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Linda & Silvia, ovvero le Cicliste per Caso

Linda & Silvia, ovvero le Cicliste per Caso

Linda & Silvia (in rigoroso ordine alfabetico), ovvero le “Cicliste per Caso”. Due ragazze che si divertono a viaggiare in bicicletta per scoprire il mondo e scovare storie, che poi raccontano sul loro blog, nei loro video e… su Amazon Prime e Netflix

Silla Gambardella

30 Settembre 2022

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Proprio così, avete letto bene: Amazon Prime e Netflix: famoso il docu-film Grizzly Tour sul loro viaggio dal Canada al Messico. Viaggiano per passione, per curiosità e anche per ispirare altre donne.
Le abbiamo intervistate e ci siamo fatti raccontare la loro storia e filosofia di viaggio.

 

Come sono nate le Cicliste per Caso?
Silvia: Siamo ufficialmente nate nel 2015, dopo il nostro primo vero viaggio in bici, in Patagonia. Veniamo entrambe da un passato sportivo. Io giocatrice di basket professionista, Linda appassionata di atletica leggera e tennis.
Linda: Viviamo a Milano e in città ci muoviamo volentieri in bici. Nel 2013 abbiamo cominciato a fare qualche gita fuori porta pedalando: Pavia, Lecco, Ferrara, la ciclabile del Po. Tragitti di uno o due giorni. Eravamo disorganizzatissime. Un giorno ci diciamo: “Perché non fare un viaggio un po’ più grande?”
S: Io, che amo l’esplorazione, ho proposto la Patagonia. Non proprio un “viaggetto” per iniziare.
L: A me piace scrivere e così mi venne l’idea di iniziare un blog per raccontare la nostra esperienza.
S: Eravamo allenate fisicamente, ma completamente inesperte. Da lì il nome: Cicliste per Caso.

Come fu il primo viaggio?
S: Ci siamo rese subito conto che avevamo molto da imparare… (sorride)
L: Al tempo, chi lo sapeva cos’era un gps? L’attenzione al bikepacking che c’è oggi non c’era. Siamo partite con una borsa (nemmeno da bici) legata sul portapacchi.
S: Credo che la mia bici pesasse qualcosa come 40 chili. Non appena ci trovammo su un tratto in salita della Carretera Austral, dovemmo mettere piede a terra e spingere i nostri mezzi. Ricordo che arrivate al primo paese grande, rispedii a casa 8 chili di macchina fotografica.
L: Siamo nate per caso, poi negli anni abbiamo imparato e ora ci sono donne che ci scrivono per avere consigli. Ora Cicliste per Caso ha assunto un altro significato. Simboleggia il nostro piacere nel mantenere uno spirito da principiante. L’avere sempre la curiosità di un bambino. E non ritenerci mai arrivate, ma avere sempre qualcosa da imparare. Vogliamo lasciarci aperta la possibilità di stupirci a ogni pedalata.

 

Le avventure delle Cicliste per Caso hanno sempre un filo conduttore. Come nasce una vostra avventura?
S: Cerchiamo sempre di coniugare la nostra voglia di fare una vacanza sostenibile all’occasione di raccontare una storia. Spesso abbiniamo ogni nostro viaggio a una tematica legata alle donne.
L: La bici ha fatto tanto per l’emancipazione femminile. È stato il primo mezzo che ha permesso alle donne di allontanarsi da casa ed esplorare il paesino oltre. La bici ha sdoganato l’uso dei pantaloni per le donne, cosa che prima sembrava blasfema. E poi ricordiamo le partigiane che facevano la staffetta in bici.
S: Per noi sembra facile vedere una donna in bici, ma ancora oggi ci sono paesi in cui la bici è vietata alle donne…

 

Una di queste avventure l’avete titolata “L’Italia in bici sulle trace di Alfonsina Strada”, che poi è diventato anche il titolo del vostro libro.
S: Abbiamo deciso di ripercorrere a grandi linee l’itinerario del Giro d’Italia del 1924, quello al quale partecipò Alfonsina Strada, l’unica donna a correre un’edizione della corsa rosa. Oggi esiste anche il Giro Donne, ma ai tempi correvano solo gli uomini.
L: Abbiamo diviso il Giro in due parti, e così abbiamo fatto due viaggi. Uno nel Nord Italia, l’altro nel Sud Italia. Durante il nostro pedalare, abbiamo incontrato tante persone e ascoltato tante storie. Le abbiamo scritte sul blog e molte di queste le abbiamo anche riportate nel nostro libro, sul quale trovano spazio anche la storia di alcune donne del passato, che per noi sono state fonte di ispirazione o riflessione.

