Allenamento ed endorfine, perché ti alleni?

Allenamento ed endorfine, perché ti alleni?

Filippo Tommasini

Allenamento ed endorfine hanno un legame che alimenta l’uno con l’altro, è un circolo vizioso, è “un dannato cane che si morde la coda”!

6 Aprile 2020

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Probabilmente il mio concetto di allenamento ed endorfine risale a tanto tempo fa, o meglio, per l’età che ho direi ad almeno 24 anni fa. Faccio sport da sempre fin da quando ero appena in grado di camminare mi divertivo a “fare le corse”.

Sono sempre stato molto competitivo, non tanto verso gli altri ma verso me stesso. Sono sempre alla rincorsa di quell’obiettivo che per qualche motivo, a volte anche assurdo, mi entra in testa.

Il mio approccio verso lo sport inizia ovviamente da giovanissimo con i corsi di acquaticità per poi passare al judo, non sapevo menare nessuno ma mi chiamavano “scheggia”: quando me la vedevo brutta scappavo e iniziavo a correre molto forte.

Decisi così di passare all’atletica, sport che non ho mai abbandonato, tutt’ora corro. Iniziai con il mezzofondo, andavo bene soprattutto in campestre. Mi divertivo, mi toglievo delle soddisfazioni, ogni tanto qualche podio… ma mancava qualcosa!

Ed ecco che un giorno un po’ spinto dal papà Ironman, feci la mia prima gara di triathlon.

Allenamento ed endorfine fin dalla più tenera età

Avevo 12 anni, a nuoto ero un disastro, uscii ultimo dalla vasca ma appena in sella iniziò la mia formidabile rimonta, riuscì a finire il mio primo Trikids a metà della classifica.

Da li piano piano mi spostai dall’atletica al triathlon, iniziai a lavorare tanto in piscina per migliorare nel nuoto, disciplina a me, inizialmente, molto antipatica… ma ormai migliorare a nuoto era il mio obiettivo, mi era entrato in testa. Ero spacciato!

A 15 anni mi buttarono in mezzo ad un gruppo di nuotatori agonisti: pochi di voi potranno immaginare le mie sensazioni di “cane morto”, venire doppiato a volte triplicato era davvero umiliante!

Grazie ad un mio improvviso sviluppo fisico e a tanta voglia di migliorare (nuotavo 6 giorni a settimana) i miglioramenti arrivarono riuscendo così a migliorare anno dopo anno e ad uscire nel primo/secondo gruppo nelle gare di triathlon.

Ho fatto gare di triathlon per diversi anni dai 12 ai 20 anni, anche qua qualche soddisfazione me la sono cavata, a 18 anni avevo già fatto due mezzi IRONMAN (colpa del papà)

…Dopo questa mia breve presentazione personale torniamo al focus dell’articolo

Allenamento ed endorfine: perché ci alleniamo?

Credo che ognuno abbia i suoi motivi, chi per sfogo chi per pura passione chi per legame verso la natura o verso un gruppo di amici o solo per sentirsi e vedersi bene fisicamente parlando…

Ognuno ha il suo motivo … ma in fondo alla base di tutto penso ci sia una ricerca di benessere che solo l’attività fisica può dare.

Stiamo parlando delle ENDORFINE le cui proprietà biologiche sono molto simili a quelle della morfina e degli oppiacei.

L’endorfina è una sostanza prodotta dall’organismo in grado di controllare la regolazione dell’umore, la regolazione dell’appetito, del sonno, la percezione del dolore e soprattutto la capacità di reagire in modo positivo di fronte a situazione psichiche stressanti.

Spesso abbiamo proprio la necessità di liberare la testa per poter affrontare i problemi della quotidianità, ed ecco in quel momento troviamo rifugio/sfogo nell’attività fisica.

