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Granfondo Sportful Dolomiti Race

Granfondo Sportful Dolomiti Race

Domenica 18 Giugno ero a Feltre per la gran fondo Sportful Dolomiti Race, attualmente la granfondo con il percorso di […]

Davide Sanzogni

27 Giugno 2017

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Domenica 18 Giugno ero a Feltre per la gran fondo Sportful Dolomiti Race, attualmente la granfondo con il percorso di maggior dislivello interamente su territorio italiano. Sono alcune settimane che lo stato di salute è precario e ancora una volta il buon senso direbbe di rinunciare, ma la voglia di esserci è troppa e poi ho già organizzato la trasferta insieme all’amico Alberto, che come me è alla sua prima Sportful.

Così partiamo Sabato appena dopo pranzo alla volta di Feltre dove arriviamo nel tardo pomeriggio. Ci sono molti bambini che indossano le maglie tecniche fornite dall’organizzazione, segno che hanno partecipato alla mini-granfondo loro riservata e in generale, complice anche il bel tempo, si respira un’aria di festa. Ritiriamo i pacchi gara presso il palaghiaccio dove visitiamo rapidamente l’area espositiva lì allestita. In particolare ci soffermiamo presso lo stand della Campagnolo, originale sponsor dell’evento e legato fin dall’origine a questi luoghi dato che fu qui che il fondatore, trovandosi in difficoltà durante una corsa degli anni 20 del secolo scorso, ebbe l’impulso a sviluppare quello che diventerà lo sgancio rapido che ancora oggi usiamo.

Facciamo due passi nel centro medioevale di Feltre e vediamo l’arrivo posto al culmine di una ripida via in pavé, quindi ci trasferiamo nella vicina Limana dove soggiorniamo in un piccolo hotel e ceniamo in un tranquillo ristorante. In più occasioni siamo stati piacevolmente colpiti dalla cordialità mostrata nei nostro confronti dagli abitanti del posto, in un attimo ci siamo sentiti a casa. Rientrati in hotel prepariamo le bici e tutto quello che serve per l’indomani. Alberto decide di correre con la bella maglia Sportful trovata nel pacco gara dato che si intona perfettamente con il colore della sua bici e del casco. Io invece mi rendo conto di non avere portato con me né barrette né gel; inoltre continuo ad accusare sintomi influenzali molto fastidiosi. Seriamente considero l’idea di girarmi nel letto l’indomani, ma quando la sveglia suona e le dolomiti bellunesi già si intravedono nel cielo terso decido che la giornata si annuncia troppo bella per non pedalare.

Colazione e via siamo a Feltre. La temperatura è gradevole e ci dirigiamo con il solo smanicato alle griglie, marrone per me, bianca per Alberto. Lungo la strada incrocio e saluto Emma Del Bono che trionferà sul percorso lungo mentre in griglia faccio conoscenza con un gruppo di romagnoli. Lo speaker ci intrattiene piacevolmente mentre di tanto in tanto partono degli ululati, a sottolineare cosa aspetta chi si cimenterà nel percorso lungo. Dal canto mio non ho ancora deciso cosa farò: se soffro già sul Cima di Campo farò tappa al ristoro di Tesino e poi uscirò dal percorso. Se invece la sofferenza sarà contenuta ma Alberto mi raggiungerà già sulla prima salita allora per non farlo attendere troppo girerò sul medio, sempre tenendo conto che al momento ho giusto due borracce di malto-destrine e il gel Enervit contenuto nel pacco gara.

Puntualmente alle 7 si parte. L’andatura non è troppo sostenuta data la durezza di entrambi i percorsi proposti da questa manifestazione e quando dopo un paio di km transito sotto il km zero mi rendo conto che il lungo non solo ha il maggior dislivello tra le granfondo italiane ma, seppur di poco, anche il maggior chilometraggio.

La salita a Cima di Campo brulica letteralmente di ciclisti, cosa che mi consente di fare molti sorpassi e prendere morale, forse troppo. Nella successiva discesa verso Castel Tesino sfioro gli 80km/h nonostante non sia mia intenzione forzare. Giunto al bivio proseguo sul percorso lungo, dandomi subito dell’incosciente mentre con un gruppetto imbocco la salita del Manghen. Tengo sotto controllo cuore e potenza, uso ampiamente il 34×32 e proseguo con estrema regolarità. A due km dal passo mi raggiunge Alberto che conoscendomi si aspettava che avrei preso la decisione di provarci comunque. Sto facendo un po’ di fatica ora e mi distraggo col paesaggio, solo qualche macchina e qualche moto che salgono incuranti del divieto danno un po’ fastidio. In vista dello scollinamento dò fondo a quello che resta nelle borracce, chiudo la maglia e cerco di fare un sorriso al fotografo che mi immortalerà sotto lo striscione con il lupo del Manghen. Quindi mi fermo al ristoro dove faccio riempire le borracce di sali, mi riempio le tasche di albicocchine e soprattutto la pancia: panini al prosciutto, formaggio, crostatine, torte, frutta secca… c’è solo l’imbarazzo della scelta e quindi decido di non scegliere e mangiare tutto fermandomi al ristoro per quasi un quarto d’ora.