Oggi le cicloviaggiatrici sono sempre di più. Molte viaggiano anche in solitaria. La strada è sempre sicura per una donna?
S: È bello sapere che sempre più donne si avventurano. Nel nostro viaggio in bici da Milano a Londra, abbiamo creato una sorta di format: ci fermavano per strada e chiedevamo alle persone cosa significasse per loro essere una donna coraggiosa oggi.
L: Purtroppo la strada non è sempre sicura. Mi viene in mente Pippa Bacca, uccisa in Turchia mentre viaggiava verso il Medio Oriente. Aveva lanciato un progetto chiamato “Spose in viaggio”, con cui si proponeva di attraversare, in autostop, 11 paesi teatro di conflitti armati, vestendo un abito da sposa, per promuovere la pace e la fiducia nel prossimo. È stata fin troppo fiduciosa.
S: E poi ricordo quelle due ragazze che viaggiavano in Messico e sono state uccise anche loro. Viaggiare è bello, ma sappiamo che dobbiamo viaggiare con un’attenzione maggiore di quella che hanno gli uomini. Noi non abbiamo mai avuto problemi ma ci spostiamo sempre con la luce, e se campeggiamo cerchiamo di trovare un posto sicuro. Sicuro dagli uomini, non dagli animali. Il vero pericolo è l’uomo.
L: Beh, un piccolo episodio è capitato anche a noi. Lo scorso dicembre abbiamo fatto un viaggio in Sicilia, si è avvicinato uno con lo scooter dietro di me e mi ha soppesato il didietro. Non l’ha sfiorato, l’ha proprio palpeggiato per bene. Io gli ho inveito contro e l’ho mandato a quel paese. E lui: “Possiamo conoscerci meglio?” Non è stato piacevole.

 

Un’altra delle vostre avventure è stato il Grizzly Tour, dal Canada al Messico. È diventato anche un docu-film su Amazon Prime Italia e Netflix Europa.
S. Siamo partite dalla regione di Alberta e siamo arrivate in New Mexico, al confine con il Messico. Abbiamo pedalato quasi 4000 km. Abbiamo seguito l’itinerario che segue la catena montuosa delle Montagne Rocciose. Unisce strade secondarie, sentieri e ciclabili. Molto bello e selvaggio. E molto vario. Dai parchi naturali del Canada, con boschi e montagne popolate di orsi e alci; fino al New Mexico, con il suo deserto del Chihuahua fatto di terra rossa e cactus. È stata la nostra esperienza di viaggio più lunga finora.
L: Impegnativo. In Europa trovi un paese ogni 20 km. Lì ci capitava di dover campeggiare per giorni senza trovare un centro abitato. Dovevamo calcolare il cibo giusto da portarci, l’acqua.
S: Noi usiamo il gps da 2 anni. Ai tempi usavamo ancora le cartine geografiche. Ogni tanto ci accorgevamo di avere sbagliato strada e dovevamo tornare indietro… solo dopo abbiamo scoperto che esiste la traccia del percorso scaricabile online.
L: Sono venute con noi due amiche che ci hanno dato una mano con le riprese per girare il documentario. Sul blog abbiamo raccontato anche le storie delle grandi avventuriere. Si parla sempre di avventurieri uomini, ma ci sono anche avventuriere donne. Come Annie Londonderry, che fece il giro del mondo per vincere una scommessa.

