Preparazione » Preparazione » School of... » Il verbo correre non regge l’imperativo
Il verbo correre non regge l’imperativo

Il verbo correre non regge l’imperativo

Micol Ramundo, la nostra esperta di School of Running, riflette sul significato profondo di ‘correre’ e cosa racchiude questo verbo così affascinante.

Micol Ramundo

28 Settembre 2022

10

Leggo di Daniel Pennac, scrittore francese: “il verbo leggere non sopporta l’imperativo; avversione che condivide con alcuni altri verbi come il verbo amare, il verbo sognare”.
Penso alla corsa e rifletto sul fatto che questa affermazione valga alla fine anche per lei. Interessante, mi dico. Quale può essere dunque il legame d’essenza che unisce dimensioni così emotive e ricche di pathos come l’amore e il sogno, con un verbo apparentemente più pratico e meccanicistico, come correre?

In ogni video che produciamo, in ogni contenuto che vi proponiamo, quello che cerchiamo di fare è esortarvi a provare; lo facciamo perché siamo certi che provare sia darsi l’opportunità di accendere una miccia. Di sperimentare una dimensione che in realtà di meccanicistico e pratico ha solo la facciata, ma che ha invece il potere di spalancare porte su profondità e intensità di sentire, che solo il contatto non mediato con il nostro corpo può concedere.

Siamo pieni di sovrastrutture culturali e sovrabbondanza di informazioni che ci portano a incasellare ogni attività del nostro quotidiano nei faldoni delle scelte logiche e razionali. Così la corsa facilmente diventa lo strumento per dimagrire, il mezzo per guadagnare un migliore stato di salute, lo strumento per sfogare le tensioni, l’acceleratore di processi di miglioramento estetico del nostro corpo, le tappe di un percorso di training finalizzato al raggiungimento di una prestazione agonistica e così via.

Tutto vero, ma se ci fermiamo a questo, ci perdiamo il meglio.

Perché “il meglio” della corsa è l’emozione che regala, frutto sicuramente in parte di magiche alchimie metaboliche e di sostanze straordinarie che il nostro corpo rilascia mentre lo attiviamo, ma anche di grandi orizzonti emozionali, dati da uno stupefacente e unico contatto con la parte più irrazionale e istintiva di noi.

È la prima volta con voi che prendo parola non per passarvi insegnamenti pratici o tecnici, ma per raccontarvi qualcosa che credo abbia un valore immensamente più alto. Gli strumenti, la metodologia, la tecnica e tutto quello che in School of Running vi raccontiamo devono essere solo degli strumenti nella vostra personale cassetta degli attrezzi, dei mezzi per educare il vostro corpo alla conciliazione massima con ciò per cui è stato progettato. Dovrete fare tesoro di questi strumenti per eliminare il più possibile gli attriti e le tensioni e rendere fluida e immediata la relazione tra il corpo e lo strabiliante motore emotivo che sta dentro ciascuno e che solo ciascuno di noi ha il potere di azionare.
Conoscersi, ammansirsi alla fatica, percepire il ritmo del respiro, sentire battere un cuore che nella quotidianità non avvertiamo, emozionarci e anche commuoverci nello scoprirci potenti e resilienti, fa parte di quella stanza meravigliosa e stupefacente alla quale la corsa (e lo sport di endurance più in generale) ci dà accesso, quando scegliamo di ricomprenderla nella nostra vita.

Ecco, personalmente credo che sia questo il regalo più grande che ci possiamo fare. Darci l’opportunità di scoprirne il potere e la magia. Di smetterla di considerare il verbo correre solo all’imperativo, ma di iniziare a coniugarlo da oggi all’infinito… perché è poi a una impagabile sensazione di toccare l’infinito che andremo incontro.

 

Credits cover: Photo by Isaac Wendland on Unsplash