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Slate: sicurezza, leggerezza e comfort in e offroad

Slate: sicurezza, leggerezza e comfort in e offroad

Gravel! Quante volte avete sentito pronunciare questa parola senza conoscerne l’effettivo significato? Ma soprattutto: quante volte ne avete sentito parlare […]

Anna Celenta

21 Dicembre 2016

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Gravel! Quante volte avete sentito pronunciare questa parola senza conoscerne l’effettivo significato? Ma soprattutto: quante volte ne avete sentito parlare senza, però, avere mai avuto l’occasione di pedalarne una?

Alla prima domanda possiamo rispondervi semplicemente: gravel significa “ghiaia” “strada bianca”. E, se volessimo fermarci alla traduzione letterale, ci fermeremmo anche all’opinione comune o al sentito dire: “né carne né pesce, né bici da corsa né mountain bike”. Per evitare questo, abbiamo deciso di rispondere alla seconda domanda mettendoci nei vostri panni e testarne una.

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La Slate

In particolare, abbiamo avuto l’occasione di fare un bike test con la Slate a marchio Cannondale. L’obiettivo non è quello di descrivervi un prodotto, per quello ci sono le schede dettagliate delle case di produzione, bensì cercare di capire per chi può essere adatta una gravel e, nello specifico, quella sottoposta al primo ENDU test.

Chi scrive è una “biker”, quindi amante più dell’offroad che della strada, ma possedendo sia la bici da corsa sia la Mtb ho potuto capire le differenze dall’una e dall’altra. Non solo, il confronto, per me, è stato ancora più diretto, perché, pur nella mia “ignoranza” femminile di tutto ciò che è meccanica, conosco abbastanza bene il marchio, essendo entrambi i miei “gioielli” della Cannondale.

Prima di salire in sella alla Slate non sapevo assolutamente cosa aspettarmi. Anch’io ne avevo solo sentito parlare e avevo letto qualcosa in proposito, ma come per tutte le cose, credo sia sempre meglio “metterci il naso”, per poter esprimere un’opinione e così ho fatto.

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La gelida partenza

Sono partita un gelido sabato mattina di dicembre dalla pianura nebbiosa e mi sono diretta verso le colline alla ricerca di un po’ di sole e anche qualche grado in più. Ho preso subito una strada in parte sterrata e in parte ghiaiata: “Voglio capire immediatamente su cosa sto pedalando!” Ho pensato. La sensazione è stata positiva: avevo tra le mani un manubrio da corsa, ma per il resto non potevo dire lo stesso. Con la mia bici da corsa in carbonio super leggera e le sue sottili ruote non avrei mai solcato un terreno simile, a meno che non ne fossi stata costretta e, forse, l’avrei fatto con la bici in spalla per non rovinarla. Con la Slate, invece, ho pedalato in scioltezza e scivolavo come sull’asfalto più liscio, nonostante la ghiaia e qualche buca, che non evitavo di proposito per sentire la risposta della bici. Confortevole, precisa, scattante. “Davvero inaspettato! Vediamo cosa succederà appena inizio a pedalare sull’asfalto aumentando la velocità di pedalata”. Penso ancora tra me e me, per non rischiare di sembrare una pazza che parla da sola.

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Sull’asfalto

Ecco il primo tratto di asfalto, da qui in poi la mia strada sarà in continua progressione fino ad arrivare alla prima salita. Anche sull’asfalto, nonostante il copertone più ampio e “ciccione” rispetto a quello di una bici da corsa, mi sembra scorrevole, non solo, mi posso anche permettere di centrare le buche che di solito schivo con la bici da corsa perché non le sento nemmeno, come quando pedalo sulle “ruote grasse” da 29″, ma sicuramente con più scorrevolezza.

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La salita

Siamo ai piedi della prima salita: “Adesso ti sfido” sussurro alla Slate. “Voglio proprio vedere se ti comporti come la mia meraviglia da corsa”. La gravel sembra quasi volermi rispondere: “Anche questo non te lo aspettavi, vero?” Ebbene sì, devo essere sincera, non mi ha deluso nemmeno sulla salita più ripida, mantenendosi scorrevole anche qui. Anche quando mi alzo in piedi per fare più forza sui pedali, prosegue senza indugio.

