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Tokyo 2020… Ah no! 2021 

Tokyo 2020… Ah no! 2021 

Luglio 2020.
Ci siamo arrivati, ed è quasi strano pensarci. Tecnicamente, avremmo dovuto essere ad un passo dalle Olimpiadi: mancano pochi giorni al 27, giorno previsto per la gara individuale di Triathlon maschile.

Valeria Barbieri

24 Luglio 2020

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Luglio 2020.

Ci siamo arrivati, ed è quasi strano pensarci. Tecnicamente, avremmo dovuto essere ad un passo dalle Olimpiadi: mancano pochi giorni al 27, giorno previsto per la gara individuale di Triathlon maschile.
In questi anni ho davvero realizzato quanto il tempo sia relativo: in confronto al quadriennio Londra 2012- Rio 2016, questo è volato (sarà che in mezzo ci abbiamo messo anche un matrimonio), a me sembrano volati anche i mesi di lockdown, perché all’improvviso ci siamo ritrovati a giugno, e la sensazione che mi porto dentro è proprio che mi manchi “un pezzetto di vita”: quello della fine della scuola, per esempio, quello delle prime gare di Ale, quello delle nuotate in piscina all’aperto a fine aprile. Insomma, manca qualche pezzo.
È stato un lungo e strano stand-by quello che abbiamo vissuto, che ha portato non pochi cambiamenti.

Uno tra tutti, appunto, il rinvio delle Olimpiadi di Tokyo 2020… al 2021.
La notizia ufficiale è arrivata il 24 marzo, noi eravamo appena rientrati dal ritiro in Florida. E rimani un po’ così, basito.

Salta tutto, di un anno: come avevi organizzato i mesi seguenti, le scelte lavorative, le idee, i progetti che hai fatto (sempre, ovvio, per quanto sia possibile organizzare e progettare qualcosa con uno come Fabian…). 

Lo scenario si apre a molteplici reazioni: la mia, per esempio, di delusione, smarrimento, senso di ingiustizia. Per noi che viviamo “di quadriennio in quadriennio”, trovarsi ad allungare uno stile di vita piuttosto “movimentato”, diciamo così, ancora di un anno, lì per lì mi ha destabilizzata. Della serie: “No, vabbè, io non so se reggo un altro anno così!”- viaggi, ritiri, gare, allenamenti, nessun giorno libero…

Aiuto!

E poi, la SUA reazione, più pacata, più “provvidenziale”, più da Rafiki, la scimmia del Re Leone:

se le cose sono andate così, significa che dovevano andare così, non ci si può fare nulla. E quindi, anche se “…può fare male, dal passato puoi scegliere di scappare, oppure, imparare qualcosa”.

E lui ha scelto questa via, quella di prendere il meglio da ciò che veniva, dall’opportunità di avere un anno in più per lavorare su se stesso, sui suoi punti di forza, sui suoi limiti, sulle sue relazioni, sul rapporto con chi lo segue e, devo ammettere, anche sul rapporto con me.

Non è facile essere sempre sereni con chi ti sta vicino nel momento in cui ti stai avvicinando ad una cosa grossa come un’Olimpiade: ricordo molto bene i mesi di luglio e agosto 2016… Ad un certo punto, per qualche settimana, ci siamo visti solo i weekend, lui era come un cactus: impossibile stargli troppo vicino!

Invece questa volta era tutto notevolmente diverso: c’è più consapevolezza, più maturità, da entrambi i lati, e sono cambiate tante cose.
Fatto sta che il 27 luglio sta arrivando, e quel giorno sicuramente ci sarà il pensiero a “ciò che avrebbe potuto essere, ma non è”. E mi viene in mente una frase di Massimo Gramellini che a mio papà piace tanto citare (e che ha citato anche il giorno del nostro matrimonio):

“I se sono la patente dei falliti. Nella vita si diventa grandi nonostante”. 

E allora, nonostante le Olimpiadi siano state rimandate di un anno, nonostante Tokyo non sia più 2020 ma 2021, nonostante tutti i piani, professionali e personali, siano saltati, si va avanti con positività e flessibilità. 

A proposito di flessibilità, punto in cui Fabian non era poi così ferrato…

Dovendo trovare qualcosa su cui concentrare l’attenzione, e non avendo più le gare come obiettivo a breve termine (e si sa, gli uomini ragionano e progrediscono solo per obiettivi), ha pensato bene di puntare proprio su questa sfida: migliorare la propria flessibilità. Durante tutto il periodo del lockdown lo vedevi impegnarsi e sforzarsi al massimo nelle sedute di yoga, di stretching, di core stability; per uno alto più di 1.85 non è così semplice piegarsi in avanti e toccarsi i piedi, per fortuna che ha le mani lunghe e ci si avvicinava… Però anche lì, ogni giorno, ci dedicava tempo, con costanza, determinazione, senza perdersi d’animo. E avere qualcosa di specifico su cui concentrare l’attenzione è stato uno dei dettagli e dei “trucchi del mestiere” per affrontare al meglio anche un periodo come quello della quarantena. Dopotutto, è anche in queste piccole sfide che si vede la forza di un atleta. 

E quindi è vero, non siamo a Tokyo, non siamo ad un passo dalle Olimpiadi. Ma non c’è stato tempo perso, o buttato: c’è tempo che è stato investito per altre cose, per progredire su altri campi e migliorare aspetti di solito trascurati. 

E quindi non ci sono neanche rimpianti. Ma solo la voglia di continuare ad allenarsi al massimo, di ricominciare i ritiri e, ovviamente, di ricominciare a sognare le Olimpiadi di Tokyo… 2021!