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Giorgio Calcaterra: “Correre è la mia vita e anche il mio gioco preferito”

Giorgio Calcaterra: “Correre è la mia vita e anche il mio gioco preferito”

100km del Passatore. È la leggenda di “Re Giorgio” (Calcaterra, ndr) che nella sua autobiografia, scritta a quattro mani con l’amico […]

Sport Press

12 Aprile 2017

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100km del Passatore. È la leggenda di “Re Giorgio” (Calcaterra, ndr) che nella sua autobiografia, scritta a quattro mani con l’amico e compagno di corsa Daniele Ottavi, parla di un bambino che corre per gioco e finisce con il racconto di un uomo che, dopo aver vinto tre titoli mondiali, considera ancora la corsa il suo gioco preferito.

Chi è Giorgio

“Mi chiamo Giorgio e ho un cognome che è tutto un programma: Calcaterra.
 Si adatta perfettamente a me che amo correre”.

3 volte campione del mondo nella specialità dei 100 km su strada

Quasi 20 maratone e più di 40 ultramaratone con 28 vittorie

11 vittorie consecutive alla 100 km del Passatore

16 maratone corse in un solo anno (2000) sotto le 2 ore e 20 minuti,
record del mondo

Lo scorso 8 maggio, in occasione della terza edizione italiana della Wings for life World Run 2016, ero in Piazza del Cannone a Milano a tifare per lui. Seduta per terra davanti al maxi schermo ho assistito in diretta alla sua leggendaria impresa. Impresa che ha compiuto percorrendo, inseguito dalla Catcher Car, 88.44 km in 5 ore e 30 minuti con un media fenomenale di 3’43”.

Giorgio Calcaterra runs during the Wings for Life World Run in Milano, Italy on
May 8, 2016.

Il giorno dopo, alla prima edizione dei “Running Awards 2016” organizzati dal nostro gruppo editoriale Sport Press, mi sono complimentata per questo suo nuovo record mondiale difficile da eguagliare. E ovviamente ne ho approfittato anche per fare un selfie con lui perché alla Wings for life World Run 2016, insieme, abbiamo corso oltre 100 km! Meno di un mese dopo eccolo di nuovo sul gradino più alto del podio. La leggenda romana ha tagliato il traguardo de “Il Passatore” in 6 ore 58′ e 14”, aggiudicandosi per l’undicesima volta consecutiva il titolo italiano FIDAL della specialità 100 km su strada. Ormai non ci sono più parole, se non quelle pronunciate da lui nell’intervista che ha rilasciato a Running Magazine.

Con Polar, in collaborazione con i principali rivenditori specializzati nel running in Italia, hai intrapreso il tour di eventi “Polar Live”, un’occasione in cui incontrare i fan, raccontare il tuo libro e correre insieme a loro testando i prodotti del brand. Come è andata la prima parte del tour e quando riprenderà? Quali sono stati i momenti più apprezzati, curiosi e inaspettati?

 Polar è un grande marchio al quale sono molto legato. Io indosso il mio orologio sempre, sia quando dormo sia quando nuoto al mare e ovviamente è il mio compagno d’allenamento, oltre che il mio diario personale. Quando Polar mi ha chiesto di fare il tour per far conoscere i lori prodotti e anche il mio libro, sono stato veramente felice e ho accettato subito. Il tour si è interrotto per l’estate, ma ha ripreso a novembre. Si tratta di una serie di incontri dove gli ospiti di alcuni negozi specializzati in running, il sottoscritto, gli esperti della Polar e tutte le persone che hanno voglia di stare con noi si riuniscono per passare un pomeriggio insieme.

Polar Live

Durante questi appuntamenti parlo con ciascun partecipante, se ha piacere gli faccio una dedica sul libro e scattiamo qualche foto insieme. Vengono presentati i prodotti Polar e provati durante una sessione di allenamento con delle magliette che l’azienda regala a ogni partecipante all’evento. Dopo la corsa, si sta ancora insieme gustando un rinfresco e poi, con tutta calma, ci si saluta. La sorpresa più originale l’ho avuta a Milano dove il negozio Verde Pisello mi ha accolto facendo indossare a tutti i partecipanti una maschera di cartone che mi raffigurava. All’inizio mi sono spaventato, ma poi è stato divertentissimo! La prima parte del tour è andata molto bene e mi ha permesso di conoscere diverse persone e molte città.

Per te la corsa è piacere, libertà e gioia, mai fatica, almeno a giudicare da come ne parli e dal tuo perenne sorriso. Almeno nel libro racconti anche dei sacrifici e della fatica necessari per raggiungere grandi risultati come quelli che hai ottenuto tu? Quali sono gli altri temi principali del libro e perché lo consiglieresti?

Non sta a me consigliare il libro, mi sarebbe difficile essere obiettivo. Posso dire che più che di fatica io preferisco parlare di impegno. Il libro descrive la mia vita, sia dal punto di vista atletico che personale. Parla di un bambino che corre per gioco e finisce con il racconto di un uomo che, dopo aver vinto tre titoli mondiali, considera ancora la corsa come il suo gioco preferito. “Correre è la mia vita” è nato per la voglia di scrivere una sorta di diario personale, perché mio papà mi ha sempre insegnato l’importanza dei ricordi.

