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Sempre a tutta, o no?

Sempre a tutta, o no?

Sempre a tutta!!!
Un mantra che ci motiva a dare sempre il massimo in bicicletta, ma non un modo utile per ottimizzare la forma.

Andrea Toso

11 Giugno 2021

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Sempre a tutta!

Sempre a tutta è un mantra che spesso si sente o si legge tra noi ciclisti amatori.
Sempre a tutta!
Non si molla niente!
Sempre impiccati a cercare un Kom o almeno una medaglietta su Strava, la prestazione sembra debba essere sempre massimale.

Al contrario allenatori e studi ci insegnano come sia negativo spingere sempre al massimo, a qualsiasi età e con qualsiasi livello di forma. Controproducente, la verità scientifica è che spingere sempre al limite ogni maledetto allenamento sia controproducente.
La prestazione massimale è conseguenza di una preparazione accurata, di lavori svolti con controllo e recupero adeguato al nostro fisico.
La periodizzazione, annuale, mensile e settimanale, è fondamentale per migliorarsi in qualsiasi disciplina, ed il ciclismo non fa differenza. Sempre a tutta al contrario è gas aperto ad ogni uscita, sputare l’anima ad ogni salita, spingere al massimo ogni rettilineo, ma è utile?
Facciamo finta di essere dei ciclisti professionisti: pensare di preparare un grande Giro pedalando 200 km al giorno a media 40 km/h e con dislivello a 3 zeri sembra una sciocchezza, no?
Ecco, ridimensioniamo ai nostri talenti il concetto, pensando di voler preparare una Granfondo di 180 km, come possiamo organizzare l’avvicinamento a un evento speciale?

Non vogliamo né possiamo scendere nello specifico, non siamo allenatori e non proponiamo tabelle di allenamento, ma vogliamo lanciare un concetto di macro-cicli da affrontare, per arrivare con una preparazione utile, senza problemi fisici, ed energie ottimali. Sempre a tutta non è la giusta via.
Un allenatore serio e scrupoloso adatterà gli allenamenti al nostro stato di forma iniziale, magari pattuendo con noi obiettivi cosiddetti SMART: traducendo in italiano specifici, misurabili, realizzabile, rilevante, definiti nel tempo.
Vogliamo fare la Granfondo X, il giorno Y, con un cronometro migliore degli scorsi anni, diciamo mezz’ora.

Per arrivare al nostro obiettivo dovremo abbandonare l’idea di andare sempre a tutta, abbandonare le lusinghe dei report di allenamento e delle medagliette sui settori Strava, e iniziare un cammino programmato. Un primo periodo sarà necessariamente dedicato alla creazione del fitness aerobico, facendo un giusto chilometraggio a velocità (ancora meglio wattaggio) contenuto, magari addirittura abbandonando il dislivello.
Un secondo blocco sarà dedicato alla forza ed alla qualità, ed un terzo mirato alla preparazione specifica alla gara, con pedalate più lunghe ed a intensità maggiore.
Il tutto rispettando giorni di riposo e scarico, con pedalate leggere e brevi, abbandonando le competizioni con il proprio gruppetto di amici, le pedalate ignoranti su Zwift, incastrando semmai capitasse una pedalata tra amici, sapendo che se accelerassero troppo bisognerebbe farsi staccare…
I rulli invernali dovrebbero essere un tramite per i primi passi nella preparazione, non un invito ad andare sempre a tutta!

sempre a tutta

Insomma, torna un concetto agricolo, quello del maggese: dopo un periodo fertile bisogna far riposare la terra, cambiare coltivazione, per poi ripartire. E così bisognerebbe lavorare sul nostro fisico, lasciando i muscoli recuperare a fondo dalle fatiche massimali per preparare una gara o una stagione, accettando serenamente un decremento di forma, la perdita del peso forma, anche se è la parte più piacevole dell’off season.
Noi amatori, quanto professionisti, dobbiamo rispettare il nostro corpo e ricordarci che ogni anno che passa il tempo di recupero aumenterà, come il tempo per raggiungere la forma ideale, come il periodo di scarico a fine stagione.

Sempre a tutta!!! No grazie

 

Photo by paolo candelo on Unsplash