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Che cos’è il drop e come impatta nella corsa

Che cos’è il drop e come impatta nella corsa

Il drop è la differenza tra tallone e avampiede nella scarpa da running, e nonostante si tratti di uno spazio attorno al cm, cambia radicalmente la sensazione di corsa, con pro e contro che andiamo ad analizzare

Andrea Toso

27 Maggio 2021

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Il drop è un argomento davvero delicato da trattare parlando di scelta della scarpa da running, dato che andrà ad impattare in maniera molto importante sulla nostra corsa, e peggiore sarà la nostra qualità di corsa e maggiore impatto ci sarà.

Meglio quindi partire dalla definizione di drop:

il drop è la differenza tra il tallone e l’avampiede della calzatura.

Normalmente il drop delle scarpe da running varia tra i 12 mm e lo zero. Nel mezzo ci sono davvero tante differenze di costruzione che portano a diversi pro e contro nell’utilizzo di scarpe con drop differenti.

Consideriamo scarpe con drop alto quelle con altezza inclusa tra 9 e 12 mm.

I pro per queste misure sono una quantità di ammortizzazione importante sul tallone, che protegge sicuramente molto chi tallona ed il fatto che quando si affronti una salita ripida si risparmi un po’ di energia e di fatica.
I contro per un drop alto sono un peso maggiore comparato a scarpe più essenziali e la potenziale difficoltà di correre con una tecnica ottimale.

drop 10

Il drop intermedio è compreso tra 5 e 8 mm.

In questi 4 mm di trovano davvero tanti modelli, e come pro offrono un buon bilanciamento tra ammortizzazione e possibilità di ottimizzare la tecnica di corsa.
Il contro di una scarpa a drop medio sta nel fatto che sia una scarpa intermedia, e si potrebbe puntare su una che non sia né carne né pesce, ossia non troppo ammortizzata ma neanche leggerissima, ma un buon punto di passaggio per arrivare alle scarpe gara e per lavorare sulla tecnica.

Le scarpe a drop basso sono quelle tra 1 e 4mm, e si entra in un mondo in cui è davvero consigliabile una tecnica di corsa eccellente per non rischiare infortuni.

drop 3 mm

Queste sono scarpe sicuramente reattive e leggere, e ci lasciano comandare la nostra corsa.
Il drop basso è un pro per chi corre bene, al contrario le scarpe di questa categoria hanno poca ammortizzazione e sono davvero stressanti per tendini e muscoli del polpaccio, comparate al drop alto. Ovviamente in salita si affaticheranno maggiormente i polpacci dato che il contatto del tallone sarà davvero minimo. Diventa necessario, più che mai, abbinare esercizi di stretching e di rinforzo delle caviglie.

Il drop zero è una filosofia nata una decina di anni fa che proclama la corsa al naturale, ossia che simula la corsa scalza, ritenendo sia la nostra normale attitudine, arrivando alle five finger di Vibram o le Vivo Barefoot.

drop zero

Con il drop zero torniamo davvero alle origini, impariamo a tenere il peso basso, a non accentuare la parabola di corsa e sicuramente ottimizzeremo la nostra tecnica di corsa.
I contro sono abbastanza evidenti: non esiste ammortizzazione, o se ne trova davvero poca, tendini e muscoli sono messi a dura prova, come pure la pianta del piede, sono scarpe da provare e gestire con cautela, fino a quando il nostro fisico avrà costruito muscolatura ed elasticità sufficienti.

Da principianti scegliere il drop è un terno al lotto, meglio preferire l’ammortizzazione e un’altezza maggiore, anche se gli sport praticati in precedenza ci daranno un aiuto nella scelta: se si è giocato a calcio probabilmente si avrà un buon appoggio e una muscolatura, come pure se si è praticata ginnastica artistica i nostri piedi avranno una grande sensibilità.

Lavorare sulla tecnica ci permetterà di variare il drop e di usarne differenti durante la settimana di allenamento e sceglierne diversi per diversi lavori.
La scarpa ideale per tutti non esiste, bisogna trovare il modello ideale alle proprie esigenze confrontandosi con un commesso specializzato, che possa capire la nostra meccanica di corsa.


Foto di copertina by Hamza Ali on Unsplash