Sappiamo che non è un libro tecnico, ma è la tua storia. Tuttavia ci sono dei piccoli richiami anche alla preparazione, consigli sulla corsa, allenamenti, alimentazione ai quali fai riferimento anche in modo non diretto?

Sì, parlo anche di come mi sono preparato e, seppur in maniera indiretta, do consigli su come allenarsi e alimentarsi.

Nella scrittura ti ha supportato il tuo amico e compagno di corsa Daniele Ottavi. Ci sono comunque delle parti che hai scritto completamente di tuo pugno e se sì quali?

Io e Daniele abbiamo scritto il libro insieme, i nostri racconti si sono amalgamati. Non saprei indicare quindi una parte che ho scritto interamente da solo.

A proposito di scrittura e comunicazione, qual è il tuo rapporto con web e social network? Riesci ad aggiornare personalmente le tue pagine o hai una o più persone che ti supportano in questo?

Il mio rapporto con il web è buono e mi piace rispondere personalmente ai messaggi. Non riesco a fare però tutto completamente io e quindi la mia pagina e il mio sito non li gestisco da solo.

Riesci a comunicare più direttamente con tutti i tuoi fan attraverso questi strumenti o di persona durante gli eventi?

Sono due approcci diversi, non saprei dire con quale mezzo riesco a comunicare meglio. Parlarsi guardandosi negli occhi è sicuramente più bello, ma poterlo fare con calma sul web è comunque un valido modo per scambiarsi opinioni e confrontarsi.

A chi ti chiede quali sono le maggiori qualità per imporsi sulle lunghe distanze come la 100 km cosa consigli?

Penso sia importante essere costanti e non lasciarsi scoraggiare mai. Ovviamente conta anche la predisposizione, occorre avere caratteristiche di resistenza.

 Nel mese di maggio hai conseguito due importantissimi risultati, campione mondiale della Wings for Life World Run e 11esima vittoria consecutiva della 100 km del Passatore. Ti senti all’apice della tua carriera? C’è ancora qualche sfizio che ti vorresti togliere e se sì a cosa ambisci di più?

Non mi sento all’apice della mia carriera, ho corso più forte in passato. È una fase comunque della quale sono molto contento. Non penso a sfizi da togliermi, ma solo a cercare di correre meglio che posso.

La prossima sfida nel 2016 sarà il mondiale della 100 km, a fine novembre in Spagna. Quali sono le tue sensazioni e quali obiettivi hai per questo appuntamento?

Al mondiale ci tengo molto e spero di riuscire a prepararlo il meglio possibile e a fare una buona gara.

Carcaterra Ambassador Spenco

Hai da poco siglato la partnership con Digi Instruments, distributore del brand Spenco per l’Italia. Cosa ti ha spinto a diventare Ambassador di Spenco e quali sinergie e collaborazioni ci saranno con loro?

Sono contento di collaborare con Spenco perché trovo i loro prodotti ottimi. Quando ho avuto problemi al tendine, per esempio, mi sono affidato alle loro talloniere e sono stato subito meglio. Sono prodotti di qualità in cui credo molto, quindi ho accettato molto volentieri di diventare il loro testimonial.

Quali modelli hai provato e quali sono quelli che utilizzi in particolare? Quali valori aggiunti hai riscontrato?

Uso Sandals Total Support Kholo tutti i giorni quando sono a casa. Al mare preferisco le infradito Yumi. Trovo utilissima anche la fascia Smart belt flexy per portare con me alcuni oggetti durante l’allenamento. Grazie alle comodissime solette in gel, riesco a mettermi scarpe non da running che altrimenti troverei scomode. Quando ho qualche punto di sfregamento irritato, uso l’Akileine sport Nok Cream. Utilizzo anche altri prodotti, la gamma Spenco è davvero ampia e varia. Li uso per star bene, perché è solo stando bene che ci si può allenare di più e quindi raggiungere risultati migliori.

Prima utilizzavi altri plantari? Quali differenze e vantaggi hai riscontrato con Spenco? Utilizzi i plantari Spenco solo durante l’attività sportiva o anche nella vita quotidiana?

Prima avevo provato prodotti di altri marchi ma non avevo trovato la stessa efficacia. Uso i plantari Spenco anche nella vita non sportiva.

Oltre che di Polar e Spenco, sei da anni anche il più noto ambassador italiano per Saucony. Qual è il tuo rapporto con lo staff italiano di Sportlab, distributore Saucony? Ci saranno anche con loro delle iniziative comuni?

Corro con i prodotti Saucony dal 2001, mi hanno sempre aiutato a limitare gli infortuni e ad avere buone performance. Con Saucony ho girato dei filmati per Sky e spero di fare anche altre iniziative perché è un marchio nel quale credo fermamente.  Il rapporto con lo staff di Sportlab è ottimo, non li considero solo miei partner, ma miei amici.

