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MonferRun, la mezza tra le colline dell’astigiano

MonferRun, la mezza tra le colline dell’astigiano

Amo il Monferrato, ufficiale. Lo amo. Amo queste colline, amo i filari delle vigne, amo gli agnolotti e amo correre i […]

Running Charlotte

27 Febbraio 2017

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Amo il Monferrato, ufficiale. Lo amo. Amo queste colline, amo i filari delle vigne, amo gli agnolotti e amo correre i saliscendi dolci di queste terre.

Amo il Monferrato, soprattutto quello astigiano.

La nuova proposta podistica targata “Asti” si chiama MonferRun, una 21 km tra Canelli e Nizza Monferrato che lascia nelle gambe l’acido lattico del terreno dolcemente mosso e negli occhi il sole della campagna.

Il 26 febbraio è andata in scena la prima edizione di questa mezza maratona omologata Fidal, perfetta per chi ama lo sforzo muscolare come me. Partenza dalla Piazza di Canelli, provincia di Asti, territorio patrimonio dell’Unesco e terra natale del Moscato d’Asti, per un giro di boa a Nizza Monferrato, terra di grandi Barbera.Monferun

Percorso “dolcemente mosso”, con 40 metri di dislivello positivo (così dice il mio Garmin), distribuiti tra le curve di questa campagna magnifica, ricca, florida, rilassante.

Inizio la gara senza pensare troppo, anzi, senza pensare per niente, assestandomi facilmente su un ritmo intorno ai 4’30” al km. I primi 4 volano tra la folla (più di 600 gli iscritti alla prima edizione), per lasciarmi alla prima (ed unica) vera salita al 4° sola e rilassata, a correre lungo questa strada asfaltata tra le cascine.

Giri la curva e un noccioleto mi riporta ricordi che amo, ne gira un’altra e una cascina cerulea mi strappa un sorriso. Settimo chilometro per arrivare, chiacchierando con amici che non vedevo da tempo a Calamandrana, paese di poche anime e tanti ettari di terre coltivate. Continuo con costanza a segnare il battito dei piedi come un metronomo.

Il territorio e la mia prestazione

Spesso, durante le gare, mi capita di pensare che sia il territorio a influenzare la mia prestazione. Qui mi sento accolta, a casa. Riconosco nelle architetture naif delle case quell’infanzia di cui ho nostalgia. Saluto quelle donne in grembiule a fiori che spiano i concorrenti da dietro ai cancelli, mentre i loro cani abbaiano eccitati. Volti che riportano alla mia mente profumo di sugo di pomodoro cotto lentamente, domeniche di festa dove l’insalata russa era il must e gli agnolotti la tradizione.

Monferun

Guardo queste cascine, dai muri rosso mattone e gli ingressi rialzati di tre gradini come brutte copie di case coloniali e vedo ancora loro due, i nonni, che aspettano l’arrivo dell’auto sull’uscio. L’unica tentazione che ho per fermarmi è quella di affondare le mani nella terra grassa dei campi arati.

Al dodicesimo chilometro il passaggio a Nizza Monferrato risveglia la mia mente dai ricordi, strappandomi a quella dolcezza e facendomi sentire la fatica. Ma so che la città finirà presto e il sole saprà di nuovo di erba e asfalto umido. Aspetto il diciassettesimo chilometro come un vecchio aspetta la morte. A testa alta. Ma il muro non arriva che al ventesimo, quando rientriamo tra le case di Canelli.

Il sogno finisce, il traguardo arriva.

1 ora e 33 minuti e 00 secondi. Un tempo che ad oggi è il mio personale, un’ora e mezza abbondante tra passato, presente, campi e colline. Lascio il chip agli organizzatori, i più sorridenti degli ultimi tempi, che in cambio mi porgono una bottiglia di Barbera che mi apre un sogno. Mi mancava questa terra, in cui ho ancora le radici così tanto piantate. Mi godo il pranzo, ricercando nel ripieno degli agnolotti lo sguardo amorevole e le mani rugose di nonni tanto amati.

Sono figlia di questa terra, figlia del Monferrato.

MonferRun vi aspetta alla prossima edizione, altrettanto ben organizzata, altrettanto accogliente.

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