Il mito più diffuso del running smontato dai numeri: chi corre per piacere ha meno artrosi di chi sta fermo. Ecco perché, da dove nascono i veri dolori al ginocchio e come proteggerle.
“Continua a correre così e a cinquant’anni avrai le ginocchia distrutte.” Chi corre se lo sente dire da parenti, colleghi, a volte perfino dal medico di famiglia. L’idea è semplice e sembra logica: ogni passo è un impatto, migliaia di impatti consumano la cartilagine, la cartilagine consumata diventa artrosi. Fine della storia.
Peccato che la scienza, da anni, racconti l’esatto contrario. E con numeri grandi.
Lo studio di riferimento è una revisione sistematica pubblicata nel 2017 sul Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy, che ha messo insieme 17 ricerche per un totale di oltre 114.000 persone. Ha confrontato la presenza di artrosi all’anca e al ginocchio in tre gruppi: corridori amatoriali, persone sedentarie e corridori agonisti ad altissimo volume.
Il risultato:
Chi sta fermo ha quasi tre volte più artrosi di chi corre per piacere. L’artrosi aumenta solo agli estremi: nella sedentarietà totale e nei volumi altissimi degli agonisti, parliamo di chi macina ben oltre i 90 chilometri a settimana per anni. In mezzo, nella zona in cui si muove la stragrande maggioranza di noi, correre è associato a ginocchia più sane, non più consumate.
Una precisazione onesta: sono studi di associazione, non esperimenti controllati, quindi non dimostrano una causa-effetto perfetta (chi corre tende anche a pesare meno e a muoversi di più in generale), e gli autori non hanno potuto stabilire una “dose sicura” precisa. Ma il quadro è coerente in tutte le ricerche: correre a livello amatoriale non logora le ginocchia.
Il motivo sta in come è fatta la cartilagine. Non ha vasi sanguigni: si nutre per “spugnatura”, assorbendo liquido articolare quando viene compressa e rilasciata. Il carico ciclico della corsa, alternato al recupero, è esattamente lo stimolo che la mantiene nutrita, spessa ed elastica. Una cartilagine che non viene mai caricata si assottiglia e si indebolisce: è quello che succede a chi sta fermo.
Le ricerche che hanno misurato la cartilagine con la risonanza magnetica lo confermano: dopo una corsa si comprime temporaneamente e poi torna al suo spessore, e nel lungo periodo chi corre con regolarità non mostra un consumo maggiore.
Se la corsa non rovina le ginocchia, perché tanti runner hanno male al ginocchio? Perché il dolore al ginocchio del corridore, nella grande maggioranza dei casi, non è artrosi: è un sovraccarico dei tessuti intorno all’articolazione, e nasce quasi sempre da come corriamo, non dal fatto che corriamo.
I colpevoli veri:
Il “ginocchio del runner”, il dolore sotto o intorno alla rotula che peggiora in discesa e sulle scale, è il caso tipico: fastidioso, ma risolvibile, e non ha nulla a che vedere con il consumo dell’articolazione.
Come prevenire e curare il dolore al ginocchio del runner
La ricetta per avere ginocchia sane a lungo coincide con quella per correre meglio:
Perché i runner dovrebbero fare potenziamento
Prevenire gli infortuni nel running
Anche qui niente assolutismi. Correre non causa l’artrosi, ma se un’artrosi c’è già, per altre cause o per una vecchia lesione, serve il parere di un medico o di un fisioterapista per capire come continuare: le ricerche indicano che correre con moderazione non accelera nemmeno un’artrosi esistente, ma il programma va costruito su misura. E in generale, un dolore al ginocchio che non passa in una o due settimane, che gonfia l’articolazione, che blocca il movimento o che segue un trauma merita una visita, non un’altra uscita.
Per tutto il resto, la prossima volta che qualcuno ti dirà “ti rovinerai le ginocchia”, rispondi con i numeri: chi corre per piacere ha ginocchia più sane di chi non lo fa. Il vero rischio per le tue ginocchia non è correre. È smettere.
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