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La Direttissima, un successo che si tinge (anche) di rosa

La Direttissima, un successo che si tinge (anche) di rosa

Un format già apprezzato, quello de La Direttissima Trento – Monte Bondone, al quale quest’anno si sono affiancati due grandi eventi fatti da donne e per le donne.

Tatiana Bertera

23 Agosto 2022

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Una gara tutta in rosa e un convegno che vuole essere il capostipite di una serie di appuntamenti che culmineranno, ogni anno, nel grande evento ideato e organizzato dalla giornalista sportiva Dody Nicolussi insieme al figlio Yuri e allo Sci Club Monte Bondone. Con Endu abbiamo partecipato sia alla gara che al convegno Donne a Fil di Cielo, nella duplice veste di giornalista inviata dal portale e ambassador del team 10Women.

10Women è la community neo-nata dalla vulcanica mente di Nicolussi. L’intento è quello di creare, attraverso il potente mezzo dei social, uno spazio virtuale nel quale le donne possano ritrovarsi e dal quale trarre ispirazione. Perché 10Women (il numero 10 è simbolico e rappresentativo di una community che vuole e deve diventare ovviamente molto più ampia) racconta storie di donne che, con coraggio e voglia di fare, hanno preso in mano la loro vita, affrontando le difficoltà e spesso anche superandole, e che testimoniano da un lato i loro successi e dall’altro i limiti imbarazzanti di una società che fatica a vederle in certi ruoli. Esempi che sono chiaramente emersi nel convegno Donne a fil di Cielo, che si è tenuto nel pomeriggio di sabato 13 agosto presso la sala di rappresentanza del comune di Trento, alla presenza dell’assessore allo Sport Salvatore Panetta, della presidente del CONI Trentino Paola Mora (prima e unica donna in Italia a essere presidente di una sezione provinciale del CONI), della vice presidente del Consiglio delle Donne Renata Trickes.

Tra le ospiti sedute al tavolo, atlete del calibro di Stephanie Jimenez (runner e skyrunner), Ilaria Veronese (azzurra dello scialpinismo), Alice Canclini (ex nazionale dello sci di fondo), Margherita Porro (velista fresca dell’argento ai mondiali juniores), Marika Favè (guida alpina), Dody Nicolussi (donna di sport e giornalista) e la sottoscritta in veste di giornalista e sportiva amatoriale che ha fatto, della sua passione, la sua professione. Special guest l’atleta azzurro (plurimedagliato olimpico) di short track Pietro Sighel, figlio di Roberto Sighel e fratello di Arianna Sighel, anche lei azzurra che ha corso la sua prima Olimpiade a Pechino 2022.

Argomenti caldi e, se vogliamo, scottanti, che in alcuni casi hanno lasciato il pubblico intervenuto a bocca aperta. Perché non molti sanno che, purtroppo, il percorso per l’uguaglianza di genere nello sport è ancora lungo. Crediamo spesso in una uguaglianza che nella realtà non esiste. E ciò nonostante le battaglie che le donne hanno combattuto e vinto negli anni. Per una donna di sport, una atleta professionista, spesso quella di diventare moglie e madre è una scelta forzatamente rimandata nel post carriera. E troppo spesso il fatto di costruire una famiglia pone fine alla carriera stessa. Per la serie, trova le differenze con i colleghi uomini. Non tutte le atlete sono, ad esempio, come Stefy Jimenez che, dopo aver avuto una splendida bambina, è tornata non solo a gareggiare ma anche a vincere.
Si è parlato anche delle difficoltà che incontrano le donne che desiderano meritocraticamente diventare dirigenti sportive oppure allenatrici: ruoli spesso ancora riservati a soli maschi. In un giro di botta e risposta con Nicolussi, moderatrice del convegno, le protagoniste si sono aperte al pubblico, raccontando esperienze e aneddoti. Storie di successi e di insuccessi. In molti casi, come quello di Canclini, sono stati proprio i “limiti” e i “paletti” imposti dall’esterno a spingere le sportive al tavolo a fare scelte forti (nel caso specifico dell’ex nazionale di sci di fondo, uscire volontariamente dalla rosa delle azzurre) e ottenere, in seguito, i più grandi successi di carriera. Difficoltà che accendono qualcosa dentro, che danno lo spunto per rialzarsi ma soprattutto inseguire i propri sogni.
A livello agonistico, sono ancora relativamente pochi gli sport con un’ampia partecipazione femminile, nel professionismo così come nel mondo amatoriale. E spesso l’allontanamento della donna dalla pratica sportiva è il risultato di stereotipi di fondo che vogliono la mamma accanto al figlio molto più del padre. Perché? Perché la nostra società dice (e insegna fin da piccoli) che è normale e giusto così. Che le femmine giocano a fare le mamme e i maschi a fare i meccanici. Ancora un volta, trova le differenze.