La discesa del Manghen che si svolge in una fitta foresta e nonostante la giornata splendida risulta un po’ fresca inoltre bisogna stare attenti ai continui cambi di luce. Giunti al termine in valle di Fiemme, la temperatura è decisamente più alta anche per via del vento che risale la valle ma che nel contempo aiuta la marcia del gruppetto dove mi trovo nel lungo tratto verso Predazzo. Qui imbocchiamo l’ascesa verso il Passo Rolle che inizia con un lungo rettilineo assolato dove perdo subito le ruote del gruppetto. Non sto male, ma semplicemente preferisco prenderla con molta tranquillità. Altri fermi seduti sui guardrail a bordo strada mostrano i segni di grosse crisi. Per fortuna l’assistenza in corsa è massiccia, volontari e moto mediche, nessuno è lasciato solo. Anzi, in generale c’è un buon tifo e incoraggiamento anche dagli abitanti e dai turisti che assistono al passaggio della corsa, cosa per cui non manco di ringraziare di rimando.

A circa un terzo della salita c’è il lungo falsopiano che costeggia il lago di Paneveggio dove evitando la sosta al ristoro di Bellamonte e grazie all’aiuto di un paio di altri atleti ritorno sul gruppettino con cui avevo percorso la Val di Fiemme. Ma come la strada torna a salire di nuovo io salgo più lentamente e mi stacco. Poco male, ne approfitto per fare un paio di fotografie verso le Pale di San Martino e per scrivere qualche messaggio ai familiari a casa informandoli che va tutto bene ma che ho ancora davanti tre ore di corsa.

All’arrivo al passo mi viene porto un ottimo caffè al volo. Stavolta mi fermo giusto il tempo di riempire le borracce e bere un paio di bicchieri di cola e mi butto in discesa. Sarà stato il caffè, sarà la consapevolezza che adesso a Feltre nel peggiore dei casi ci arrivo per gravità, sarà che a forza di su e giù mi si sono liberate parzialmente le vie aeree, ma gradualmente mi accorgo che sto aumentando il ritmo.

In compagnia di un altro atleta facciamo forte la discesa, superando auto e altri ciclisti. C’è un forte vento contro, ma per fortuna riusciamo a rientrare su un gruppo abbastanza numeroso dove riconosco alcune maglie che erano con me già da prima di Predazzo. A tratti, dove la pendenza è maggiore, mi porto davanti sfruttando l’aerodinamica. Si va via così fino all’imbocco del Croce D’Aune dove la pendenza diviene subito fortemente positiva. Un atleta proveniente da Malta allunga pestando sui pedali ed io gli vado dietro seduto e ricucendo gradualmente. Il resto del gruppo resta indietro e io sono contento di sentire la gamba finalmente girare. Passiamo di slancio il ristoro e un tratto in falso piano e imbocchiamo gli ultimi impervi chilometri in cui alcuni atleti procedono a zig-zag a causa soprattutto della stanchezza accumulata. Ancora c’è un bel sostegno del pubblico e dell’organizzazione con ben due ristori idrici e una canna dell’acqua a spruzzare i ciclisti accaldati. Allo scollinamento mi lancio in discesa con molta decisione e grazie all’aiuto di altri tre che hanno voglia e fiato per menare imbocchiamo gli ultimi quattro km per Feltre in piena spinta. Giunti a Feltre rimbalziamo un po’ sul primo tratto in pavé per poi imboccare la salita verso il traguardo dove allungo leggermente, pensando ai canederli che mi attendono al pasta party e alla foto ricordo all’arrivo, anche se temo il fotografo non sia stato lesto nel farla… pazienza mi toccherà ritornare per quella.

Alla fine chiudo in poco più di nove ore. Non è un gran tempo ma la vittoria oggi è stata partire, prima ancora che arrivare. Recuperato il borsone in auto e lasciata la bici nel parcheggio custodito mi reco alle docce prima di raggiungere Alberto che mi aspetta al pasta party avendo terminato la sua prova mezz’ora prima di me.

Il pasta-party gestito dai cordialissimi quanto numerosi volontari è spettacolare: 4 tipi di pasta, formaggio, canederli, pane, yogurt, frutta, dolce, caffè… se proprio vogliamo trovare una nota negativa, c’era giusto un po’ di coda per gustare la locale birra Pedavena.

Veramente una bella granfondo, ben gestita, con molto personale sul percorso a presidiare gli incroci ed assistere i partecipanti. Curata insomma nei minimi dettagli. Ne parlo a lungo con Alberto mentre affrontiamo il viaggio di rientro verso casa, stanchi ma sicuramente soddisfatti.