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Omar di Felice racconta la prima parte del suo The Artic World Tour

Omar di Felice racconta la prima parte del suo The Artic World Tour

Abbiamo intervistato il nostro ambassador Omar di Felice che ha completato la prima parte della sua sfida estrema nelle terre artiche, denominata “The Artic World Tour”. Segui la sua avventura con ENDUlive!

Silla Gambardella

24 Febbraio 2022

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L’ultracyclist Omar di Felice ha completato la prima parte della sua sfida estrema nelle terre artiche, denominata “The Artic World Tour”.

Come avevamo già raccontato in un precedente articolo su ENDU channel, si tratta di un viaggio in bici in solitaria e in autonomia lungo e attraverso le tre linee di demarcazione dei confini artici.

Omar ha gia pedalato per circa 2000 chilometri, metà dei 4000 km previsti per questa avventura. I primi 800 li ha percorsi in Russia, attraverso la regione della Kamchatka. La Kamchatka è una penisola che si trova all’estremo nordest della Russia ed è uno dei luoghi più remoti e incontaminati del paese. Poi Omar ha percorso altri 1200 km in Lapponia, attraversando Russia, Finlandia, Svezia e Norvegia. 

Se è vero che Omar viaggia in solitaria, è possibile seguirlo e “fargli compagnia” a distanza seguendone la rotta in diretta su ENDUlive, il sistema di live tracking realizzato da ENDU che permette di visualizzare costantemente la posizione di Omar sulla mappa.

Proprio ora che Di Felice si trova sull’isola Svalbard e si appresta a iniziare la seconda parte del viaggio, lo abbiamo contattato telefonicamente e ci siamo fatti raccontare da lui come è andata questa prima parte di avventura. 

“In Kamchatka ho trovato condizioni meteo difficili. Nei primi giorni ci sono state forti bufere di neve e alcune strade sono state chiuse al traffico. Nei primi due giorni non ho potuto muovermi fuori dal centro abitato di Mormansk. Poi, quando la bufera si è un poco placata, mi sono finalmente immerso nello scenario fiabesco di questi paesaggi ed è iniziata la mia avventura”.

Segui Omar su ENDUlive

Cosa ti porta a scegliere di affrontare questo genere di esplorazioni? 

“La ricerca della solitudine, dei bei paesaggi, di zone incontaminate. E ancora: la ricerca di condizioni estreme e il desiderio di mettermi alla prova su questi terreni difficili. Pedalare col freddo è sempre difficile. Già a zero gradi un ciclista soffre. Se poi le temperature scendono a -20, -30, -40 gradi, allora tutto è più complesso. Nemmeno le bici sono studiate per queste temperature. Ma la sfida è proprio quella di abbattere un limite e arrivare ovunque, esplorare anche l’apparentemente inesplorabile”. 

Momenti particolari?

“Il passaggio del confine via terra tra Russia e Finlandia. Quel giorno stavo male fisicamente. Probabilmente ho avuto un’intossicazione alimentare. O forse la tappa di 250 km del giorno prima, svolta tutta al freddo, ha messo a dura prova il mio fisico. Fatto sta che non stavo per nulla bene e in quelle condizioni sono stato fermato dalla polizia russa. Le nuove restrizioni governative dovute alla crisi ucraina hanno imposto il divieto di attraversare il confine via terra in autonomia. Si può fare solo con dei permessi speciali, e scortati dalle autorità. E infatti ho dovuto aspettare che la polizia mi accompagnasse fino all’uscita della dogana. 

Pedalare a -34°C non è per niente facile

 

E da lì sei entrato in Finlandia, iniziando la pedalata in Lapponia.

“Il giorno dopo avevo recuperato fisicamente. Anche le condizioni meteorologiche sono migliorate. Qui le persone parlano inglese. E ogni 80-100 chilometri si trova un villaggio con delle cabin dove dormire (le cabin sono una sorta di bungalow in legno dove i viaggiatori possono sostare durante la notte e riscaldarsi con una stufa). Niente più bufere di neve. Soltanto le temperature sono scese drasticamente. Se in Russia c’erano -10, -15°C, in Lapponia il termometro ha segnato anche i -35°C.”

In perfetta “Zona Omar”. Come si pedala sulla neve?

