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La performance che ci manca…

La performance che ci manca…

Da un anno abbondante non si riesce a pianificare una competizione, tra spostamenti, annullamenti e tutti i disastri che si porta dietro questa pandemia.

Andrea Toso

05 Marzo 2021

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A una settimana circa dalla scrittura e pubblicazione del contenuto sulla frequenza cardiaca massima e dai feedback ricevuti ho immaginato un seguito emozionale, che non vada a parlare di performance massima assoluta ma relativa e ricreativa.

Da un anno circa noi age-group non stiamo partecipando a gare, e se lo abbiamo fatto abbiamo comunque stravolto il calendario previsto, abbracciando gare virtuali, gare su distanza diversa da quelle previste e per cui abbiamo investito le nostre ore di allenamento durante lo scorso inverno 19/20, ignari di quel che stava arrivando. Abbiamo proseguito, per quanto complicato, le nostre speranzose attività durante il lockdown in attesa di notizie sulla ripresa delle competizioni. Abbiamo goduto l’aria di libertà in estate, per poi ripiombare nell’incubo Covid-19 in autunno, zone gialla arancione rossa, il lockdown natalizio, e questa terza ondata per variante Inglese.

Io sono stufo, lo ammetto!

Sono stufo di allenarmi per gare che vengono puntualmente rimandate a date lontanissime, che minano il mio entusiasmo di legarmi le scarpe ed uscire a faticare, il mio naturale ottimismo inizia a vacillare, lo ammetto.
Mi sto allenando per un 70.3 con il nostro coach Labanti da febbraio 2020, circa da San Valentino, a tal punto da iniziare a pensare di essere io la causa di queste calamità! La prima volta in vita che accetto di preparare una gara a distanza temporale di oltre 6 mesi, che ingaggio un coach e… niente!

Il mio primo 70.3 avrei dovuto gareggiarlo alla tenera età di 48 anni (da cui il contenuto sulla frequenza cardiaca massima in calo), a Settembre 2020, un mesetto dopo il compleanno. Poi l’annuncio del 70.3 a Venezia Jesolo, pochi km da casa, la mia terra di allenamento per trovare piattoni pedalabili, sembrava inevitabile iscriversi, così ho fatto.

Sai già come sia finita: Cervia 2020 posticipata prima di una settimana, poi di un anno.

Il focus si sposta tristemente al 2 Maggio, Jesolo.

Sai già come stia finendo: da Maggio la gara posticipata al 26 Settembre.

Peccato che il recupero di Cervia sia per il 19; sono stato talmente folle da correre due maratone in 7 giorni, 3h27’ (Roma con una contrattura) e 3h17’ (Treviso con Kinesiotape) ma correvo nell’anno 2011 e non 2021. Nonostante coach Labanti mi stia davvero portando a ottimizzare la mia forma potenziale in maniera impensabile, dovrò fare comunque una scelta. Io non sono un amatore che si accontenti di arrivare al traguardo e ritirare la medaglia, io voglio fare la gara al mio massimo, godendo del percorso, dello stato psicofisico che si ottiene durante e dopo la gara. 5 ore di gara massimale non potrebbero essere recuperate in una settimana, devo fare una scelta dolorosa, spostando una gara al 2022 (Ironman non tocca mai i soldi verso gli iscritti, li mangia come puntini un pacman e chi s’è visto s’è visto).
Un altro anno di qualità modificando ogni altro progetto possibile, ricreando una forma ottimale, riscatto (facendo scongiuri, anche no) o cesello della precedente gara.

Se hai fatto i conti il 2022 sarà per me il 50mo anno di vita, le primavere iniziano ad essere parecchie, e la cosa mi inquieta, sebbene nel triathlon significhi “muta facoltativa!”, per me pessimo nuotatore potrebbe essere un valore aggiunto, non fosse che la mia gara performante inizia in bicicletta e sale nella frazione di corsa.

Sono preoccupato, un po’ triste per questo tempo di sport che fugge e non mi lascia competere e confrontarmi con altri atleti, non per batterli ma per capire chi io sia, quale il mio valore relativo.

Sono così arrivato verso la conclusione dei miei pensieri da age group preoccupato dai lockdown, fortunato, tanto, dal non essere stato colpito duro negli affetti da questa pandemia, quindi mi ritengo fortunato a prescindere dalle sospensioni.
Con questo splendido lavoro ho la fortuna ed il privilegio di parlare con grandi campioni, alcuni a livello di amicizia e confidenza, sempre con lo stupore di un bambino in mezzo ai grandi.

In questo periodo mi sono tornate in mente le parole di Alessandro Fabian, durante delle chiacchiere ben lontane da un’intervista in cui gli chiedevo informazioni sul suo allenamento nella “comune” di Joel Filliol. La mia domanda era come fosse allenarsi con gli atleti più forti al mondo, quelli che si giocano il podio gara dopo gara, guardando il valore assoluto le performance di ognuno di loro, sapendo quindi quale potesse essere la sua posizione in gara già prima di partire: Alessandro mi rispose con grande serenità e maturità, che lo rendono il campione che è, spiegandomi che il suo obiettivo è prima di tutto essere il miglior Fabian-atleta possibile, il podio o la vittoria sono riconoscimenti conseguenti, semmai.

Questo pensiero mi è tornato in mente al momento dello spostamento della gara di Jesolo. Tutti gli atleti che avrebbero dovuto partecipare alle Olimpiadi del 2020 hanno visto lo spostamento di 12 mesi della loro gara, giocata magari in pochi decimi oltre i 9 secondi i centometristi, in 20 per i nuotatori sui 50m, in poco più di 2 ore i maratoneti…

Ci vediamo tra un anno, gli è stato detto.

“Ma io mi alleno da 4 anni per quella data…”

“Ci vediamo tra un anno caro, rimani in forma.”

Così è stato anche per la nostra amica Stefania Pirozzi, che è stata anche poi colpita dal virus e non puoi immaginare quanta frustrazione la minasse in quei giorni… e credimi, teste dure, menti forti come la sua, ne ho viste poche in vita.

Domani è un altro giorno amico mio, manteniamo la forma e la forza di volontà per allenarci come se il mondo domani tornasse normale, è nella natura dell’uomo pensare che il sole sorgerà di nuovo, mattina dopo mattina.

La nostra performance sarà forse peggiore quando indosseremo di nuovo un pettorale, ma io non vedo l’ora che il mondo torni a vivere.