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La discesa

Ma quello che assolutamente non mi aspettavo da lei è stata la sua risposta in discesa. Terminata la salita, la giro perché voglio proprio provarla sullo stesso tratto, ma in discesa. Questa strada la conosco bene, ci sono buche e, in alcuni punti, l’asfalto prende anche delle strane pieghe. Non solo, la ripidità che ho dovuto affrontare durante l’ascesa e che, di solito, è pane per i miei denti, non mi attrae anche nell’altro verso, specialmente quando sono per strada.

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Arrivo in fondo, sorrido, guardo la Slate e le dico: “Dammi il cinque!” Non mi sarei mai aspettata di scendere in piena sicurezza, senza aver voglia, come al solito, di rallentare toccando i freni. Quelli ci sono, eccome se ci sono, i freni a disco sono sicuramente una garanzia in più, ma anche quelle ruote che, in salita e in pianura sono scorrevoli nonostante la “stazza”, mi hanno fatto percepire una sicurezza tale da non dovermi sentire minacciata né dalla velocità né dalle buche.

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Cosa ne penso?

Se devo essere sincera sono rimasta piacevolmente sorpresa da questa bicicletta che, anch’io, pensavo non fosse né carne né pesce. Rientro dopo tre ore. Mi sono scaldata, la giornata favoriva proprio una bella uscita in bici. Stranamente non mi fa male né il collo né la schiena, come mi succede dopo due ore su strada con la bici da corsa. Mi sono anche divertita non cercando di evitare le buche, rischiando di prendere una macchinata per l’improvviso spostamento come quando pedalo la Evo. Un paragone con la mia mountain bike non mi sento di farlo, anche perché, a parte il breve tratto in pianura su sterrato, non ho avuto la possibilità di testarla su dei veri e propri tracciati offroad. Questo non mi ha nemmeno permesso di provare l’effettivo valore della Lefty su una bici simile, ma per quel poco che ho potuto sentire sui brevi tratti di “strade bianche” o sull’asfalto rovinato, anche la forcella fa la sua buona parte nel rendere la Slate una bici molto confortevole, ideale per le lunghe distanze, per apprezzare le tante ore che si possono trascorrere in sella alla propria bici, magari non in mezzo alla nebbia e al gelo.

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Basta pedalare?

Volutamente non vi ho parlato di “rapporti”, perché credo sia un aspetto soggettivo dato da diversi fattori tra cui l’allenamento, ma anche le abitudini. In passato pensavo: basta pedalare e, se sei allenato e “hai la gamba” il mezzo non fa la differenza. Con il tempo mi sono in parte ricreduta: l’allenamento fa sempre la differenza, ma anche la bici svolge un ruolo piuttosto importante e anche la Slate lo ha dimostrato: se hai paura in discesa come me è sicuramente un prodotto da non sottovalutare, ma anche in salita non è trascurabile e poi, con le strade che abbiamo oggi, sempre più dissestate, hai una sicurezza in più che non guasta.

L’opinione di un amico

Un amico inglese che da due anni partecipata alla famosa GF Strade Bianche (collegati alla pagina ENDU della manifestazione da qui) mi ha raccontato la sua esperienza sulla Slate dello scorso anno: “Il primo anno ho partecipato con la mia BMC da corsa e ho fatto molta fatica, specialmente in discesa, l’anno scorso, invece, in sella alla Slate, oltre al comfort, riuscivo a superare tutti in discesa e tu sai quanto io abbia paura della discesa…”.

L’unico difetto…

La verità: se dovessi acquistare oggi una bici “da corsa” non opterei per una classica dalle “ruote sottili”, ma per una gravel, per tante ragioni, in primis, per la sicurezza e il comfort.

Unico difetto: non provatela altrimenti sarà difficile non acquistarla!

Guarda anche il video di ENDU test.

 di Anna Celenta