Quali sono i modelli del marchio americano che utilizzi in allenamento e in gara? Cambi modello a seconda delle distanze?

Negli ultimi mesi ho usato soprattutto le Triumph Iso 2 per allenamento e le Kinvara 7 per le mie gare. Sono modelli con i quali mi trovo veramente bene. Ho provato però anche le Ride e la Zealot, entrambe ottime scarpe. Nelle gare non cambio modello a seconda delle distanze, ma solo perché ultimamente non ho preparato in maniera specifica gare “brevi”, altrimenti per i 10 km sceglierei le Fastwitch con cui in passato mi sono trovato bene.

Da metà settembre hai anche un nuovo sponsor di integratori sportivi che si chiama EthicSport. Come ti trovi?

Uso Energia Rapida di EthicSport in ogni gara dalla maratona in poi. Mi trovo molto bene con le proteine e nei periodi nei quali ne sento bisogno integro anche con le vita mine e il magnesio. Sono ottime anche le barrette, perché sono uno snack molto utile quando si ha poco tempo.

Oltre che runner e ora scrittore, sei anche proprietario di un negozio di corsa a Roma, il Calcaterra Sport. Quanti giorni riesci a stare in negozio e in percentuale quanto au- menta la clientela quando ci sei tu?

Sono proprietario insieme a mia sorella del negozio Calcaterra Sport a Roma, in via Germanico 95 in zona San Pietro. Ho questo negozio dal 2001, abbiamo dieci marchi di scarpe e diversi brand sia di orologi che di abbigliamento e accessori. Non saprei dire se la gente viene per me, credo e spero che venga per i prezzi competitivi, la cortesia, la disponibilità e per l’ampia scelta di prodotti.

Quanti entrano in negozio solo per parlarti e incontrarti, più che per comprare? Oltre che un grande runner sei anche un buon venditore?

In effetti alcune persone vengono in negozio solo per conoscermi e per fare una foto insieme. Mi fa piacere, considero il mio negozio anche un luogo di incontro. Non mi considero un buon venditore, non voglio vendere a tutti i costi. Spero di essere un ottimo consigliere e di riuscire a mettere a loro agio gli amici che ci vengono a trovare, affinché facciano una scelta in assoluta tranquillità. Le nostre scarpe e tutto quello che vendiamo non sono oggetti, ma compagni di allenamento e la loro scelta deve essere fatta con attenzione. Uso il plurale perché, insieme a me, ci sono mia sorella Lidia, Veronica, Antonio e Pamela, siamo una squadra!

Quali sono i marchi che stanno performando meglio all’interno del tuo negozio?

Vendiamo molto bene sia Saucony che Polar probabilmente anche perché sono prodotti che uso personalmente, conosco molto bene e che quindi riesco a consigliare perché sono certo siano ottimi prodotti.

A proposito, vedendo come si muovono i tuoi colleghi negozianti italiani, ritieni che il livello medio di preparazione sia adeguato oppure no? Quali sono, secondo te, gli aspetti sui quali si potrebbe migliorare?

Non mi sento di giudicare l’operato degli altri. Credo che da parte del venditore sia molto importante sia la conoscenza dei prodotti che la cortesia e la disponibilità.

 

La copertina del libro “Correre è la mia vita”

 Il libro

La storia di un “uomo normale”, un corridore libero e naif

È una passione recondita, un bisogno innato che mi scorre nelle vene, il gesto che più di altri mi avvicina alla sensazione di libertà. Correre mi rende libero, questo è quello che provo”.

“Correre è la mia vita” è la storia di Giorgio Calcaterra, del suo grande amore per la corsa alla continua ricerca della libertà. Una passione che cresce di giorno in giorno, una sfida contro se stesso senza limiti e confini. È la storia di un uomo normale, a metà tra Peter Pan e Paperino, come lui stesso ama ironizzare. Un atleta riservato, leale e determinato che tutti gli appassionati di podismo conoscono e amano.

Dopo essere stato un promettente mezzofondista, sceglie la maratona come sua specialità e ne corre più che può, centinaia in pochi anni, andando contro tutte le teorie di quegli esperti del settore che sostengono che fare troppe gare fa male e non aiuta a migliorarsi. Contro tutto e tutti, Giorgio non si ferma e arriva a correrne anche 31 nello stesso anno. Senza abbandonare le maratone, dal 2006 si dedica alle ultramaratone, diventando nell’arco di pochi anni il più
forte specialista del mondo
nella 100 chilometri su strada, vincendo tre volte il campionato del mondo (2008, 2010 e 2012)
e terminando due volte terzo (2009 e 2015). Oltre ai titoli iridati e ai tanti campionati italiani di ultramaratona (50 e 100 chilometri), vanta un altro record: le 11 vittorie consecutive ottenute alla 100 km del Passatore (2006- 2016). Nel suo libro Giorgio apre
i cassetti della sua memoria e
ci regala emozioni e riflessioni, permettendoci di entrare nel suo mondo di corridore libero e naïf.

 

di Manuela Barbieri

Articolo tratto da Running Magazine