Preparazione » Allenamento » Preparazione » No Draft nel triathlon, un ritorno al passato
No Draft nel triathlon, un ritorno al passato

No Draft nel triathlon, un ritorno al passato

Il Covid19 obbliga per qualche mese le partenze in rolling start e la bici no draft, un ritorno al passato che premia qualità e capacità di adattamento

Davide Labanti

22 Aprile 2021

2

No draft: possiamo definirlo un ritorno alle origini? Esulteranno i pionieri del triathlon?

Il Covid-19 ci impone un’ennesima riflessione sulle nostre amate competizioni (quelle che si svolgeranno).

Partenze scaglionate e no draft, nella quasi totalità degli eventi anche i cosiddetti ‘corti’, (escluse alcune competizioni internazionali) presentano ai Coach una parziale revisione dei modelli prestazionali da proporre ai propri atleti.

Si partirà ancora dal nuoto?
Sì, ovviamente.

Ci saranno le botte per accaparrarsi le posizioni migliori, le bracciate nella schiuma?
Forse non proprio.

Ognuno avrà più spazio per una nuotata più efficace, non ci saranno più gli imbuti alla prima boa o le bevute colossali provocate da un anomalo movimento al proprio fianco e, presumibilmente, varieranno un po’ le caratteristiche della distribuzione dello sforzo all’interno della frazione.

no draft

La dinamica della frazione natatoria, con partenza di gruppo, era certamente molto sbilanciata per intensità nella prima e nell’ultima parte, mentre ora può essere gestita in maniera più equilibrata e consone alle caratteristiche peculiari di ognuno.  Persistono ancora le differenze in base al livello di qualificazione degli atleti, ma la forza e la capacità di nuotare in continuità con una buona rotta, assumono sempre la stessa importanza nella costruzione di una performance.
Rimando ad un prossimo futuro l’approfondimento sugli esercizi di C1, C2 ecc.., sulla quale ho dibattuto e si dibatte con alcuni colleghi.

Finito di nuotare si esce dall’acqua a tutta velocità e si inforca la bicicletta. (Le transizioni le analizzerò successivamente.).

no draft

Per una solida frazione di ciclismo bisognerà analizzare, oltre alle capacità tecniche e tattiche di ognuno, anche i percorsi che si affronteranno.
Ricordiamo che non sarà possibile rifiatare per qualche secondo a ruota, o anche tutta la frazione, sfruttando il lavoro di altri in scia, bisognerà quindi accrescere le proprie capacità di conduzione della bicicletta per risparmiare energie preziose.

A cosa mi riferisco?

Alla gestione delle potenze o velocità critiche.

In base alla declinazione della distanza da affrontare no draft, e della conformazione del percorso, potremo costruire un percorso orientato al miglioramento delle capacità tecniche e metaboliche.
In un percorso multi-lap, ad esempio, sono presenti diverse espressioni della forza, derivanti dalla necessità di trasformare in lavoro meccanico i vari meccanismi metabolici:

– Anaerobico Lattacido e Alattacido durante un rilancio per un giro di boa;

– Potenza Aerobica per una salita o per un sorpasso, (perché ricordiamoci che ci sono regole per i sorpassi);

– Soglia e Capacità aerobica per il resto delle dinamiche, sempre in relazione alla distanza che dovremo affrontare.

Tutto questo condito dalle abilità tecnico-tattiche e di distribuzione dello sforzo, per farci rendere al meglio nell’ultima frazione.

Parliamo delle transizioni: T1 nuoto/ciclismo e T2 ciclismo/corsa.

Le transizioni sono dense di aspetti metabolici, coordinativi e psicologici.
Sono caratterizzate da fasi anaerobiche, presuppongono la capacità di eseguire più gesti contemporaneamente, abilità di conduzione della bicicletta mentre si corre, fasi cruciali nelle quali perdere tempo può, a volte, costare molto.
Bisogna mantenere lucidità anche in caso di errori ed essere pronti per una eventuale, immediata, correzione.

 

I metodi di allenamento di questa “nuova era” non saranno rivoluzionari, tranne per la necessità di creare un terreno fertile per essere in grado, durante la gara, di “sbrigarsela” un pochino più da soli.

Un obiettivo SMART potrebbe essere costruire abilità e capacità necessarie per il controllo tecnico della corsa in condizioni di affaticamento, così da ridurre il gap prestazionale della stessa tra ‘secco’ e post frazione ciclistica.

In conclusione, pongo l’attenzione sulle componenti organizzative, tecniche e condizionali da proporre ai propri atleti, che necessariamente vanno stimolate, attraverso varie esercitazioni tecniche e metaboliche, anche in combinato, a seconda degli obiettivi che si vuole vengano raggiunti.

Noi Coach dovremmo ispirare gli atleti a tutto tondo e farli ragionare sui propri obiettivi personali: un tecnico non viene valutato per le sue abilità o capacità specifiche, ma piuttosto per la capacità di trasferire e semplificare queste ai propri allievi.

Pronti per la prossima gara?