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Nike ricerca l’impossibile: la maratona sotto le 2 ore

Nike ricerca l’impossibile: la maratona sotto le 2 ore

Nel settembre 2014 alla Maratona di Berlino il keniota Dennis Kimetto segnò il record mondiale, tagliando il traguardo in 2 […]

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15 Dicembre 2016

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Nel settembre 2014 alla Maratona di Berlino il keniota Dennis Kimetto segnò il record mondiale, tagliando il traguardo in 2 ore, 2 minuti e 57 secondi.

Per chi non pratica podismo potrebbero sembrare numeri insignificanti, ma non per chi è consapevole del fatto che una maratona è lunga 42 km, senza considerare le eventuali asperità del terreno, le condizioni atmosferiche, ecc. ecc.

Insomma, 42 km che, per stare nelle due ore, o poco più, come il recordman keniota, vanno corsi con una media oraria impossibile per quasi ogni essere umano: circa 21 km/h di corsa (non in moto né in bici, ndr).

Kimetto superò la Porta di Brandeburgo con il viso agonizzante, in una giornata di sole, e superò di 26 secondi il record di Wilson Kipsang, ma il quesito rimane:

Si può correre una maratona sotto le due ore?

Una ricerca scientifica condotta da Nike sta cercando di dare una risposta, raggiungendo ciò che finora è ritenuto impossibile. Il progetto, allo studio da circa due anni, si chiama Breaking2 (letteralmente “rompere le due”, ndr).

L’obiettivo è quello di rompere il muro delle due ore durante una maratona programmata per la primavera del 2017. Se il tentativo avrà successo sarà una grande avvenimento per l’intero mondo sportivo.

La Nike ha definito questo progetto “Missione su Marte” e il team composto da designer, scienziati, allenatori e statisti stima che, su un percorso studiato appositamente, in una location ben precisa, con atleti di prima classe mondiale, la missione potrebbe diventare possibile.

Il progetto di Nike

L’azienda ha convocato tre runner:  il recordman mondiale di mezza maratona, l’eritreo Zersenay Tadese; l’etiope Lelisa Desisa, due volte vincitore della maratona di Boston e il miglior maratoneta al mondo a oggi, nonché vincitore delle ultime olimpiadi di Rio, il keniota Eliud Kipchoge.

I tre atleti hanno superato un processo di selezione che teneva in considerazione non solo i loro tempi migliori, ma anche il loro potenziale di miglioramento.

Nel frattempo, il team di scienziati, ingegneri, fisici e allenatori stanno lavorando per cercare di far fronte a qualsiasi fattore possa rallentare i maratoneti. Stanno prendendo in considerazione sia l’aspetto aerodinamico dell’abbigliamento sportivo quanto la loro alimentazione e, naturalmente, il loro metodo di allenamento. Da non trascurare, naturalmente, l’aspetto, la taglia e anche il comfort delle scarpe oltre che la forma e le caratteristiche del percorso. Qualsiasi cosa che, potenzialmente, possa avere un impatto negativo sulla performance del maratoneta viene ripensato e ri-progettato, con l’obiettivo finale di “ammazzare il tempo” e scrivere una pagina della storia dello sport mondiale.

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Fonte: wired.com

Traduzione e rielaborazione a cura di Anna Celenta

Photo credits: Joshua Rainey Photography/Shutterstock.com