Cambia l’attrito, la velocità, la stabilità del mezzo. Se la bici è carica di attrezzatura come nel mio caso, la stabilità è messa a dura prova. In questa prima parte di viaggio ho utilizzato una biciclettta Wilier gravel con coperture chiodate. Fa molta differenza pedalare sulla neve soffice, sulla neve compatta o sulla strada ghiacciata. A seconda delle condizioni del manto stradale, occorre modulare la pressione delle gomme. A vedermi pedalare nei miei video, sembra facile, ma occorre molta domestichezza. Io sono abituato a pedalare sulla neve da oltre 10 anni. Ma le mie prime esperienze di guida non sono state facili. Di anno in anno, ho affinato la tecnica”. 

Che emozione si vive di fronte a un’aurora boreale?

Pedalare sotto le luci e i colori dell’aurora boreale è qualcosa di magnifico. Ogni volta è come se fosse la prima volta. L’aurora è capace di alleviare tutte le sensazioni di fatica della giornata. Per un attimo dimentichi anche i fastidi del freddo.

Aurora boreale nelle Isole Svalbard

La prima aurora boreale di questo viaggio l’ho vista a Murmansk, in Russia, durante la prima tappa. Avevo già percorso più di 200 km ed ero stanco e infreddolito. Appena l’ho vista, mi sono fermato ad ammirarla, ho scattato qualche foto e girato un video. In quel momento, mi sono dimenticato di tutta la fatica. 

Il tuo viaggio nasce anche con uno scopo ambientalista.

“Già. Quest’avventura rientra in un progetto più ampio denominato Bike to 1.5°C Project, in collaborazione con Italian Climate Network, un’associazione che nasce con l’obiettivo di rafforzare la lotta ai cambiamenti climatici attraverso la divulgazione di contenuti scientifici consolidati. Io cerco di raccontare le criticità degli ambienti Artici attraverso le mie avventure. Ne faccio esperienza diretta. Poi, durante il mio viaggio ho inserito delle dirette live in cui dialogo con alcuni scienziati climatologi cercando di portare consapevolezza su questi temi”. 

Ora sei sulle Isole Svalbard. Come si svolgerà la prossima parte del tuo viaggio?

“Ho lasciato la bici gravel a Tromsø, in Norvegia, e mi sono fatto inviare da Wilier una fatbike. Ho collegato alla bici una slitta per caricare tutta l’attrezzatura necessaria. Le sole borse da bikepacking non erano più sufficienti. Da qui in avanti, sulle Svalbard ma soprattutto in Groenlandia, sarò completamente nel nulla e dovrò essere autonomo per molti giorni consecutivi. Dovrò portarmi del carburante per accendere un stufetta. Avere con me tutto il cibo necessario e cucinarlo. E poi: tenda e sacco a pelo pesante.” 

Foto aerea – Omar Di Felice

 

Attrezzature particolari?

“In caso di tempesta di neve o di fondo poco compatto, potrebbe essere difficile pedalare. Per cui dovrò proseguire a piedi e trainare la bicicletta. Ho con me le ciaspole, delle racchette da neve, dei bastoncini e un imbragatura per legare la bici.” 

Dormirai sempre in tenda?

“Avrò con me una tenda Ferrino che sarà la mia casa quando non pedalerò. Tuttavia alle Isole Svalbard è vietato dormire all’aperto da soli. Non lo autorizza il governo, per questioni di sicurezza, data anche la presenza dell’orso polare. Per questo sarò seguito da una guida (lo impone la legge!) che la sera verificherà la sicurezza del luogo scelto per campeggiare e mi dirà dove potrò fermarmi e dove no. Sulla mia traccia ci sono anche un paio di cabin e conto di fermarmi lì. Sono circondate da filo spinato per tenere alla larga gli orsi durante la notte. 

In Groenlandia invece il pericolo degli orsi è minore e sarò da solo. Seguirò l’Artic Circle Trail, un trail di circa 200 km.” 

Cosa ti aspetti da qui in avanti?

“Mi aspetto temperature tra i -20°C e i -40°C. Certo, sono due scenari completamente diversi. A queste latitudini, due gradi in più o in meno fanno davvero la differenza. Anche per il consumo energetico.”

A noi non resta che seguire Omar sui suoi canali social e ovviamente in diretta su ENDUlive, pedalata dopo pedalata!

 

Silla Gambardella


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