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Omar Di Felice al campo base dell’Himalaya a quota 5364 in invernale

Omar Di Felice al campo base dell’Himalaya a quota 5364 in invernale

Omar Di Felice ci ha dedicato qualche minuto del suo riposo al campo base dell’Himalaya per raccontarci la quotidianità di questo viaggio, 1294 chilometri e 34586 m D+

Andrea Toso

11 Marzo 2021

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Abbiamo seguito con ansia e passione l’impresa di Omar di Felice, ambassador di ENDU, alla prese con la prima spedizione invernale per raggiungere il campo base dell’Himalaya a quota 5364 metri.

Lo abbiamo seguito grazie al tracciamento GPS di ENDUlive oltre che attraverso i suoi report giornalieri dalle sue pagine social, Instagram e Facebook.

Omar da grande uomo qual è, oltre che personaggio, ha gentilmente risposto a qualche domanda che gli abbiamo posto da parte a parte del mondo.

Ciao Omar, ovviamente complimenti per l’impresa, come è stato vivere in solitaria questo viaggio, come lo hai vissuto?

Intanto grazie! Diciamo che quando c’è la passione, come sanno bene tutti gli utenti di ENDU, le cose vengono più facilmente. Il segreto è sempre fare le cose con questo grande fuoco, che ti allevia un po’ la fatica e riassesta le difficoltà.

Analizzando questa avventura diciamo che il bikepacking in solitaria oltre al pedalare richiede la gestione della giornata: quando tu sei completamente da solo in assetto backpacking, le tue energie non sono spese solo pedalando ma anche nella fase di organizzazione. Dalla mattina, organizzare il bagaglio, pedalare tutto il giorno pensando a trovare punti di sosta, un punto dove fermarsi.
In questo devo dire che rispetto ad esempio al deserto del Gobi (avventura 2020 vissuta proprio in questo periodo) il Nepal è un paese pieno di villaggi. Questo ha fatto sì che io abbia sempre trovato un tetto sotto cui ripararmi e non notti in tenda come nel Gobi. Di contro c’è anche da dire che i “tetti nepalesi” sono tutti totalmente privi di ogni forma di riscaldamento. Paradossalmente ho dormito alla stessa temperatura esterna… Ti dico gli ultimi giorni ho dormito anche a -8-10 ° .

La giornata solitamente era: sveglia presto perché non riuscivo a dormire con quel freddo, la prima cosa che facevo era imbottirmi e partire in bici, non prima di una veloce colazione nella casa in cui ero ospite. Tutto il giorno a pedalare cercando di sfruttare al massimo le ore di sole, quelle in cui mi poteva scaldare maggiormente.

Hai mai avuto paura per la tua sicurezza, come hai vissuto i passaggi delicati in autonomia?

Per quanto riguarda la sicurezza diciamo comunque il Nepal è un paese molto sicuro ci sono stati passaggi difficili in alta quota, ovviamente non ci sarebbe stato nessuno cui mi sarei potuto aggrappare in caso di emergenza.
In alcuni casi mi avete visto nei video trascinare la bici sul ghiaccio con la neve alta. Ho fatto dei passaggi quasi da alpinismo, e l’ultimo tratto invece quello che mi ha condotto al campo base era veramente veramente tecnico, bici in spalla perché il sentiero ha richiesto di essere scalato per il  60% e solo un 40% pedalato.
Oltretutto camminavo con le scarpe da ciclismo, da mountain bike con la racchetta e non è stato proprio il massimocon il fondo in pietre, questo mi ha rallentato ulteriormente.

Da casa come vivono queste tue avventure?

Il sistema ENDUlive con chip GPRS, abbinato ai due Garmin inReach, mi permetteva di mandare sempre il segnale della mappa, da casa mi potevano sempre localizzare, sia fidanzata che i miei tifosi, non soltanto per una questione di Live trekking e veridicità dell’impresa.
Quando il puntino non si muoveva per un po’ di tempo non voleva dire che fosse successo qualcosa, a casa ricevevano un sms un Garmin InReach, avvisando li facevo stare tranquilli:
“guarda mi sono fermato” “guarda sto cercando dell’acqua” “guarda ho un problema meccanico”… così via

Oltre alla sicurezza personale, alla tracciabilità dell’impresa, ci tengo a non far stare in pensiero a casa.

Grazie Omar, seguirti è sempre un piacere per noi appassionati di ENDU.

Una nota comica, in un paio di commenti social hanno accusato Omar di aver imbrattato un sasso al campo base per scrivere EVEREST BASE CAMP 5364, al che ha replicato “ma secondo te, peso e limito ogni genere primario per essere autosufficiente, e mi porto una bomboletta per 1294 chilometri e 34586 metri di dislivello???”