Quando cambiare le scarpe da running?

Quando cambiare le scarpe da running?

Andrea Toso

Quando cambiare le scarpe da running è una decisione importante che influisce sulla performance ma soprattutto sulla salute del nostro corpo

23 Ottobre 2020

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Quando cambiare le scarpe da running è un tema delicato su cui si legge un po’ di tutto online, con consigli davvero eccessivamente generosi, tant’è che facendo la ricerca su google esce un lapidario:

800 km

Piano, piano!!!

Quando cambiare le scarpe da running è una decisione seria che può influire sulla performance ma soprattutto sulla salute del nostro corpo, sotto forma di infiammazioni alle cartilagini, tendini e malanni muscolari.

Abbiamo fatto anche delle ricerche su youtube trovando delle risposte fumose e un po’ stereotipate.

La verità è che quando cambiare le scarpe da running è un algoritmo incalcolabile, è un mix tra sensazione durante l’utilizzo, segni di usura e kilometraggio battezzato, andiamo a spiegare nel dettaglio.

Nella marea di variabili da analizzare possiamo intanto ragionare sulla nostra qualità di corsa, quanto pesanti siamo in appoggio?
dove e come poggiamo il piede, avampiede, mesopiede tallone?
 in iperpronazione, supinazione o neutra?
che cura abbiamo per le nostre scarpe, le sleghiamo e riallacciamo ad ogni utilizzo?
le alterniamo con altre, ammortizzate, intermedie a seconda dei lavori?
le lasciamo asciugare naturalmente o avendone un solo paio le cacciamo sul termosifone?
le allacciamo in maniera ferma o preferiamo avere il piede libero?
quanto pesiamo?
quanti kilometri facciamo a settimana?

quando cambiare le scarpe da running

quando cambiare le scarpe da running

Sono tantissimi già così gli argomenti per capire quando sia il caso di cambiare le scarpe da running: il tempo di contatto al suolo già è un valore importante, se abbiamo uno sportwatch che lo analizzi, con ausilio di fascia cardio o pod esterno potremo vedere un valore importante, gli atleti evoluti stanno attorno i 200 millisecondi, una buona reattività sui 230/250 ms, ma nel caso di “overstriding” corsa in cui i piedi calpestino il suolo troppo lontano dal corpo, e di conseguenza frenando i movimenti il consumo della suola, del battistrada è maggiore, come maggiore lo stress del materiale ammortizzante dell’intersuola.

Facilmente in caso di overstriding l’appoggio sarà sul tallone, mentre corse più reattive avranno appoggi sul mesopiede o avampiede, portando un consumo diverso della scarpa, anche perché il materiale ammortizzante è maggiore sul tallone che sulla parte anteriore della scarpa, portando diversi consumi, che poi vedremo disegnati sul battistrada diversamente se si sia pronatori, neutri o supinatori.

Abbiamo cura delle nostre scarpe? Questa è una bella domanda: finito l’allenamento spesso ci si scalza le scarpe (una sull’altra) senza slegarle per stanchezza, fretta, incuria, tanti motivi, ma la conseguenza è che tendiamo a scollare la suola, abradere l’intersuola in un posto che non è progettata per subire danni, e non ultimo lassiamo la tomaia e rompiamo progressivamente la conchiglia sul tallone accorciandone notevolmente la vita. (e magari poi si va dal negoziante a lamentarsene…)

quando cambiare le scarpe da running

quando cambiare le scarpe da running

Alternare le scarpe, che siano ammortizzate o meno, fa in modo che la memoria elastica dell’intersuola abbia maggior tempo di riadattarsi alla forma originaria, rendendoci un cushioning ottimale per tempo maggiore, quindi sarebbe buona norma alternare due o più paia, anche meditando sui consigli di Stefano Baldini che da sempre alterna il 70% di scarpe ammortizzate o stabili e solo un 30% di scarpe intermedie e gara.

Due o più paia di scarpe allungheranno il momento in cui cambiare le scarpe da running anche nel caso di pioggia, la scelta di asciugare le scarpe sul termosifone o con il phon danneggia sicuramente la vita di una scarpa, come esporle al sole caldo estivo. Le colle di giuntura tra tomaia ed intersuola si seccheranno più velocemente, come le cuciture di materiale plastico si possono indebolire e stressate cedere ben prima dei tessuti, ugualmente sintetici, che esposti al phon possono comunque sciogliersi.

Come allacciamo la scarpa ha ugualmente un peso, se infiliamo la scarpa senza allacciarla sicuramente il lasco che si creerà ci porterà attriti maggiori che porteranno ad accorciare la vita della scarpa.

Il peso è un’altra variabile da valutare, se siamo dei leggeri runner da 70 kg contro un anche atletici da 85/90 l’usura della suola e dell’intersuola ammortizzante sarà decisamente diversa, pensate che l’energia cinetica, quella che un corpo possiede in movimento si calcola con ½ massa per il quadrato della velocità, che quindi diventa un ulteriore valore di consumo (anche se in realtà la velocità crea tempi di impatto minori…)

E quanti kilometri si corra a settimana pesa sulla vita per la somma dei fattori già analizzati, il recupero della memoria elastica e l’asciugatura.

Quindi decidere quando cambiare le scarpe da running è poco misurabile, quantificarlo è davvero un postulato incalcolabile, anche perché per alleggerire i materiali e portare le ammortizzate (ex A3) sotto i 300 gr, viene addizionata aria nell’impasto delle schiume dell’intersuola, diminuendo la vita dei prodotti in maniera consistente.

La buona notizia è che con le app di running, da Garmin Connect a Strava in poi, possiamo battezzare ad ogni corsa la scarpa adoperata, inserire un avviso a un certo kilometraggio così da iniziare ad analizzare se sia il caso di sostituirle o meno, analizzando i 4 punti consigliati in Quanto Dura una Scarpa da Running .

 

Immagini tratte dal mio parco scarpe esauste.

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