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Alice Canclini: i sogni, il suo punto di partenza

Alice Canclini: i sogni, il suo punto di partenza

Fondista professionista, appassionata di ciclismo e running: inizia una nuova collaborazione tra ENDU e Alice Canclini.

Alice Canclini

21 Giugno 2021

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Sono Alice Canclini, ho 27 anni e sono un’atleta di sci di fondo.
All’età di 4 anni ho iniziato a praticare pattinaggio artistico su ghiaccio amandolo alla follia. Sono stata ambiziosa fin da piccola. Non mi sembrava abbastanza allenarmi con le bambine della mia età e mi sono fatta spostare nel gruppo delle ragazze più grandi perché seguite dall’insegnante Russa, la più qualificata.

 

 

Il mio punto forte? In realtà è un pregio e un difetto allo stesso tempo. Ho spesso la testa fra le nuvole ma questo mi aiuta a vedere le cose cose con occhi diversi. Mi piace sognare e credere davvero ai miei sogni. Ancora oggi lo faccio con gli occhi di quella bambina, innamorata della vita e convinta che tutto sia possibile! Ovviamente il mio percorso non è stato tutto in discesa. Ma di questo voglio parlarvene più avanti.

Ho sempre creduto a quello che facevo e questo mi ha permesso piano piano di raggiungere i miei obiettivi. Sono una ragazza solare, mi piace vivere con il sorriso e trasmettere felicità a chi mi circonda.

Dopo qualche anno ho dovuto abbandonare il mio amato pattinaggio perché Irina, la mia insegnante ha lasciato l’Italia, e da lì sono passata agli sci stretti per la prima volta cambiando completamente sport.
Sono sempre stata iperattiva, non stavo ferma un attimo e per me lo sport è sempre stata una valvola di sfogo.

 

 

Premetto che mi sono sempre divertita moltissimo e penso che questa sia la motivazione più grande per un bambino.
A 6 anni avevo già il mio piccolo obiettivo: il posto sul gradino più alto del podio della gara di fine corso doveva essere il mio!

Così dal primo giorno iniziavo a studiare i miei compagni per capire quali fossero gli avversari da temere.
Appena mettevo gli sci ai piedi iniziava a salire l’adrenalina. Dentro di me si alimentava un’emozione fortissima, tanto che una mattina sono uscita per andare a scuola con sci e bastoncini in mano, dimenticando a casa libri e cartella. Me ne sono resa conto solo a metà strada.

Da lì è iniziato tutto. I miei genitori mi hanno iscritta ad uno sci club e hanno iniziato a conoscere questa nuovo mondo insieme a me. Nessuno in famiglia aveva fatto sci di fondo. Per tutti noi è stata una cosa nuova. Ho iniziato a gareggiare e in poco tempo i risultati sono andati sempre più in crescendo. La competizione è diventata da subito la mia droga. Giocavo e mi divertivo in allenamento. Partivo per vincere in gara.

Ora ridiamo pensando a quando da piccola, uscivo di casa prima delle gare dicendo ironicamente: “vado, vinco e torno”.

 

 

Detto questo dovevo rispettare le mie parole. Arrivare seconda voleva dire non aprire bocca almeno per mezza giornata. Arrabbiata con me stessa per non aver rispettato il “programma” prefissato.

Prima parlavo di destino. Nel 1994 ho avuto l’onore di trovarmi a festeggiare il mio battesimo nello stesso hotel dove in quei giorni alloggiava Manuela Di Centa. Quell’anno aveva vinto la Coppa del Mondo generale, e participato alle Olimpiadi di Lillehammer vincendo 5 medaglie in 5 gare. E così, un po’ per caso mi hanno scattato una foto con lei. Probabilmente una casualità, ma mi piace pensare che sia stato un segno del destino.