Eventi » Eventi » Racconti » Mezza di Varenne: 21 km “al galoppo”
Mezza di Varenne: 21 km “al galoppo”

Mezza di Varenne: 21 km “al galoppo”

Primavera e tempo di Mezze Maratone. In Piemonte, la Mezza di Varenne rapisce Torino. Nel senso che quando c’è da […]

Running Charlotte

05 Maggio 2017

1

Primavera e tempo di Mezze Maratone.

In Piemonte, la Mezza di Varenne rapisce Torino. Nel senso che quando c’è da correre la celeberrima Mezza Maratona a Vigone, Torino si trasferisce tra i campi e si mette al via di questa bellissima gara.

Io cerco di non perdermela perché provo un affetto sincero per questo evento.

Innanzitutto si chiama Mezza di Varenne perché il percorso passa attraverso le scuderie dove nacque il campione equino.

Vigone infatti è conosciuta per gli allevamenti di cavalli eccezionali. Pare che il terreno sia perfetto per “allenare” zampe forti.

Il risultato è una mezza maratona dal sapore poetico e bucolico.

Due giri quasi identici attraversano le campagne e le aie, accompagnando la corsa da anziani allevatori che si godono lo spettacolo tifando a gran voce.

Il “dettaglio che fa la differenza” è dato dal fatto che i cavalli, al passaggio dei runner, corrono con loro, creando un effetto specchio dal sapore romantico.

Il poco dislivello del percorso e il fondo quasi per la totalità asfaltato, la rendono una gara ambita per personal best e premi.

Al via infatti si fronteggiano atleti di grande livello, attirati anche da premiazioni generose e clima festoso.

L’edizione 2017 vede in testa Primien Manirafasha e Moraa Winfridah Moseti, 4ª assoluta, atleti frantumano i record della gara rispettivamente con 1h03’47” e 1h12’11”.

Io, nel mio modesto 1h32’43’’ ho segnato il mio record sulla distanza adorando ogni metro del percorso.

Dal mio punto di vista questa Mezza Maratona ha diversi plus: un percorso aperto sulla campagna, rilassante e piatto, che permette di “uscire dalla fatica” e di concentrarsi bene; il doppio giro che rende semplice il prendere le misure della propria forma fisica per provare a spingere nella seconda metà; la campagna circostante, bella, ordinata e profumata di terra; i premi, che, senza essere venali, anche nelle categorie gratificano.
E poi l’organizzazione, la bella, sana, precisa organizzazione di una gara di provincia, di quelle organizzazioni festose, allegre e pressochè perfette che ti lasciano un dolce gusto in bocca: ristori frequenti con acqua fresca in bottigliette, facili da prendere, l’immancabile banda di alpini, il tifo in paese, i sorrisi, la musica, i visi conosciuti.

 

Amo le grandi gare perché danno quel non so chè di lustro alla propria fatica, ma, poi, quando torno nelle mie amate province, mi sento così bene che mi chiedo chi me lo faccia fare di ricercare percorsi nuovi.

Dico questo mentre sto programmando il secondo semestre, denso di eventi in giro per l’Italia ;-)

Il bello di correre è la voglia di scoprire che abbiamo dentro ad ogni volta che infiliamo le scarpe, che sia uno scoprire l’angolo dietro casa o un luogo lontano.