Dal caldo al gelo in cinque minuti
Hai appena chiuso il lungo, o tagliato il traguardo di una gara. Sei sudato, accaldato, il corpo sembra una stufa. Ti fermi, magari ti concedi due parole con qualcuno, e nel giro di pochi minuti scatta l'interruttore: brividi, pelle d'oca, mani gelate, i denti che iniziano a battere. Da fornace a frigorifero in un attimo.
La spiegazione istintiva è che “ti sei preso freddo” o che sei un po’ debole. In realtà non è né l’una né l’altra cosa: è una reazione del tutto normale, e con l’arrivo di settembre e delle prime giornate più fresche la sentirai sempre più spesso.
Cosa succede davvero quando ti fermi
Durante lo sforzo il corpo è una macchina che produce tantissimo calore. Per non surriscaldarsi fa due cose: manda il sangue verso la pelle e ti fa sudare, così l'evaporazione ti raffredda. Finché ti muovi, produzione di calore e raffreddamento restano in equilibrio.
Quando ti fermi, quell’equilibrio salta di colpo:
- La produzione di calore crolla in pochi istanti, perché i muscoli non lavorano più
- Il raffreddamento continua: sei ancora bagnato di sudore e l'evaporazione va avanti a raffreddarti
- Il sangue è ancora in periferia, vicino alla pelle, dove disperde ancora più calore
Il risultato è che la temperatura interna può addirittura scendere sotto il normale, e il corpo reagisce con i brividi, che sono micro-contrazioni per produrre calore in fretta. Dopo un lungo o una gara impegnativa, le scorte di zuccheri basse peggiorano le cose, perché rendono più difficile scaldarsi.
Perché in autunno peggiora (e non è un caso)
D'estate il fenomeno è attenuato: l'aria calda ti tiene tiepido anche da fermo. Da settembre in poi cambia tutto. L'aria è più fresca, spesso c'è un filo di vento, magari un po' di umidità del mattino, e i vestiti fradici diventano una compressa gelata sulla pelle. È la stagione in cui, dopo i lunghi e le gare, quei brividi si fanno sentire di più, ed è anche quella in cui vale la pena farci attenzione.
Non è un raffreddore (ma il rischio c'è)
Sfatiamo il mito: i brividi dopo lo sforzo non sono un'infezione e non ti fanno "venire il raffreddore". Il freddo in sé non causa le malattie da raffreddamento, ci pensano i virus. Però restare a lungo bagnati e infreddoliti mette il corpo sotto stress e, nei casi estremi, apre la porta a un abbassamento eccessivo della temperatura. Quindi il problema non è il brivido in sé, ma quanto a lungo lo lasci lavorare.
Cosa fare, prima e dopo
La regola è semplice: togli l'umido e trattieni il calore, il prima possibile. Ecco come:
- Cambiati subito. Appena finito, via la maglia bagnata e addosso qualcosa di asciutto: è il gesto che conta di più
- Porta uno strato in più. Alle gare metti nella sacca una felpa, una giacca leggera o anche solo il classico telo termico per il dopo
- Non startene fermo sudato. Continua a camminare qualche minuto: aiuta il corpo a gestire la transizione invece di raffreddarsi di colpo
- Rifornisci. Qualcosa di caldo da bere e un po' di zuccheri aiutano a rialzare la temperatura
- Vestiti bene già in partenza. A settembre punta sugli strati, così ne togli e ne aggiungi secondo la temperatura
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Quando è il caso di preoccuparsi
Un brivido che passa in fretta appena ti copri è del tutto normale. Diverso è se il tremore diventa intenso e incontrollabile, se fai fatica a coordinarti o a parlare, se ti senti confuso: sono segnali di un abbassamento eccessivo della temperatura, da prendere sul serio. Ci si copre subito, ci si mette al caldo e, se non migliora, si chiede aiuto. Capita soprattutto alle gare lunghe in condizioni fredde e umide, quando si resta fermi ad aspettare dopo l'arrivo.
Per il resto, la prossima volta che dopo il lungo inizi a battere i denti, sai che non ti stai ammalando: è solo il tuo termostato che si sta ritarando. Copriti, muoviti un po’, e in pochi minuti torni te stesso.
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