Quanto dura una scarpa da running

Quanto dura una scarpa da running

Andrea Toso

Vale un kilometraggio fissato a priori? Come posso sapere quando sia il momento di pensionarle? Il mio amico che corre forte dice che…

19 Marzo 2019

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Lentamente muore 
chi diventa schiavo dell’abitudine, 
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia di vestire un colore nuovo,
chi non parla a chi non conosce.

Questo brano, ispirato alla poesia attribuita spesso erroneamente a Pablo Neruda, ma scritta da Martha Medeiros, apre la parentesi odierna sulla vita delle nostre amate scarpe da running. Quanto durano? Vale un kilometraggio fissato a priori? Come posso sapere quando sia il momento di pensionarle? Il mio amico che corre forte dice che…

Lentamente muore la nostra scarpa da running, fedele compagna acquistata in negozio, sembra ieri che ne annusavamo quel buon odore di plastica nuova che ci invade i sensi quando apriamo a scatola; eppure è lì, con la suola abrasa, un buco sulla tomaia in prossimità dell’alluce, le asole dei passanti allargate, ma noi le vogliamo bene, ci ha accompagnato per n centinaia di km, ci abbiamo fatto la gara con PB…. Eppure sono da cambiare, hanno tutti i segni caratteristici per farcelo notare:

1) la suola è abrasa, quindi abbiamo perso una parte dell’ammortizzazione a forza di tutti i passi fatti, ogni atterraggio e spinta ne grattano via un po’, anche se non lo notiamo si consuma fino a ridurre 5 mm di tappetti in meno di uno. E non importa se siamo pronatori, neutri o supinatori, capita a tutti.

2) l’intersuola si è appiattita, ha perso la memoria elastica e quindi anziché tornare alla capacità ammortizzante originale rimane compattata, si vedono delle crepe all’altezza del malleolo interno della scarpa.

3) abbiamo bucato la tomaia con il movimento dell’alluce (siamo davvero sicuri che la misura ideale per noi sia davvero questa? Le unghie nere possono essere conseguenza di una allacciatura mal gestita!), abbiamo rotto il tessuto sul tallone usandole slacciate nel tempo libero, abbiamo rotto la conchiglia posteriore scalzandole allacciate e ri calzandole allacciate (il fatto che si riesca non significa che sia giusto!)

4) da qualche allenamento sentiamo un fastidio inusuale a polpacci,  ginocchia, schiena.

Ecco questi sono 4 segnali importanti per cui bisogna iniziare a domandarsi se sia ora di cambiare le scarpe e come capite sono davvero soggettivi. Una scarpa stabile avrà una vita diversa già da una neutra ammortizzata, che a sua volta sarà maggiore da quella di una intermedia, per non parlare di scarpe gara che i pro utilizzano one shot per la (UNA!) maratona. D’altra parte si capisce intuitivamente come più reattiva sia la scarpa, più delicata questa sia, se una suola ammortizza nonostante ci sia poco materiale elastico nell’intersuola, la suola avrà una mescola molto morbida, che si sgretolerà nell’arco di 50/60 km, estremizzando per le scarpe gara.

Se prendiamo in esame intermedie il discorso è molto simile, tant’è che lo stesso campione olimpico Stefano Baldini, unico europeo ad avere ottenuto scarpe personalizzate dal suo sponsor giapponese, da sempre consiglia di allenarsi con una scarpa ammortizzata, lui addirittura stabile, e sfruttare per lavori veloci o gara il vantaggio di calzature più leggere. Quindi nonostante una vita un po’ più lunga il chilometraggio sarà limitato e da monitorare con attenzione.

Alle scarpe ammortizzate e stabili invece possiamo chiedere di più, si possono pretendere tra i 500 e i 600 km, con le  solite variabili di buonsenso e riconoscimento dei propri limiti e talenti: se si pesa 90 kg il consumo delle scarpe sarà ben diverso da quello di chi ne pesa 70, come pure se la nostra corsa fosse perfetta il consumo sarà diverso da una meno efficiente, con passi trascinati e scarpe strusciate, quanto una corsa troppo saltellata porterà un consumo più veloce per tempi di contatto a terra maggiori.

E non ultimo dobbiamo anche valutare come stiamo trattando le nostre amate scarpe da running, lasciamo loro almeno un giorno di riposo post allenamento o le usiamo giorno dopo giorno senza soluzione di continuità? La memoria elastica viene ristabilita in circa 24h, e sarebbe (economia familiare permettendo) alternare almeno due paia di calzature così da non esaurire prima del tempo l’intersuola e allungarne la vita.

L’unico consiglio che ci sentiamo di dare è fissare una distanza massima per difetto e valutare man mano che si avvicina lo scadere se sia il caso di iniziare a ragionare su un altro paio o di procedere con le stesse, specialmente in preparazione di una gara massimale come una maratona. Se siamo dei runner compulsivi avremo delle app a  quantificare la nostra strada, e quasi sempre possiamo vincolarci le scarpe in uso, allenamento per allenamento. Un piccolo lavoro in più, vero, ma ci aiuterà ad anticipare infortuni o gare con scarpe troppo consumate o peggio, troppo nuove per non aver analizzato lo stato prima.

If you try walking in my shoes… (cit.)

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commenti

grazie Oscar, ti invito ad una riflessione fermo che alternare le scarpe già sia un bel modo di allungare la vita, ma tu rischieresti a raddoppiare sempre il timing per il cambio dell'olio della macchina? Può andare bene qualche volta, non è detto vada SEMPRE bene...

Andrea Toso - 2019-03-27 16:33:27

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