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Correre una maratona: un’esperienza piena di emozioni

Correre una maratona: un’esperienza piena di emozioni

Ogni maratona è a sé, unica e irripetibile. Ogni maratona racconta la sua storia e rimane dentro se stessi un ricordo diverso, magari simile, ma sempre inimitabile.

Eleonora Corradini

24 Novembre 2021

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La maratona è sempre una gara speciale.
Ne ho corse tante negli ultimi anni, più di centocinquanta comprese le ultramaratone.
Ogni maratona è a sé, unica e irripetibile. Ogni maratona racconta la sua storia e rimane dentro se stessi un ricordo diverso, magari simile, ma sempre inimitabile.

La maratona è questa, un viaggio possibile per tutti, ma abbastanza difficile da renderci personalmente orgogliosi di noi stessi e, di conseguenza, è in grado di donarci felicità.
Solitamente si tende ad enfatizzare e a ricordare con maggior piacere le maratone in cui il cronometro si è fermato presto. Si tende a ricordare la maratona del “personale” e quella più veloce. Io invece, se proprio devo fare una classifica di preferenze, su quale sia stata la mia maratona più bella, metterei in cima alla lista l’ultima: Roma, 19 settembre 2021.

A livello cronometrico è stata la maratona più lenta che abbia mai corso, ma la realtà è che ho percorso 42 km e 195 metri dopo due mesi e un giorno dal parto e raggiungere il traguardo è stata la mia più grande soddisfazione sportiva, visto che ciò non era per nulla scontato alla partenza.
Ho deciso soltanto 7 giorni prima di partecipare alla gara di casa, alla maratona a cui partecipo ad ogni edizione dal 2015. Era troppa la voglia di tornare, troppa la voglia di correre e vivere questo viaggio nella mia città natale.

Il percorso della maratona di Roma è sicuramente tra i più caratteristici del mondo.

Si attraversa la città nei vari quartieri, si percorrono le piazze più belle della capitale, si fronteggia e si costeggia Piazza San Pietro. L’arrivo ai Fori Imperiali con sullo sfondo il maestoso Colosseo, rende il traguardo ancora più magico.
Il percorso è comunque abbastanza tecnico e particolarmente complicato, soprattutto nell’ultima parte di gara, per i sanpietrini che compongono il manto stradale.

 

 

Per preparare questa maratona, come tutte le altre del resto, bisogna seguire alcuni utili accorgimenti:

  • Allenarsi almeno per 4 volte settimanali percorrendo un minimo di 70-75 km.
  • Potenziare con circuiti o corpo libero, o con attrezzi da palestra, le proprie fasce muscolari, non solo quelle degli arti inferiori.
  • Praticare almeno 1-2 allenamenti settimanali inserendo “qualità” all’interno dell’esercitazione. Ripetute, brevi o lunghe, miglioreranno la soglia anaerobica, la resistenza e quindi la prestazione.
  • L’alimentazione quotidiana e quella durante la gara deve essere curata. Più si avrà cura di essa e più la si testerà negli allenamenti lunghi, più probabilità di buona prestazione avremo il giorno della gara.
  • Il riposo è fondamentale, tanto quanto l’allenamento stesso.

 

Leggi anche: “Allenarsi per la maratona: sei consigli”

 

 

Dopo una gravidanza trascorsa senza mai correre, a causa di malesseri insistenti, e dopo 63 giorni dal parto, allattando e allenandomi veramente poco in questo breve lasso di tempo, ricevere la medaglia da finisher è stata un’emozione enorme, che ha reso questo traguardo davvero unico.
Unico perché tutta la maratona è stata una catapulta di emozioni che non vivevo da tanto tempo; la paura di non farcela a raggiungere quanto desiderato, la gioia incontenibile dell’arrivare.
Ho vissuto questo viaggio, dal primo all’ultimo metro, insieme a mio padre e insieme al padre di Enea, nostro figlio.Ci siamo sostenuti a vicenda, mi hanno incoraggiato maggiormente negli ultimi 12 km, i quali sembravano non terminare mai. Duri, durissimi, perché l’inattività e la mancanza di preparazione si sono fatti sentire, ovviamente, nell’ultima parte di gara.

Vivere insieme a loro due tutto il percorso è stato vivere quel qualcosa in più, quel qualcosa di decisivo per rendere questa gara indimenticabile..in realtà, però, ciò che rende per me  “Roma 2021” la mia maratona più bella (e quindi indimenticabile), è l’arrivo insieme ad Enea, mio figlio.

Nel rettilineo finale l’ho visto in braccio alla nonna; mi sono avvicinata alle transenne, me lo sono fatto passare di mano, e tutti insieme abbiamo tagliato il traguardo finale.
In quel momento ho pensato che nulla potevo chiedere di meglio; ero li, alla fine di un altro viaggio, questa volta molto ma molto più difficile di altre esperienze, goduto al cento per cento in ogni momento, insieme ad alcune persone importantissime per me e insieme a mio figlio da poco nato, nella mia città natale.
E’ stata una piccola rinascita, un tornare per non andare via più.

La mia maratona più bella è stata questa, perché nelle gare non sempre conta il risultato o la super prestazione, conta molto molto altro e “superare il concetto di superamento mi fa stare bene”, come canta Caparezza, è capace di rendere questi 42 km e 195 metri davvero magici.


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