi in essa, non solo fisicamente ma assaporandone ogni attivazione , ogni beneficio, ogni segnale positivo e negativo esso sia. Non possiamo pensare di iniziare il nostro percorso con pratiche impegnative, intense, lunghe e contorsionistiche. Il nostro corpo non “gradirebbe” ma soprattutto non capirebbe e la nostra testa cederebbe sotto il peso di queste difficoltà o di queste spiacevoli sensazioni che potrebbero invadere il nostro corpo come la fatica, l’affanno o addirittura il blocco del respiro (apnea nel movimento) e di conseguenza rigidità e tensione muscolare. Si ecco cosa potrebbe accadere se non ci affidiamo a una figura che faccia a noi da guida o magari, se siete abbastanza sicuri dell’iniziale percezione del vostro corpo, dall’approccio di asana semplici in solitaria.

Sono qui per darvi qualche consiglio nel caso appunto vogliate fare da soli un piccolo passo per iniziare.

Tra le asana che dovremmo sicuramente includere nella nostra pratica troviamo:

 

Tadasana – la Posizione della Montagna.

In posizione eretta, piedi uniti, gambe tese, busto dritto con le braccia leggermente divaricate, mani tese.

Portare l’attenzione sulla colonna vertebrale e immaginando di visualizzarla, raddrizzarla il più possibile con l’aiuto del respiro.

Questa asana rappresenta la forza, la stabilità e anche il cammino degli adepti che mirano a raggiungere la vetta. Restate immobili in questa posizione per qualche minuto ascoltando il respiro che gradualmente entra ed esce dalle vostre narici. Sentitene la potenza. Con questa asana aumentiamo stabilità, concentrazione e controllo.

 

 

 

Uttanasana – la Posizione dell’allungamento potente.

In posizione eretta con i piedi uniti, inspirate ed espirando flettere il busto in avanti allungando e distendendo la colonna, portare le mani ai lati dei piedi ben radicate a terra (se non riuscite flettete leggermente le ginocchia e se la distanza con il tappetino è tanta, posizionare due libri sotto le mani come rialzo) a fine corsa rilassare il capo e il tratto cervicale. Mantenere il respiro calmo e regolare, indirizzare leggermente il peso del corpo verso le punte dei piedi, senza sollevare i talloni. Fate una decina di respiri in questa postura che rafforza il corpo distende la muscolatura posteriore e tonifica gli organi interni e la muscolatura addominale.

 

 

Adho Mukkha Svanasana – la Posizione del Cane a testa in giù.

Partite dalla posizione quadrupedica, con mani sotto le spalle e ginocchia unite appoggiate sotto il bacino, piedi uniti con dita appoggiate pronte alla spinta per sollevare gli ischi (ossa del pube) verso l’alto. Espirando distendete bene le braccia, i talloni spingono verso terra (anche se non appoggino) e le ginocchia sono leggermente flesse per prediligere l’allungamento della colonna vertebrale. Il mento è abbassato verso lo sterno per distendere il tratto cervicale. Importante cercare di chiudere i gomiti all’interno con le braccia belle distese per posizionare bene e stimolare la muscolatura infrascapolare. Respirate. Svuotate l’addome ad ogni respiro. Questa asana  rende flessibili le caviglie e più forti i vostri polsi e le spalle. Utilissima nelle colonne soggette ad atteggiamenti scogliotici.

 

 

Paschimottanasana – la Posizione della Pinza.

Partendo da seduti a terra, gambe distese in avanti, unite e con il busto ben eretto inspirate ed espirando allungatevi in avanti portare l’attenzione alla colonna vertebrale, se possibile afferrate con indice e medio i vostri alluci facendo presa cercate però di non arricciare i vostri piedi, mantenendoli ben aperti e a martello. Respirate nella posizione sentendo questo allungamento in avanti partire dal vostro bacino, dalla vostra zona lombare senza schiacciarvi ricercate un avanzamento verso le punte dei piedi. In questa Asana le gambe sono belle distese e sentiamo un buon allungamento di tutta la catena muscolare posteriore che è spesso rigida e sollecitata in tutta la giornata. Rinforziamo e tonifichiamo l’addome.

 

 

 

Sthambasana – la Posizione del Pilastro.

Supini con le gambe distese e le braccia lungo i fianchi inspirate ed espirando portate le braccia e le gambe verso l’alto con i piedi a martello. Tutta la schiena dovrà rimanere appoggiata al vostro tappetino e la postura verrà aiutata, nel suo mantenimento, da una buona respirazione che attiverà profondamente la muscolatura profonda dell’addome. Rimanete più respiri, ma non forzate e poi rilassate portando le ginocchia al petto.

Concludete la sequenza di asana con Shavasana la posizione del cadavere, immobili distesi supini sul tappetino con gambe e bracci a abbandonati, palmi delle mani rivolti verso l’alto e gli occhi chiusi. Rigeneratevi in qualche respiro.

Per scelta non vi guiderò attraverso torsioni e flessioni della colonna tramite un testo. Vi invito di affidarvi a una buona guida per lavorare più intensamente aggiungendo nuove asana alla vostra pratica.

 

 

 

Namastè