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Frequenza cardiaca massima: perché la formula “220 meno l'età” può sbagliare

È la formula più usata da app e orologi, ma non nasce da uno studio vero e per molti sbaglia di 10 battiti o più. Ecco cosa dice la scienza e come trovare le tue zone reali.

di Redazione · ·Lettura: 4 min
Una runner in maglia bianca a maniche lunghe controlla l'orologio mentre corre in salita su una strada tra vigneti e cipressi, con un ciclista alle spalle

Il numero da cui partono tutte le tue zone

Zona 2 per il fondo lento, zona 4 per le ripetute, zona 5 per lo sprint finale. Se ti alleni con il cardiofrequenzimetro, tutto quello che vedi sull’orologio ha un’origine comune: la tua frequenza cardiaca massima. Le zone sono percentuali di quel numero, quindi se il numero è sbagliato, tutte le zone si spostano con lui.

E quel numero, per moltissime persone, non è mai stato misurato: è stato calcolato. Con la formula più famosa dello sport, “220 meno l’età”, la stessa da cui partono molte app, molti orologi e le tabelle appese in palestra. Il problema è che quella formula ha una storia sorprendente, e un margine di errore che vale la pena conoscere.

Da dove arriva davvero "220 meno l'età"

Ti aspetteresti un grande studio alle spalle. Invece la formula risale a una revisione del 1971 firmata da Fox, Naughton e Haskell: mettendo insieme i dati di una decina di ricerche precedenti, gli autori notarono che una linea “220 meno l’età” passava non lontano da molti punti. Nessun calcolo statistico, solo un’approssimazione a occhio.

Lo hanno ricostruito trent’anni dopo due fisiologi, Robergs e Landwehr, rifacendo anche i conti sugli stessi dati: la retta che ne esce non è nemmeno 220 meno l’età. E uno degli autori originali, anni dopo, si è detto sorpreso che quella stima fosse diventata quasi una legge della fisiologia.

Quanto può sbagliare (e perché non è colpa tua)

La frequenza cardiaca massima varia moltissimo da persona a persona, anche a parità di età e di allenamento. Gli studi indicano per la formula un errore tipico di 10-12 battiti al minuto: per molte persone il valore reale è 10 o più battiti sopra o sotto quello calcolato.

In più la formula ha un difetto sistematico con l’età: tende a sovrastimare la massima dei più giovani, funziona discretamente intorno ai 40 anni e la sottostima sempre di più dopo, di circa 6 battiti a 60 anni e 9 a 70 rispetto alle formule più accurate.

Un esempio concreto. Hai 55 anni: la formula dice 165. Ma la tua massima reale potrebbe essere 178. In quel caso la tua “zona 2” calcolata al 70% sarebbe a 115 battiti invece che a 125: dieci battiti di differenza, abbastanza per allenarti più piano di quanto serve. E l’errore può andare anche nel verso opposto.

Perché allenarsi sempre a ritmo medio ti frena

Una formula migliore, ma pur sempre una stima

Nel 2001 un gruppo di ricercatori guidato da Hirofumi Tanaka ha fatto le cose per bene: una meta-analisi di 351 studi e 18.712 persone, che ha prodotto una formula più precisa, 208 meno 0,7 volte l’età. Con i 55 anni dell’esempio fa circa 170 invece di 165.

È un passo avanti, soprattutto dopo i 40 anni. Ma non è la soluzione: anche la formula di Tanaka descrive la media, e l’errore sul singolo resta intorno ai 10 battiti. Nessuna formula basata sull’età può conoscere il tuo cuore. Per quello serve una misurazione approfondita.

Come trovare la tua frequenza massima (o farne a meno)

  • Guarda i tuoi dati. Il valore più alto registrato nel finale di una gara corta (5 o 10 km) o in una salita tirata è un buon indizio della tua massima reale, meglio se misurato con la fascia toracica: il sensore al polso è meno affidabile alle alte intensità
  • Fatti seguire per un test vero. Il test incrementale in un centro di medicina dello sport o con un allenatore è il modo più preciso. I test massimali fai-da-te vanno bene solo se sei in salute, allenato e con la visita medico-sportiva in regola
  • Usa la soglia invece della massima. Molti allenatori costruiscono le zone sulla frequenza alla soglia: si stima con un test di 30 minuti allo sforzo massimo sostenibile, prendendo la media degli ultimi 20 minuti. È più facile da misurare e più utile per allenarsi, e molti orologi permettono di impostare le zone in percentuale della soglia
  • Ascolta il respiro. Il test della parola è un ottimo controllo: in zona 2 riesci a parlare a frasi intere, sopra la soglia riesci a dire solo poche parole

Un dettaglio per chi fa più sport: la massima è spesso qualche battito più bassa in bici che di corsa, e ancora più bassa in acqua. Per questo motivo, chi fa triathlon fa bene ad avere zone diverse per ogni disciplina.

Watt, zone e frequenza cardiaca in bici

Cosa cambia per i tuoi allenamenti

Non c’è bisogno di buttare il tuo orologio, basta semplicemente aggiornare i dati che hai registrato nella tua app. Come abbiamo visto, se le tue zone sono state calcolate automaticamente in base all’età, il fondo lento potrebbe non essere davvero lento, o le ripetute non abbastanza intense. Per rimediare a questi errori, dopo aver calcolato la tua frequenza massima bastano pochi minuti nelle impostazioni dell’app del tuo smartwatch per inserire il tuo valore corretto: così i dati diventano molto più utili e puoi iniziare ad allenarti davvero nella zona giusta.

Garmin: Comprendere e personalizzare le zone di frequenza cardiaca

Polar: Come si modificano i profili sport e le visualizzazioni allenamento in Polar Flow?

Suunto: Zone di intensità (Suunto Race 3S)

Coros: Imposta i dati della frequenza cardiaca a riposo e della frequenza cardiaca massima

Apple Watch: Visualizzare le zone di frequenza cardiaca con Apple Watch

L’HRV e come usarla per allenarti meglio

Tag  frequenza cardiaca · zone di allenamento

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