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Skyrunning – La corsa in alta quota

Skyrunning – La corsa in alta quota

La nascita dello Skyrunning: una disciplina che ci porta ad un passo dal cielo e ci spinge fino ai nostri limiti. Ripercorriamo la sua storia partendo dall’idea e dalla passione del suo fondatore, Marino Giacometti.

Nicolò Cantoni

19 Ottobre 2021

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La nascita dello Skyrunning: una disciplina che ci porta ad un passo dal cielo e ci spinge fino ai nostri limiti. Ripercorriamo la sua storia partendo dall’idea e dalla passione del suo fondatore, Marino Giacometti.

Correre senza limiti, dal mare fino al cielo, dalle colline alle vette più alte del mondo, è questa la filosofia dello skyrunning. Dalle più belle montagne delle Alpi ai vasti altipiani Tibetani, dagli imponenti massicci del Kenya alle cime del Colorado. Lo skyrunning esercita un fascino irresistibile sul corridore che si trova immerso in splendidi scenari, circondato da un alone di avventura e dal sapore di sfida verso i propri limiti.

La parola skyrunner è stata introdotta da Marino Giacometti all’inizio degli anni ’90. Secondo lo spirito originario, lo skyrunning ha l’obiettivo di raggiungere la vetta di una qualsiasi montagna, seguendo il percorso più logico nel minor tempo possibile. Grazie alla sua esperienza, Marino inizia a sperimentare una forma di alpinismo “fast and light”. Fin da bambino la corsa, per lui, è un bisogno naturale per tornare dagli alpeggi al bellissimo paesino di Sant’Antonio situato in Alta Val Camonica.

Grazie alla sua passione viene selezionato per diventare uno dei sei esploratori del 67° corso di Ufficiali ad Aosta. Qui inizia la sua carriera alpinistica tra Sud America ed Himalaya dove riesce a strappare il record A-R del Pumori 7145 m in 14h a Marc Batard, detentore del record di salita dell’Everest dal versante nepalese, in 22h senza l’uso di ossigeno supplementare.  Nel 1989 realizza la salita da Alagna alla Capanna Margherita in 3h53’ con ritorno in 2h14’. Questa sua impresa è il germoglio che, il 28 luglio 1991, con la prima corsa al Monte Bianco, fa nascere ufficialmente lo skyrunning.

 

PH. Dario Ferro/FSA

 

Alla partenza di Courmayeur si trovano quattro corridori: Adriano Greco, Angelo Todisco, Sergio Rozzi e lo stesso Marino Giacometti. La gara, che segue la via normale italiana, ha uno sviluppo complessivo di 52 km con 3750 metri di dislivello. Il primo ad arrivare al traguardo è Adriano Greco in 8h48’.

L’anno seguente Giacometti riesce ad ottenere da Enrico Frachey, amministratore delegato della FILA, un importante sponsorizzazione e organizza il primo FILA SKYRUNNER TROPHY, che comprende la Corsa al Monte Adamello (21 giugno 1992), la Corsa al Monte Rosa (12 luglio 1992) e la corsa al Monte Bianco (26 luglio 1992). Questo primo circuito lo possiamo definire come il progenitore delle attuali Skyrunner World Series.

Negli anni successivi, grazie alla sponsorizzazione di FILA, il circuito viene arricchito con altre gare sparse per il Mondo, tra cui l’Everest Fila SkyMarathon in Nepal.

Nel 1994 vengono inserite anche le prime gare di chilometro verticale, con partenza rigorosamente a cronometro, la prima a Cervinia (28 agosto 1994) e la seconda in Val d’Isère sulla pista olimpica della discesa libera (24 agosto 1997).

 

PH. Pier Orler/FSA

 

Nel frattempo, il FILA Skyrunner team continua a crescere. Gli atleti provengono da varie discipline come lo scialpinismo e la corsa in montagna. Tra i più rappresentativi troviamo: Gisella Bendotti (ITA), Heidi Bishof (SWI), Bruna Fanetti (ITA), Ellen Miller (USA), Bruno Brunod (ITA), Matt Carpenter (USA), Adriano Greco (ITA), Milan Madaj (CZE), Fabio Meraldi (ITA), Pep Olle (SPA), Jean Pellissier (ITA).

Tra il 1995 e il 2002 in Italia si diffonde lo Skyrunning e nascono alcune delle gare che, oggi per caratteristiche tecniche e per tradizione, sono considerate punti di riferimento per il movimento dei Corridori del Cielo: il Sentiero 4 Luglio in Alta Val Camonica (1995); il Trofeo Kima tra la Val Masino e la Valmalenco (1995) e la Dolomites Skyrace in Val di Fassa (1998).

Una delle caratteristiche principali dei primi dieci anni della storia dello Skyrunning è stato lo studio dei limiti della prestazione umana in quota, attraverso il Peak performance Project, coordinato dal Dott. Giulio Sergio Roi, che ha coinvolto diversi ricercatori ed ha portato alla pubblicazione di numerosi articoli scientifici. Il programma di questa ricerca ha avuto come obiettivi la conferma e l’approfondimento dei dati rilevati in Tibet nel 1998 e lo studio delle alterazioni del ciclo sonno veglia.

I primi anni di vita dello skyrunning sono stati i più importanti in quanto hanno dato un’identità ben definita a questa disciplina e hanno ispirato le generazioni future.

 


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