Gola che brucia, tosse, sapore di sangue: il primo freddo spaventa, ma i polmoni non si gelano. Ecco cosa succede davvero, qual è la soglia di rischio e come respirare meglio.
Esci la mattina presto, il termometro segna due gradi, il fiato fa le nuvolette. Dopo qualche minuto di corsa, o alla prima salita in bici, arriva un bruciore che parte dalla gola e scende nel petto, una tosse secca che non se ne va, la sensazione di respirare carta vetrata. A volte, dopo uno sforzo intenso, compare anche uno strano sapore metallico in bocca.
Il pensiero viene spontaneo: il freddo mi sta rovinando i polmoni. È uno dei motivi per cui tanti, a novembre, rinunciano all’uscita all’aperto. La buona notizia è che, nell’inverno italiano, i polmoni non si stanno “gelando”. Quel bruciore ha una spiegazione precisa, e il limite oltre cui preoccuparsi davvero è molto più in basso di quanto pensi.
Per funzionare, i polmoni hanno bisogno di aria calda e completamente umida: gli scambi con il sangue avvengono solo così. Il problema è che l’aria fredda contiene pochissima acqua. Per umidificarla, il corpo la “presta” prendendola dal sottile strato che riveste le vie respiratorie, dal naso fino ai bronchi.
Quando corri o pedali forte respiri molto più aria, e questo lavoro diventa enorme. Le vie respiratorie si asciugano e si irritano, ed è proprio questo che senti:
È fastidioso, ma è una reazione delle vie aeree all’aria secca, non un danno ai polmoni. E più l’intensità è alta, più aria respiri, più il fastidio aumenta.
Respirare meglio per correre meglio
È una delle sensazioni più inquietanti, e capita soprattutto con il freddo secco e negli sforzi molto intensi. Qui la scienza è meno netta, ed è giusto dirlo: le spiegazioni sono due e gli esperti non sono tutti d’accordo. Una chiama in causa le mucose di naso e gola irritate dall’aria secca; l’altra la pressione elevata nei piccoli vasi dei polmoni durante gli sforzi massimali, che lascerebbe passare tracce di globuli rossi.
Su un punto però c’è accordo: se il sapore compare solo dopo uno sforzo intenso e poi sparisce, non è pericoloso. Se invece vedi sangue nella saliva, o il fenomeno si ripete anche a ritmi tranquilli, è il caso di parlarne con un medico.
Allora il freddo non fa mai danni? No, un limite esiste, ed è stato misurato. Il fisiologo Michael Kennedy dell’Università dell’Alberta, in Canada, ha fatto correre sul tapis roulant un gruppo di sportivi in una camera climatica, a temperature tra 0 e -20 °C. Intorno ai -15 °C più della metà ha iniziato ad avere difficoltà respiratorie, tanto più marcate quanto più l’allenamento era intenso.
Secondo le sue ricerche, allenamenti molto intensi ripetuti sotto quella soglia possono irritare le vie aeree al punto da peggiorarne la funzione nel tempo.
Tradotto per noi: nelle mattine fredde della pianura o della costa, sopra lo zero o pochi gradi sotto, puoi allenarti tranquillamente. Il discorso cambia in alta montagna o nelle giornate di gelo intenso: lì si abbassa l’intensità.
C’è chi reagisce all’aria fredda più di altri. Se soffri di asma, o se dopo gli allenamenti al freddo hai spesso fischi nel respiro, tosse che dura a lungo o fiato corto sproporzionato allo sforzo, potresti avere un broncospasmo da sforzo. Non è un motivo per smettere: è un motivo per parlarne con il medico, perché si gestisce bene.
Questi suggerimenti valgono doppio in bici, soprattutto in discesa e con il vento quando l’aria che ti arriva in faccia è ancora più fredda.
Come continuare ad allenarsi d’inverno
Quindi la prossima volta che la gola brucia nella prima uscita fredda della stagione, non pensare ai polmoni congelati: è solo aria secca da umidificare. Copriti, scaldati bene e goditi il freddo, che per allenarsi è uno dei momenti migliori dell’anno.
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