Correre sull’Adamello alla ricerca di endorfine

Correre sull'Adamello alla ricerca di endorfine

Nicolò Cantoni

Veloci e leggeri sulla vetta del Monte Adamello, sulle tracce dei pionieri dello Skyrunning.

8 Settembre 2021

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Correre liberi in vetta e tornare a valle nel minor tempo possibile. Questa è l’essenza dello skyrunning. Con questa filosofia, io Marco e Viola, partiamo per la vetta dell’Adamello.

Alle sei del mattino lasciamo ponte del Guat in direzione Val Miller. Mettiamo gli zaini, prendiamo i bastoncini e partiamo.  Alla luce della frontale il sentiero scorre veloce sotto i nostri piedi. La mattinata è calda e c’è molta umidità nell’aria. Le prime luci dell’alba illuminano la conca glaciale della Val Malga.

Il sentiero sale regolare fino ad arrivare ad un salto di circa trecento metri di dislivello che si supera percorrendo le scale del Miller. Con una pendenza vertiginosa il sentiero si avvita alla montagna e ci conduce presto nell’omonima valle. Il passo è regolare, nessuno parla.

Saliamo veloci e presto raggiungiamo il rifugio Gnutti. Incontriamo una coppia che sta percorrendo l’alta via dell’Adamello e condividiamo un breve tratto di cammino. Costeggiamo il Pantano del Miller, una torbiera ricoperta di fiori coloratissimi e solcata da un limpido torrente che scorre quasi addormentato.

 

 

La nebbia sale veloce e ci accompagna in quota. I nostri sguardi continuano a ispezionare la valle. Qui pochi giorni fa è stato avvistato un esemplare di orso bruno, che seppur non sia aggressivo, suscita sempre un po’ di paura. Il terreno si fa nuovamente ripido e sconnesso. Il fondo è composto da blocchi instabili e bisogna procedere agili e leggeri senza imprimere troppa forza sul terreno che rischia di sparire sotto i nostri passi.

La salita diventa una danza che, a differenza di un normale ballo, dura parecchie ore. La stanchezza è lì in agguato che ci aspetta. Il segreto è la regolarità. Respiro profondo e passi leggeri. Siamo a quota tremila, qui una bianca madonnina, ci indica l’inizio del sentiero attrezzato Terzulli.

 

 

Ci fermiamo per mangiare qualcosa ed indossare il kit da ferrata. Non siamo in gara e ci prendiamo tutto il tempo necessario per attrezzarci. Procediamo con calma e attenzione. Le catene, pur essendo di ottimo aiuto, possono trarre in inganno fornendo una “falsa sicurezza”. Una scivolata, anche se assicurati, non sarebbe priva di conseguenze. In circa 40 minuti siamo al passo dell’Adamello.

 

 

Qui la visuale si apre su Pian di Neve e finalmente riusciamo a vedere la cima. Mettiamo i piedi sul ghiacciaio e costeggiando uno sperone roccioso raggiungiamo l’ultimo risalto roccioso. La giornata è bellissima e le nuvole sono rimaste basse. Dopo quattro ore e mezza suoniamo la campana di vetta. Possiamo ammirare un panorama mozzafiato a 360 gradi.

Sotto i nostri piedi la parete nord precipita verso i laghi della Val d’Avio. Sulla cresta, in direzione del Corno Miller, vediamo il bivacco Ugolini, un vero nido d’Aquila.

 

 

Giusto il tempo di fare qualche fotografia e ritorniamo sui nostri passi. Siamo solo a metà strada. Vogliamo scendere prima che il meteo peggiori. Scivoliamo veloci sul ghiacciaio, ricoperto da una sottile strato di neve caduta la notte scorsa. Con la massima attenzione ripercorriamo il sentiero attrezzato Terzulli e in breve siamo sul tratto sconnesso che mette a dura prova le nostre caviglie.

Superata quest’ultima difficoltà aumentiamo l’andatura con la speranza di poter mangiare qualcosa al rifugio. Siamo fortunati. La cucina è ancora aperta e possiamo approfittarne.

Concludiamo così una giornata intensa ma ricca di emozioni.

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