Il rituale più diffuso del running smontato dagli studi: lo stretching statico pre-corsa non previene gli infortuni. Ecco perché, cosa fare invece e dove l'allungamento ha ancora senso.
Scarpe allacciate, orologio pronto, e prima di partire il gesto automatico: ti appoggi a un albero o a un muretto, spingi il tallone a terra per allungare il polpaccio, pieghi la gamba dietro per il quadricipite, tocchi le punte dei piedi. Venti, trenta secondi per muscolo, e via. Lo abbiamo imparato a scuola, lo vediamo fare a tutti, e lo facciamo convinti di una cosa precisa: che ci protegga dagli infortuni.
È uno dei rituali più radicati dello sport. Ed è anche uno dei più smentiti dalla ricerca.
Gli studi che hanno messo alla prova questa convinzione sono parecchi, e sono concordi. Una revisione sistematica dedicata proprio allo stretching statico nel riscaldamento ha concluso che esiste un’evidenza da moderata a forte che la sua applicazione di routine non riduce il tasso complessivo di infortuni: tutti e quattro gli studi controllati randomizzati esaminati davano lo stesso risultato negativo. Le linee guida più recenti vanno nella stessa direzione: per ridurre il rischio contano il riscaldamento dinamico, il rinforzo e la gestione dei carichi, non i trenta secondi contro l’albero.
Un’onestà necessaria: c’è qualche indizio preliminare che lo stretching possa ridurre in particolare gli infortuni muscolo-tendinei, come gli stiramenti. Ma per il quadro generale, cioè quello che ci interessa quando ci alleniamo, la risposta della scienza è chiara: lo stretching statico prima di correre non ti protegge.
C’è di più. Lo stretching statico prolungato, fatto da fermi e a muscoli freddi, ha un effetto misurabile sulla prestazione immediata: riduce temporaneamente forza e reattività del muscolo. Per questo gli allenatori lo hanno tolto dai riscaldamenti di velocisti e saltatori.
Per chi corre di resistenza l’effetto è più piccolo e meno netto, ma il principio resta: un muscolo allungato a lungo a freddo risponde meno bene nei minuti successivi, ed è esattamente il contrario di quello che vorresti prima di una partenza.
Corsa e stretching, quale, quanto e quando
Qui serve equilibrio, perché è facile passare dall’abitudine cieca al divieto assoluto. Le analisi più recenti dicono che lo stretching statico breve, sotto il minuto per muscolo e inserito dentro un riscaldamento completo (prima corsa leggera, poi esercizi dinamici), ha effetti trascurabili sulla prestazione: vietarlo in modo categorico non ha basi scientifiche. In alcuni studi sui corridori amatoriali, qualche allungamento nel riscaldamento non ha peggiorato nulla.
Quindi la questione non è “stretching sì o stretching no”. È: cosa fa davvero la differenza prima di correre, e dove lo stretching ha un ruolo utile.
Il riscaldamento che la ricerca premia è quello dinamico: movimento che alza la temperatura muscolare, attiva la circolazione e prepara il gesto della corsa. Semplice e veloce:
Dieci-quindici minuti così preparano le gambe molto meglio di qualunque posizione tenuta contro un albero.
Le andature per la tecnica di corsa
Lo stretching statico resta uno strumento valido, a patto di metterlo al posto giusto:
La prossima volta che vedrai qualcuno allungarsi contro un albero prima di partire, saprai che non si sta facendo male, ma nemmeno si sta proteggendo. La vera assicurazione contro gli infortuni è un’altra: scaldarsi in movimento, allenare la forza e aumentare i carichi con calma. Lo stretching viene dopo. Letteralmente.
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