Quella calma euforica che arriva dopo un po' che corri ha un nome, il runner's high, e una causa diversa da quella che tutti credono. Ecco cos'è, perché a volte manca e come farla arrivare.
Lo conosci. Sei fuori da venti, trenta minuti, il ritmo è tranquillo, e a un certo punto succede: la fatica si attenua, i pensieri si fanno da parte, il corpo va avanti quasi da solo. Resta una calma piena, un buonumore che non sapresti spiegare e che ti accompagna anche dopo la doccia. Chi corre lo chiama runner’s high, l’euforia del corridore, ma capita a chi pedala, a chi nuota, a chiunque faccia fatica a lungo.
Da decenni la spiegazione è una sola, ripetuta ovunque, e per anni anche da noi: “sono le endorfine”. Peccato che, a guardare la ricerca più recente, non sia così.
Le endorfine esistono e durante lo sforzo il corpo ne produce davvero di più: sono molecole simili agli oppiacei, associate a sollievo dal dolore e piacere. È naturale che abbiano preso tutta la scena. Ma c’è un problema che gli scienziati hanno notato da tempo: le endorfine che circolano nel sangue attraversano con grande difficoltà la barriera che protegge il cervello. Un aumento nel sangue, da solo, non può spiegare una sensazione che nasce dentro la testa.
La prova più convincente è arrivata nel 2021, con uno studio in doppio cieco su 63 sportivi abituali. A metà di loro è stato dato un farmaco che blocca i recettori delle endorfine, all’altra metà un placebo, poi tutti hanno corso 45 minuti a ritmo moderato. Il risultato ha sorpreso: chi aveva le endorfine “spente” ha provato la stessa euforia e lo stesso calo dell’ansia degli altri. Le endorfine, insomma, non sembrano necessarie.
Nello stesso studio, dopo la corsa erano salite in modo netto altre sostanze: gli endocannabinoidi, molecole che il corpo produce da sé e che sono parenti strette di quelle della cannabis. A differenza delle endorfine, passano facilmente nel cervello, dove agiscono su umore, ansia e percezione del dolore. Sono loro, secondo la ricerca attuale, i candidati principali per quella sensazione di benessere.
Serve un po’ di cautela: è uno degli studi più solidi sul tema, non un verdetto definitivo, e l’euforia completa coinvolge probabilmente più sistemi insieme, tra cui serotonina e dopamina. Ma la direzione è chiara, e vale per tutte le discipline: una revisione del 2022 ha trovato lo stesso effetto in corsa, nuoto, pesi e altri sport.
Lo sport come alleato della salute mentale
Ecco la parte che risolve un dubbio comune: “a me non capita mai”. Il runner’s high non è un interruttore che scatta a comando, e non dipende da quanto sei allenato. Dipende soprattutto da come ti alleni:
Non puoi obbligarla, ma puoi creare le condizioni giuste:
E arriviamo al momento giusto: tra qualche giorno si corre la maratona di Berlino, la più veloce del mondo, e ovunque in Italia è piena stagione di gare. Non è un caso se tante persone raccontano che il giorno di gara quella sensazione è più intensa. Correre insieme ad altri, sentirsi parte di un gruppo, essere trascinati dal pubblico e dal ritmo comune, tutto questo amplifica gli effetti sull’umore: la ricerca sull’attività fisica di gruppo suggerisce che muoversi in sincronia con altri aumenta il benessere e alza persino la soglia del dolore. E al traguardo entra in scena un’altra molecola, l’ossitocina, quella dei legami e degli abbracci.
Quindi, se in questi giorni hai una gara o un lungo in compagnia, goditi anche questo: non stai solo correndo, stai producendo la tua felicità. E ora sai anche come si chiama davvero.
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