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Il cloro della piscina batte il Covid-19

Il cloro della piscina batte il Covid-19

Uno studio dell’Imperial College di Londra in via di pubblicazione dimostra che le normali concentrazioni di cloro annichiliscono la carica virale del Covid 19 in 30 secondi.

Andrea Toso

16 Aprile 2021

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Buone notizie in arrivo per il mondo del nuoto, praticamente fermo a causa del Covid-19.

Da uno studio commissionato da Swim England, con le aziende Water Babies e la Royal Life Saving Society UK, ad un team di virologi dell’Imperial College di Londra, risulterebbe che l’acqua della piscina con le giuste concentrazioni di cloro, inattiverebbe il virus Covid-19 in soli 30 secondi.

Questi risultati, ancora in attesa di ufficializzazione e pubblicazione definitiva, suggerirebbero che il rischio di trasmissione del virus nell’acqua della piscina sia incredibilmente basso, davvero un’ottima notizia per il mondo dei gestori di impianti italiani.

In Inghilterra, complice forse il piano vaccinale in completamento, gli impianti natatori hanno riaperto lunedì 12 aprile, come da tabella di marcia programmata dal Governo Johnson, ma la notizia è stata comunque commentata dall’amministratore delegato di Swim England Jane Nickerson con un “notizia fantastica!”, come darle torto?!?

Lo studio sull’acqua delle piscine è stato intrapreso dal principale virologo ed esperto di virus respiratori dell’Imperial College di Londra, professoressa Wendy Barclay, insieme al ricercatore Dr. Jonathan Brown e al tecnico di ricerca Maya Moshe e al responsabile delle piscine e delle strutture di Water Babies, Alex Blackwell.

Lo studio mirava ad esaminare gli effetti dell’acqua delle piscine sul virus SARS CoV-2, valutando concentrazioni di cloro e Ph minimi per inattivare il Covid-19.

Lo studio starebbe spiegando che:

Il virus non sopravvive al cloro.

1,5 mg di cloro libero ed un pH compreso tra 7 e 7,2 riducono l’infettività del virus di 1000 volte in 30 secondi, restando quindi nei normali parametri di gestione dell’acqua della piscina.

piscina covid

La professoressa Wendy Barclay, dell’Imperial College, ha dichiarato:

Abbiamo eseguito questi esperimenti nei nostri laboratori ad alto contenimento a Londra.
In queste condizioni di sicurezza, siamo in grado di misurare la capacità del virus di infettare le cellule, che è il primo passo nella sua trasmissione.
Mescolando il virus con l’acqua della piscina che ci è stata consegnata dal team Water Babies, abbiamo potuto dimostrare che il virus non sopravvive nell’acqua della piscina: non era più contagioso.
Questo, insieme all’enorme fattore di diluizione del virus che potrebbe penetrare in una piscina da una persona infetta, suggerisce che la possibilità di contrarre Covid-19 dall’acqua della piscina è trascurabile”.

Lo sport insomma sembra rimanere un punto fisso per la salute quotidiana, e come diversi studi stanno certificando anche un alleato per ridurre i rischi di contrarre il Covid 19.

Ci auguriamo questo studio venga certificato e diventi materiale scientifico su cui fondare la riapertura delle piscine anche in Italia.