 

Premetto che non sono un medico e neanche un biologo ma vorrei darvi qualche informazione sul concetto di allenamento ed endorfine:

  • Alimentazione ed endorfine
  • Produzione di endorfine con lo sport

La produzione di endorfine, ormoni della felicità, può essere stimolata a tavola ma bisogna fare attenzione ad avere una dieta ben bilanciata.

In passato ho avuto diversi problemi di alimentazione, reflusso gastrico, ernia iatale e altre robette che mi causavano situazioni di disagio soprattutto sotto sforzo.

Mi sono così rivolto a Luca Speciani, un medico, nutrizionista ed atleta, nonché autore di diversi libri tra cui “Lo Zen e l’arte della corsa” .

Il dottor. Speciani è riuscito, facendomi particolari test, a capire quali erano le sostanze alimentari a cui ero intollerante e mi ha consigliato una dieta particolare (che ho seguito per un discreto periodo). Sono, così, riuscito a far reintegrare al mio organismo le sostanze a cui ero intollerante.

Riporto in seguito delle informazioni che potete trovare in modo approfondito sul suo sito.

Gli alimenti che consumiamo tutti i giorni possono aiutare a prevenire e curare i disturbi dell’umore, e diventare alleati potenti dei farmaci? Perché?

“Il discorso affonda le sue radici nella nostra evoluzione. I nostri antenati avevano (e noi lo abbiamo ereditato) un sistema di gratificazione nel cervello, legato al cibo: quando trovavano da mangiare il cervello rispondeva con una sensazione di piacere, tanto più intensa tanto più gli alimenti reperiti erano ricchi dal punto di vista nutritivo”.

E cosa accade oggi?

“Nell’ultimo secolo è comparsa una serie di cibi sintetici che hanno un potenziale energetico innaturalmente concentrato, come lo zucchero bianco. Quando mangiamo un po’ di zucchero (o beviamo una bibita zuccherata, o un aperitivo) grazie a questo sistema di gratificazione il nostro cervello riceve un segnale che, tramite il picco zuccherino che genera nel sangue, fa schizzare verso l’alto endorfine e serotonina. Il nostro umore è al top!

Ma il nostro corpo risponde a tale stimolo esagerato con una serie di meccanismi di bilanciamento che coinvolgono l’insulina e altri mediatori: le endorfine a questo punto calano altrettanto bruscamente, e compaiono umor nero, nervosismo, difficoltà di concentrazione, mancanza di energie…

Sentiamo il bisogno di tirarci su e, spesso, mangiamo altri dolci: il ciclo ricomincia”.

Il risultato?

“Siamo più apatici, meno reattivi alle emozioni naturali.

Ecco dunque che una dieta ben bilanciata, che elimini completamente lo zucchero bianco, riequilibri carboidrati e proteine, che preveda pochi grassi e tanti prodotti integrali, porta a bassi picchi glicemici e a un umore più stabile e solido.

Attività fisica, allenamento ed endorfine

“Uno studio uscito qualche anno fa sul British Journal of Sport Medicine riportava un esperimento molto interessante. Un gruppo di persone con depressione è stato trattato con la sertralina, un antidepressivo dall’efficacia riconosciuta. Un altro gruppo ha invece fatto mezz’ora in palestra tutti i giorni con l’istruttore, e un terzo gruppo ha lavorato sempre per mezz’ora in palestra, ma senza istruttore.

I risultati? A distanza di un mese, tutti i pazienti erano migliorati in eguale misura (rispetto al gruppo di controllo).”

L’attività fisica aveva dunque avuto lo stesso effetto dell’antidepressivo?

“Sì, ma non solo: aveva agito dopo due o tre giorni, anziché dopo due settimane come il farmaco.

L’obiezione che molti sollevano è che una persona depressa non ha voglia di muoversi, o che molti pazienti sono anziani… Però bisogna sforzarsi anche solo di far qualcosa: per esempio una passeggiata, o il giro dell’isolato.

Il concetto è solo di aumentare il movimento. E i risultati non si faranno attendere.”

 

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