 

In bici è fondamentale viaggiare leggeri. È facile selezionare l’equipaggiamento per una donna a cui piace vestire elegante?
S: Anche noi per il primo viaggio in Patagonia avevamo portato scarpe di ricambio, la maglia più carina per la sera e un sacco di altre cose superflue… Poi ti rendi conto che non ti servono.
L: La bici negli anni ci ha aiutato a ridurre. A capire, non solo nel viaggio ma anche nella vita, cosa sono le cose importanti, le cose di cui c’è davvero bisogno. Abbiamo imparato a sottrarre all’essenziale.

 

Cosa significa viaggiare in coppia?
S: Spesso diventa più facile viaggiare da soli: devi solo ascoltare il tuo ritmo, tutto qui. Quando si è in due, occorre coordinarsi e comprendere le esigenze l’una dell’altra. E poi in viaggio vengono fuori le peculiarità del carattere di ciascuno. Noi viviamo vite molto comode. Abbiamo sempre il frigo pieno, il riscaldamento acceso. Non soffriamo né la fame né il freddo. In viaggio le cose cambiano. Soprattutto in un viaggio come quello che abbiamo fatto negli States. Ci ha messo di fronte ad altre realtà. Eravamo una più allenata una meno. E ci sono stati momenti di tensione.
L: Ma allo stesso tempo abbiamo imparato a esporci, a comunicare, a palesare i nostri bisogni. In certe situazioni, devi essere chiara ed esprimere le tue esigenze senza troppa vergogna. Tutto questo ci ha permesso di conoscerci meglio. E ha rafforzato il nostro rapporto.
S: Abbiamo due caratteri diversi. Io tiro di più, sono più frettolosa. Linda è più riflessiva, attenta, empatica. Ci veniamo incontro e ci completiamo a vicenda.

Cicliste per Caso è anche un blog e un canale YouTube in cui raccontate le vostre avventure e dispensate consigli alle altre cicloviaggiatrici.
S: Chiaramente viaggio dopo viaggio il nostro progetto è cresciuto. Linda scrive benissimo. Negli anni abbiamo implementato il blog. Raccontiamo anche storie di altre persone incontrate in viaggio. Diamo consigli su dove abbiamo mangiato o dormito.
L: Il senso è ispirare nel nostro piccolo altre donne. Affinché non facciano la nostra fine quando siamo partite in Patagonia, con le mutande nel fondello… (ride) Recentemente abbiamo rifatto il sito. È più carino e accessibile e a breve lanceremo la nuova sezione podcast.

 

La vostra prossima avventura?
S: L’idea era quella di percorrere la Transiberiana in bici + treno. Ovviamente, la situazione internazionale ci ha fatto scartare subito il progetto. Ma abbiamo un piano B: la Namibia. Siamo ancora in fase di pianificazione.
L: A fianco ai nostri viaggi, poi, riproporremo il nostro evento di Bikepacking in Italia dedicato alle donne. L’anno scorso, a settembre, c’è stata la prima edizione della Mia Women Ride. Eravamo in 101. Abbiamo pedalato in tre tappe da Milano a Verona, 198km lungo la Ciclovia Aida.
S: L’idea è nata perché io ho fatto diversi trail. Percorrere 130 km con 2.500m D+ al giorno su sterrato con la bici carica non è da tutte. I percorsi dei trail sono molto tosti. È chiaro che poi vi partecipano solo 30 donne su 700 iscritti. Noi abbiamo deciso di creare un trail più facile, che permetta di godersi l’esperienza senza morire di fatica. La nostra traccia prevede delle soste consigliate, e così il trail diventa una sorta di carovana, per cui ci si ritrova ai ristori e la sera.

Se siete anche voi curiose e curiosi di leggere notizie sulle Cicliste per Caso, le potete trovare:
Web: https://www.ciclistepercaso.com/
Facebook: https://www.facebook.com/ciclistepercaso
Instagram: https://www.instagram.com/ciclistepercaso/
YT: https://www.youtube.com/channel/UCgxGTMnoGi-wGDm7DOMV6rQ
Mia Women Ride: http://www.miaride.it/

 

Questo articolo è stato scritto da Silla Gambardella, autore del Manuale completo per viaggiare in bici