Nel 1967 a Boston una donna (con l’appoggio del marito lungimirante) si era messa in testa di correre la maratona. Fu strattonata da chi, incredulo, non accettava che una “femmina” potesse anche solo pensare di mettersi alla prova su una distanza riservata ai soli uomini. 1967, non troppi anni fa. Da allora enormi passi sono stati fatti ma… ancora oggi gli sport maschili sono economicamente più rilevanti rispetto a quelli femminili.
C’è differenza a livello di ingaggi e sponsorizzazioni. Le donne devono ancora farsi largo sgomitando e, in alcune occasioni, trovano un muro che impedisce loro di arrivare a un livello superiore. Il convegno, che ha riscosso successo e ha saputo emozionare, si è concluso con la certezza che nonostante i grandi passi in avanti, il percorso per l’uguaglianza di genere nello sport è ancora lungo: serve un importante cambiamento culturale per superare stereotipi e antichi retaggi, anche attraverso campagne di educazione per i più giovani.

 

La Direttissima e la Direttissima K-Women

Nella giornata di domenica 14 agosto hanno avuto luogo, sotto il grande cappello de La Direttissima, la K2000 (la gara regina), la K1000 e la K1000 Women. Il team delle 10Women ha preso parte alla gara, senza esclusioni, mettendosi alla prova sulle diverse distanze. Due percorsi che, per via del tracciato non troppo tecnico, possono essere affrontati anche da coloro che si avvicinano al mondo del trail e, nello specifico, delle vertical. Non senza allenamento, si intenda. Questo per dire che il format de La Direttissima, quest’anno penalizzata dalla data non troppo felice (coincidente con il periodo delle ferie!) è vincente. Partenza nel cuore di Trento e traguardo sul Monte Bondone, che per i residenti è la montagna simbolo della città alpina.

La Direttissima, nella sua versione K2000 (2000 metri di dislivello positivo) o K1000 (1400 metri di dislivello positivo) è una volta verso il cielo. A tutta, possibilmente.

E ha volato anche l’atleta amputato Moreno Pesce che, partito da Trento, ha tagliato il traguardo dei 1400 metri di dislivello. Con il sorriso ma ripromettendo a se stesso e a Nicolussi di tornare per onorare anche la K2000. Un simbolo, Moreno, di chi la batosta l’ha presa (e forte, ricordiamo che Pesce ha perso l’arto inferiore in seguito a un incidente stradale) e si è rialzato. Ha imparato a guardare le cose da una prospettiva diversa e a convivere con quelle stesse stampelle con le quali – così ha detto dopo aver tagliato il traguardo – a volte si arrabbia. Compagne di avventure e sventure che ha saputo sempre affrontare in coraggio e determinazione. E con il sorriso sulla bocca. Ho avuto il piacere e l’onore, una volta terminata la mia gara, di andargli incontro e percorrere l’ultimo tratto insieme facendomi metaforicamente un po’ carico, come tutti quelli che con lui hanno condiviso il viaggio, di quelle stampelle. Emozione pura.

“Mi sono emozionato anche oggi – questo il suo commento. – Ogni volta che taglio il traguardo di una sfida sportiva provo tanta gioia, soprattutto in questa gara dove ho sentito il calore del pubblico e ho apprezzato un’eccellente organizzazione. Sono felice per aver trasmesso anche in questa occasione un messaggio significativo per tutti coloro che sono nelle mie condizioni, ovvero che nulla è impossibile da affrontare se si ha la volontà di farlo”.

Per quanto riguarda la K2000 il trionfo è andato a Davide Magnini, che ha superato sé stesso e ha ritoccato il suo record, stabilito nel 2018. Al femminile vittoria per la 10Women Ilaria Veronese, che si è piazzata davanti alla campionessa (oltre che ambassador 10Women) Stephanie Jimenez. Come dicevamo l’edizione 2022 del festival della corsa organizzato dallo Sci club Monte Bondone, ha visto anche l’esordio della K-Woman (su un percorso di 9,6 km e 1.456 metri di dislivello, lo stesso della tradizonale K1000) nella quale ha trionfato l’altoatesina di Sarentino Annelise Felderer, transitata come seconda donna assoluta a Vason (considerando anche la sfida lunga). In campo maschile sullo stesso tracciato, la medaglia d’oro di giornata è andata al collo del trentino di Romagnano Tarcisio Linardi.