Friuli Venezia Giulia su due ruote: pedalare immersi nella cultura e nell’enogastronomia delle Prealpi
Il Friuli Venezia Giulia non è mai stato così bike-friendly: la regione, tra le meno battute in Italia, è attraversata da una rete di cinque ciclovie che si snodano tra vigneti, antichi borghi, cantine d’eccezione, città d’arte e i paesaggi delle Prealpi. La prima è la pluripremiata FVG 1, la ciclovia dell’Alpe Adria che unisce Salisburgo (Austria) a Grado, in Italia, attraversando l’intero Friuli Venezia Giulia e riqualificando in parte i sedimi di ferrovie dismesse. Ci sono poi la ciclovia costiera che collega Venezia a Trieste (FVG2), la Pedemontana (FVG3), la ciclovia del Tagliamento (FVG6) e la ciclovia della Carnia (FVG8).
I percorsi sono ben segnati e collegati con il trasporto pubblico in maniera intermodale: i tracciati ciclistici si integrano alla perfezione con le ferrovie e con i trasporti marittimi per via marittima e fluviale.

In Friuli Venezia Giulia, si pedala attraversando un territorio di confine, che è ancora Italia ma ha già il sapore dell’Est, dove le culture si mescolano e le differenze diventano un’occasione di arricchimento. Le ciclovie sono disseminate di siti UNESCO, musei e monasteri a tal punto che vi sarà difficile non scendere dalla bici per visitarne alcuni, o per lasciarvi tentare dagli ottimi vini e dalla gastronomia della regione. Se dovesse venirvi la voglia di praticare anche un altro sport, sul territorio non c’è che l’imbarazzo della scelta: canoa, kayak, windsurf e altri sport acquatici nei fiumi e in mare, parapendio e deltaplano, falesie e palestre di arrampicata, parchi avventura e percorsi di trekking sulle Dolomiti Friulane.

Ciclovia pedemontana FVG3: un itinerario ciclistico e culturale
La Pedemontana attraversa il Friuli Venezia Giulia tracciando un arco ideale ai piedi delle Alpi: è un percorso di circa 180 chilometri con dislivello e pendenze mai eccessivi, che si snoda tra strade secondarie e poco trafficate, piste ciclabili e facili sterrati. Il punto di partenza è fissato a Sacile, quello di arrivo a Gorizia-Nova Gorica, capitali europee della cultura nel 2025, in mezzo c’è tutto un mondo di paesaggi, storia, natura, cultura e gusto.
La prima tappa da Sacile conduce a Maniago, borgo famoso nel mondo per la produzione di coltelli, passando per il borgo di Polcenigo, il cui paesaggio è plasmato dall’abbondanza d’acqua. Sul fiume Livenza si trova il sito UNESCO di Palù di Livenza, dove l’uomo primitivo viveva su palafitte, oggi semisommerse e visitabili a bordo di barchini. Sono inoltre notevoli le vicine sorgenti del Gorgazzo, da cui fuoriesce acqua cristallina infiltratasi a monte dei sistemi carsici delle Prealpi. Una breve deviazione sul percorso di questa tappa conduce a Pordenone, città designata come Capitale italiana della cultura per il 2027, un centro urbano sorprendente per la sua vivacità e creatività.
La seconda tappa della pedemontana da Maniago raggiunge Gemona del Friuli, borgo medievale contaminato dalla Street art e dall’architettura contemporanea. Qui, il tracciato della FVG3 si interseca con la ciclovia dell’Alpe Adria e con quella del Tagliamento, permettendo al cicloturista di giostrare i percorsi come preferisce. Dal punto di vista gastronomico, siamo nella patria del prosciutto di San Daniele DOP, prodotto nell’omonimo paese grazie a una tradizione millenaria e a un microclima particolare, che ne consente la stagionatura.

Durante la terza giornata in bicicletta si continua verso Est, attraversando un territorio collinare e fluviale: un primo stop è d’obbligo a Spilimbergo, cittadina sulle rive del fiume Tagliamento, sorta nel Medioevo attorno al nucleo del castello e poi ampliata durante il Rinascimento. Qui ha sede la Scuola Mosaicisti del Friuli, che tramanda le tecniche musive romane e bizantine e sperimenta nuove soluzioni artistiche per la contemporaneità. Rimontando in sella si raggiunge Cividale del Friuli, delizioso borgo che fu uno dei primi insediamenti longobardi in Italia, e conserva le tracce di questa popolazione nel suo Museo archeologico, con un’esposizione di corredi funebri davvero sorprendente. All’esterno meritano una visita il tempietto longobardo e il misterioso ipogeo celtico, edificio di cui è ignoto l’utilizzo originario. Le ipotesi indicano che si trattasse in epoca celtica di un luogo di sepoltura, in epoca romana e longobarda di un carcere.
Per non lasciare indietro il gusto, a Cividale è impossibile non fermarsi da Al Monastero, il ristorante più tradizionale del centro storico, che rivisita i piatti della tradizione rendendo molto difficile la scelta tra i piatti del menù.

Durante la quarta tappa si attraversano i paesaggi collinari e rurali friulani fino a raggiungere Gorizia/Nova Gorica, cittadina ideale per essere esplorata su due ruote. La città era stata tagliata in due da un confine nel 1947, in seguito ai Trattati di Parigi, e gli abitanti si erano trovati – in molti casi – con il negozio in Italia e la casa in Slovenia, o con la cucina in Italia e la stalla in Slovenia. Attraverso la frontiera fioriva il contrabbando, oggi raccontato nel museo della Prepustnica, nome in sloveno del lasciapassare che veniva rilasciato a chi viveva a meno di dieci chilometri dal confine. Questo è stato aperto solo nel 2004, in seguito all’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea: il simbolo dell’abbattimento del confine è oggi nella piazza Transalpina, con un mosaico che raffigura l’esplosione del ceppo su cui erano tese le reti che dividevano in due parti una sola città.

Una buona pedalata merita sempre una buona bottiglia come conclusione: nelle vicinanze di Gorizia la si può trovare alla Tenuta Luisa, azienda vinicola portata avanti dalla stessa famiglia dal 1907, ettaro dopo ettaro. Una visita a questa tenuta va oltre la semplice degustazione: si percepisce fin dal primo momento la dedizione che il nonno Eddi e la nonna Nella hanno trasmesso ai figli e ai nipoti per la vinificazione e per l’accoglienza, la stessa che si può trovare oggi al Wine Resort della Tenuta Luisa.
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