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Correre al freddo fa male ai polmoni? Cosa dice la scienza

Gola che brucia, tosse, sapore di sangue: il primo freddo spaventa, ma i polmoni non si gelano. Ecco cosa succede davvero, qual è la soglia di rischio e come respirare meglio.

di Redazione · ·Lettura: 4 min
Due runner con giacca e berretto corrono su una strada di montagna tra la neve, con una baita in pietra e le cime innevate sullo sfondo

Esci la mattina presto, il termometro segna due gradi, il fiato fa le nuvolette. Dopo qualche minuto di corsa, o alla prima salita in bici, arriva un bruciore che parte dalla gola e scende nel petto, una tosse secca che non se ne va, la sensazione di respirare carta vetrata. A volte, dopo uno sforzo intenso, compare anche uno strano sapore metallico in bocca.

Il pensiero viene spontaneo: il freddo mi sta rovinando i polmoni. È uno dei motivi per cui tanti, a novembre, rinunciano all’uscita all’aperto. La buona notizia è che, nell’inverno italiano, i polmoni non si stanno “gelando”. Quel bruciore ha una spiegazione precisa, e il limite oltre cui preoccuparsi davvero è molto più in basso di quanto pensi.

No, i polmoni non si gelano: cosa succede davvero

Per funzionare, i polmoni hanno bisogno di aria calda e completamente umida: gli scambi con il sangue avvengono solo così. Il problema è che l’aria fredda contiene pochissima acqua. Per umidificarla, il corpo la “presta” prendendola dal sottile strato che riveste le vie respiratorie, dal naso fino ai bronchi.

Quando corri o pedali forte respiri molto più aria, e questo lavoro diventa enorme. Le vie respiratorie si asciugano e si irritano, ed è proprio questo che senti:

  • bruciore in gola e nel petto, la sensazione di aria "tagliente"
  • tosse secca, anche dopo la fine dell'allenamento
  • una sensazione di "rana in gola" e un po' di muco
  • respiro un po' più corto, soprattutto ad alta intensità

È fastidioso, ma è una reazione delle vie aeree all’aria secca, non un danno ai polmoni. E più l’intensità è alta, più aria respiri, più il fastidio aumenta.

Respirare meglio per correre meglio

E il sapore di sangue in bocca?

È una delle sensazioni più inquietanti, e capita soprattutto con il freddo secco e negli sforzi molto intensi. Qui la scienza è meno netta, ed è giusto dirlo: le spiegazioni sono due e gli esperti non sono tutti d’accordo. Una chiama in causa le mucose di naso e gola irritate dall’aria secca; l’altra la pressione elevata nei piccoli vasi dei polmoni durante gli sforzi massimali, che lascerebbe passare tracce di globuli rossi.

Su un punto però c’è accordo: se il sapore compare solo dopo uno sforzo intenso e poi sparisce, non è pericoloso. Se invece vedi sangue nella saliva, o il fenomeno si ripete anche a ritmi tranquilli, è il caso di parlarne con un medico.

Il vero limite: meno 15 gradi

Allora il freddo non fa mai danni? No, un limite esiste, ed è stato misurato. Il fisiologo Michael Kennedy dell’Università dell’Alberta, in Canada, ha fatto correre sul tapis roulant un gruppo di sportivi in una camera climatica, a temperature tra 0 e -20 °C. Intorno ai -15 °C più della metà ha iniziato ad avere difficoltà respiratorie, tanto più marcate quanto più l’allenamento era intenso.

Secondo le sue ricerche, allenamenti molto intensi ripetuti sotto quella soglia possono irritare le vie aeree al punto da peggiorarne la funzione nel tempo.

Tradotto per noi: nelle mattine fredde della pianura o della costa, sopra lo zero o pochi gradi sotto, puoi allenarti tranquillamente. Il discorso cambia in alta montagna o nelle giornate di gelo intenso: lì si abbassa l’intensità.

Chi deve fare più attenzione

C’è chi reagisce all’aria fredda più di altri. Se soffri di asma, o se dopo gli allenamenti al freddo hai spesso fischi nel respiro, tosse che dura a lungo o fiato corto sproporzionato allo sforzo, potresti avere un broncospasmo da sforzo. Non è un motivo per smettere: è un motivo per parlarne con il medico, perché si gestisce bene.

Come respirare meglio al freddo

  • Copri bocca e naso. Uno scaldacollo tirato sul viso intrappola un po' di calore e umidità e riduce l'irritazione
  • Scaldati più a lungo. Prima delle sedute intense un riscaldamento progressivo, anche al chiuso, prepara le vie aeree
  • Abbassa l'intensità quando fa molto freddo. Meno aria respiri, meno le vie aeree si asciugano: le ripetute aspettano una giornata migliore
  • Respira dal naso nei tratti facili. Il naso scalda e umidifica l'aria meglio della bocca
  • Defatica all'aperto. Cinque-dieci minuti facili prima di rientrare, invece di passare di colpo al caldo di casa
  • Bevi anche d'inverno. Con l'aria fredda e secca si perde acqua anche respirando

Questi suggerimenti valgono doppio in bici, soprattutto in discesa e con il vento quando l’aria che ti arriva in faccia è ancora più fredda.

Come continuare ad allenarsi d’inverno

Quindi la prossima volta che la gola brucia nella prima uscita fredda della stagione, non pensare ai polmoni congelati: è solo aria secca da umidificare. Copriti, scaldati bene e goditi il freddo, che per allenarsi è uno dei momenti migliori dell’anno.

Tag  running · respirazione · allenamento · inverno

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