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Omar Di Felice: il suo cicloviaggio in Islanda

Omar Di Felice: il suo cicloviaggio in Islanda

Da sempre la bici è la mia compagna di vita e di esplorazione. È la cosa che amo maggiormente, ti da la possibilità di vedere il mondo alla giusta velocità.

Omar Di Felice

08 Settembre 2021

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Mi sono innamorato del ciclismo da ragazzo e questo ha fatto si che tra me e la bicicletta si sia instaurato un forte rapporto di condivisione per quanto riguarda tutto ciò che gira intorno alla mia vita. Il mio legame con essa non si limita alle competizioni, alle gare di Ultracycling, la mia è una vera e propria passione.

Da sempre la bici è compagna di vita e di esplorazione, è il mezzo che ho scelto per muovermi nel mondo. È la cosa che amo maggiormente, ti da la possibilità di viaggiare, girare e vedere il mondo alla giusta velocità. In auto non riesci a cogliere tutte le peculiarità di un territorio, e a piedi non riusciresti a coprire le giuste distanze. Ritengo così la bici il mezzo ideale per esplorare un territorio.

Ora mi trovo in Islanda in vacanza, anzi in ciclovacanza!

Ho deciso di tornare qui, in Islanda, che è un’isola relativamente piccola ma trae in inganno in quanto al di là della Ring Road, l’unica strada asfaltata che copre tutto il perimetro dell’isola (che ho già fatto parecchie volte in inverno), sono presenti una serie di piste interne (o aree) come ad esempio i fiordi occidentali o orientali (ad esempio penisola di snaefellsnes) che sono molto complesse e lunghe da scoprire. Ogni volta che trono in Islanda decido di dedicarmi all’esplorazione di una determinata area e a tutte quelle che sono le particolarità di quel posto.

 

 

Durante questo viaggio volevo imbattermi in quelle che erano le piste interne, nello specifico la pista F35 di Kjolur che passa tra due ghiacciai ed è una delle piste più remote che ci sia in Islanda. Consente di entrare veramente a contatto con la natura, in 300km di pista esiste solo un rifugio ufficiale.

 

 

Atterrato a Keflavik ho lasciato in hotel il surplus, ho caricato le borse da bikepacking e sono partito verso la pista (da sud verso nord), poi una volta fatta ho deciso il mio intinerario in base alle condizione meteo, considerate che gli ultimi giorni avevo un vento laterale di circa 90km/h. Ogni mattina pianificavo così il mio percorso facendo una piccola traccia su komoot, iniziavo a pedalare con calma dopo colazione terminando nel pomeriggio quando sentivo di volermi fermare alla ricerca di un posto dove dormire e di godere soprattutto delle meraviglie naturali che offre l’Islanda, come ad esempio le sorgenti calde di acqua termale.

Per quanto riguarda i materiali ho utilizzato una bici da gravel, la Wilier Jena con cui ormai da tantissimi anni affronto le mie avventure, tra l’altro è questa bici è stata progettata da me insieme all’innovation lab di Wilier proprio calandola su una delle mie avventure, l’avventura invernale in Canada nel 2018.

 

 

Ho scelto di mettere delle ruote da 650 b quindi 27,5 con una sezione molto più larga, un battistrada largo e tassellato mi ha dato la possibilità di passare velocemente dall’asfalto allo sterrato senza particolari problemi.

Per il resto avevo un set-up da bikepacking molto semplice: una borsa nel sottosella molto capiente da 15 l della pro bikeGear dove andavo a mettere gli indumenti per la sera e poi avevo tutti i vari accessori per le intemperie (in Islanda sono la norma).

Avevo poi una borsa della sul tubo del telaio dove avevo inserito i ricambi per la bici quindi il kit per le forature, una paio di raggi e il caricatore del cambio elettronico e in fine avevo una borsa sul manubrio, dove avevo inserito la tenda che porto sempre con me come “bivacco d’emergenza” e uno zainetto con macchina fotografica, drone e un piccolo sacco a pelo.