Valentina e la sua Grande Corsa Bianca

Valentina e la sua Grande Corsa Bianca

Laura Ugolotti

L’hanno fermata al 94° km ma se non lo avessero fatto, Valentina Pagnoncelli l’avrebbe vinta, la Grande Corsa Bianca, una traversata invernale in autosufficienza tra i parchi dello Stelvio e dell’Adamello: 170 km (e 6000mt+) lungo un giro ad anello tra Alta Valle Camonica e Alta Val di Sole, con partenza e arrivo a Ponte […]

23 Febbraio 2018

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L’hanno fermata al 94° km ma se non lo avessero fatto, Valentina Pagnoncelli l’avrebbe vinta, la Grande Corsa Bianca, una traversata invernale in autosufficienza tra i parchi dello Stelvio e dell’Adamello: 170 km (e 6000mt+) lungo un giro ad anello tra Alta Valle Camonica e Alta Val di Sole, con partenza e arrivo a Ponte di Legno.
La gara si può correre a piedi (eventualmente con le ciaspole) oppure in bicicletta.
Valentina ha scelto la prima possibilità.
D’altra parte lei viene dal mondo trail.

Valentina Pagnoncelli

“Ho iniziato a correre 4 anni fa – ci racconta – e all’inizio è stata solo fatica. Poco alla volta però ho iniziato ad aumentare i chilometri. Ho fatto il Cammino di Santiago, la Orobie Ultra Trail e nel 2017 sono arrivata al Tor des Geants. Ho capito che queste sono le mie distanze, perché sono gare che mi permettono di viaggiare dentro me stessa, alla ricerca di risposte”.

È questo che ha spinto Valentina a partire per la Grande Corsa Bianca.

“Avevo in testa tantissime domande che cercavano risposta. Ho chiamato lo psicologo ma non c’era, così mi sono iscritta. Sembra buffo ma è la verità e in fondo questa gara mi ha dato l’opportunità di fare una seduta con me stessa, di stare da sola e ascoltarmi”.

Valentina Pagnoncelli

Valentina in gara è partita bene, nonostante le ciaspole, che a causa della neve alta ha dovuto usare per 80 km, e uno zaino da 12 km sulle spalle.
“Abbiamo dovuto portare tutto, dal sacco a pelo alla pala e poi tanto cibo. Questo ha reso la gara ancora più dura”.

Valentina Pagnoncelli

Una gara durissima di suo, per la distanza, il dislivello. Con le crisi dietro l’angolo, per la fame e le gambe che non girano.
“Però stavo andando bene. Mi ero preparata per questa gara. Dopo il Tor mi ci sono voluti 2-3 mesi per recuperare, però poi qualche mese fa ho ripreso la preparazione, con tanto sci. Di solito faccio così: durante la bella stagione corro, più che altro trail, e d’inverno mi dedico allo sci d’alpinismo, che è allenante ma soprattutto mi permette di staccare a testa. Insomma, alla Grande Corsa Bianca sono arrivata pronta e non c’erano molte avversarie temibili: quella che era prima si è ritirata, così mi sono ritrovata in testa”.

Le condizioni meteo, però, hanno cambiato le regole del gioco.
La neve ha iniziato ad aumentare e così anche il ritardo degli atleti. A causa di una slavina, poi, il percorso è stato allungato di 8 km.
“E, nonostante tutto, gli organizzatori non hanno allargato i cancelli, come sarebbe stato sensato fare. Ci hanno fermati al 94° km, convinti che non saremmo riusciti a rispettarli”.
Risultato: su 70 partenti sono arrivati in 11. E di questi, nemmeno una donna.

Ritirarsi da una gara ci sta, può succedere. Una scelta a volte difficile, spesso coraggiosa, ma può succedere. Doversi ritirare per un’imposizione, però, è diverso.

“In un primo momento, lo ammetto, ho pensato… va bene così. La stanchezza era tanta e comunque la decisione non dipendeva da me. Poi però, a mente fredda, il rammarico c’è stato. Ce la potevo fare, ne sono convinta. O comunque avrei potuto provarci. Perché fino a quel momento ce l’avevo davvero messa tutta”.

Poco male, tanto Valentina ha ottenuto da questa gara la cosa più importante: del tempo per se stessa, con se stessa e le risposte a tutte le sue domande.

E, soprattutto, tra non molto ripartirà per il prossimo viaggio.

“A marzo ho in programma due trail, poi la Lut e la Orobie Ultra Trail”.

Con buona pace dello psicologo.

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