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The Artic World Tour: Omar Di Felice ce l’ha fatta!

The Artic World Tour: Omar Di Felice ce l’ha fatta!

Dopo 4200 km pedalati a latitudini proibitive e a temperature da brividi, Omar di Felice ha concluso il “The Artic World Tour”, il suo viaggio in bici in solitaria e in autonomia lungo e attraverso le tre linee di demarcazione dei confini artici.

Silla Gambardella

19 Aprile 2022

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Ce l’ha fatta!

Dopo 4200 km pedalati a latitudini proibitive e a temperature da brividi, Omar di Felice ha concluso il “The Artic World Tour”, il suo viaggio in bici in solitaria e in autonomia lungo e attraverso le tre linee di demarcazione dei confini artici.

Omar era partito dalla penisola russa Kamchatka, aveva pedalato qui i suoi primi 800 km e poi, per altri 1200 km, aveva attraversato tutta la Lapponia passando per Finlandia, Svezia e Norvegia. Poi aveva pedalato sulle isole Svalbard e in Groenlandia, per altri 200 km. E in Islanda, per altri 500 km. 

Da qualche giorno ha concluso anche la parte di viaggio Nordamericana: è patito dallo Yukon, Canada, ed è arrivato fino in Alaska, percorrendo così gli ultimi 1600 km di questa sua ultima avventura estrema. 

In totale, Omar ha pedalato 4500 km in 42 giorni. A quelle latitudini e temperature, si tratta di un ritmo decisamente impressionante. 

ENDU ha seguito la rotta di Omar per tutta la sua avventura e in diretta LIVE attraverso ENDUlive, il sistema di tracciamento realizzato da ENDU. ENDUlive riceve il segnale dei dispositivi inReach e permette di visualizzare costantemente la posizione di Omar sulla mappa.

 

Ecco cosa ci ha raccontato Omar di questa sua ultima tratta di viaggio: 

“Questa ultima parte di viaggio è durata 1600 km. Sono partito da Whitehorse, la capitale della regione dello Yukon, in Canada, e mi sono diretto verso nord fino a superare Fairbanks, in Alaska, e raggiungere la linea del Circolo Polare Artico, posta lungo la Dalton Highway, una delle strade invernali più estreme e remote del pianeta. È considerata la strada più difficile al mondo e, per chi ama le serie tv, è la stessa strada sulla quale si svolgono le vicende dei camionisti raccontante nel programma televisivo “Gli eroi del ghiaccio”. 

In questa ultima parte di viaggio ho ripreso nuovamente la mia bici gravel. Ho fatto tappe molto lunghe, alcune anche oltre i 200 chilometri. Da una parte potevo contare sull’ottimo allenamento che ho messo nelle gambe durante questo viaggio. Dall’altra c’era la voglia di concludere questa avventura che è stata a tratti impegnativa e che si è prolungata più del dovuto a causa di alcuni imprevisti. 

Tra l’altro, sono stato bloccato circa una decina di giorni in Groenlandia a causa di forti bufere di neve che hanno reso impossibile il decollo degli aerei. 

Questa avventura è terminata a ridosso della fine dell’inverno astronomico. Per quanto il calendario ci dice che siamo già in primavere, le condizioni ambientali che ho incontrato sono state abbastanza estreme. Anche durante i miei ultimi giorni di viaggio, al mattino, ho trovato temperature di -22°C, -25°C. 

L’artico americano è anche un luogo di contraddizioni. Ci sono pochissimi centri abitati, e di piccole dimensioni. E ci sono stradoni sconfinati, nel nulla, che uniscono queste piccole comunità. Dall’altro lato, però, vedi che quando arrivi in queste cittadine puoi comunque trovare di tutto: fast food, insegne luminose e gente che sfreccia con i suv. In Lapponia è ancora tutto abbastanza intimo, la natura è la protagonista assoluta. Qui invece la civilizzazione è arrivata anche a queste latitudini, e ci è arrivata con tutto il suo sfarzo. 

Al di fuori di queste cattedrali nel deserto, però, non hai nemmeno la copertura telefonica.

È stato emozionante vivere questa avventura chilometro dopo chilometro. 

E devo confessare che non è stato facile concluderla.

Fino all’ultimo ho avuto a che fare con un attacco influenzale che mi ha rovinato i piani per 48 ore, con febbre alta. Fino all’ultimo il mio fisico mi ha fatto intendere che lo stavo provando. Concludo questo viaggio con uno strascico di raffreddore e con una grande stanchezza. Mi merito un periodo di riposo.

Sono stato in sella ufficialmente 40 giorni. Ho pedalato una media di 100 km al giorno. Ma se si considera che ci sono stati giorni in cui anziché pedalare ho camminato trainando la bici con la slitta… è una media più che dignitosa. Infatti quando la strada me lo ha permesso, ho fatto tappe da 200 km. 

Questo viaggio è stato la sintesi del mio amore per il mondo artico, per il grande nord e per l’inverno. Ho completato l’esplorazione di un’altra parte di mondo. Certo, anche qui non mancano nuove zone da esplorare come le isole canadesi, l’artico orientale e alcune zone della Groenlandia.

Mi piacerebbe dire che questa è stata la mia ultima esperienza al Nord, ma in realtà quando il Nord ti entra dentro, non lo abbandoni mai. E sicuramente tornerò ancora quassù.”

Silla Gambardella