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Stretching prima di correre: serve davvero? Cosa dice la scienza

Il rituale più diffuso del running smontato dagli studi: lo stretching statico pre-corsa non previene gli infortuni. Ecco perché, cosa fare invece e dove l'allungamento ha ancora senso.

di Redazione · ·Lettura: 4 min
Una runner in giacca bianca fa un affondo di riscaldamento sul lungofiume bagnato, con un ponte in pietra sullo sfondo e un altro runner che si allontana

Il rituale che facciamo tutti (senza chiederci perché)

Scarpe allacciate, orologio pronto, e prima di partire il gesto automatico: ti appoggi a un albero o a un muretto, spingi il tallone a terra per allungare il polpaccio, pieghi la gamba dietro per il quadricipite, tocchi le punte dei piedi. Venti, trenta secondi per muscolo, e via. Lo abbiamo imparato a scuola, lo vediamo fare a tutti, e lo facciamo convinti di una cosa precisa: che ci protegga dagli infortuni.

È uno dei rituali più radicati dello sport. Ed è anche uno dei più smentiti dalla ricerca.

Cosa dice la scienza: lo stretching statico non previene gli infortuni

Gli studi che hanno messo alla prova questa convinzione sono parecchi, e sono concordi. Una revisione sistematica dedicata proprio allo stretching statico nel riscaldamento ha concluso che esiste un’evidenza da moderata a forte che la sua applicazione di routine non riduce il tasso complessivo di infortuni: tutti e quattro gli studi controllati randomizzati esaminati davano lo stesso risultato negativo. Le linee guida più recenti vanno nella stessa direzione: per ridurre il rischio contano il riscaldamento dinamico, il rinforzo e la gestione dei carichi, non i trenta secondi contro l’albero.

Un’onestà necessaria: c’è qualche indizio preliminare che lo stretching possa ridurre in particolare gli infortuni muscolo-tendinei, come gli stiramenti. Ma per il quadro generale, cioè quello che ci interessa quando ci alleniamo, la risposta della scienza è chiara: lo stretching statico prima di correre non ti protegge.

Perché allungarsi a freddo può persino rallentarti

C’è di più. Lo stretching statico prolungato, fatto da fermi e a muscoli freddi, ha un effetto misurabile sulla prestazione immediata: riduce temporaneamente forza e reattività del muscolo. Per questo gli allenatori lo hanno tolto dai riscaldamenti di velocisti e saltatori.

Per chi corre di resistenza l’effetto è più piccolo e meno netto, ma il principio resta: un muscolo allungato a lungo a freddo risponde meno bene nei minuti successivi, ed è esattamente il contrario di quello che vorresti prima di una partenza.

Corsa e stretching, quale, quanto e quando

Ma attenzione: lo stretching non è il nemico

Qui serve equilibrio, perché è facile passare dall’abitudine cieca al divieto assoluto. Le analisi più recenti dicono che lo stretching statico breve, sotto il minuto per muscolo e inserito dentro un riscaldamento completo (prima corsa leggera, poi esercizi dinamici), ha effetti trascurabili sulla prestazione: vietarlo in modo categorico non ha basi scientifiche. In alcuni studi sui corridori amatoriali, qualche allungamento nel riscaldamento non ha peggiorato nulla.

Quindi la questione non è “stretching sì o stretching no”. È: cosa fa davvero la differenza prima di correre, e dove lo stretching ha un ruolo utile.

Cosa fare invece prima di correre (il riscaldamento che funziona)

Il riscaldamento che la ricerca premia è quello dinamico: movimento che alza la temperatura muscolare, attiva la circolazione e prepara il gesto della corsa. Semplice e veloce:

  • Cinque-dieci minuti di corsa lenta o camminata veloce: è la base di tutto, niente allungamenti da fermi prima di questo
  • Qualche esercizio di mobilità in movimento: slanci delle gambe avanti e di lato, affondi camminati, cerchi con anche e caviglie
  • Due o tre andature, come skip e calciata dietro, a corpo caldo: sono il vero "stretching dinamico" del runner
  • Qualche allungo progressivo se ti aspetta una seduta intensa o una gara

Dieci-quindici minuti così preparano le gambe molto meglio di qualunque posizione tenuta contro un albero.

Le andature per la tecnica di corsa

Quando fare stretching

Dove lo stretching ha ancora senso

Lo stretching statico resta uno strumento valido, a patto di metterlo al posto giusto:

  • Dopo la corsa, a muscoli caldi, con allungamenti dolci di 20-30 secondi, per rilassare e lavorare sulla mobilità (senza forzare dopo gare o sedute molto dure)
  • In sessioni dedicate, lontane dalla corsa, se vuoi davvero migliorare la flessibilità: è lì che produce risultati stabili
  • Breve e a corpo caldo nel riscaldamento, se proprio ti manca il gesto: non fa danni, basta non contare su di lui per proteggerti

La prossima volta che vedrai qualcuno allungarsi contro un albero prima di partire, saprai che non si sta facendo male, ma nemmeno si sta proteggendo. La vera assicurazione contro gli infortuni è un’altra: scaldarsi in movimento, allenare la forza e aumentare i carichi con calma. Lo stretching viene dopo. Letteralmente.

Tag  stretching · riscaldamento · gestione infortuni

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