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10 domande all’ultrarunner Franco Collè

10 domande all’ultrarunner Franco Collè

Una nuova rubrica, un appuntamento fisso, con gli atleti più o meno famosi, con quelli blasonati piuttosto che con gli “astri nascenti” del panorama endurance, alla scoperta di cosa si nasconde dietro alla performance sportiva e non solo.

Tatiana Bertera

29 Ottobre 2021

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“10 domande a…” è la rubrica che nasce dalla voglia di conoscere qualcosa di più dei campioni e degli atleti che affollano le copertine patinate e le pagine delle riviste di settore. Di loro spesso e volentieri sappiamo tante cose riguardanti la loro carriera sportiva, molto di meno in merito alla loro vita privata. Lo scopo di questa rubrica è quello di andare un po’ più a fondo e fare quelle domande che, talvolta curiose altre volte perfino un po’ “troppo” personali, possono rivelare particolarità oppure lati nascosti dei nostri atleti preferiti. Da Kílian Jornet Burgada a Franco Collè, da Davide Magnini a Pau Capell, da Mimmi Kotka alla nostra Francesca Canepa… Sono tantissimi gli atleti che andremo a stuzzicare con le nostre domande.

La lista di atleti è lunga e ci piacerebbe presentarvi personaggi sia italiani che stranieri, campioni affermati, astri nascenti e… perché no, anche ex campioni. Atleti che, con le loro performance, hanno alzato l’asticella e contribuito a diffondere i valori dello sport.

Cominciamo questa serie di appuntamenti con un Gigante. È l’appellativo che viene dato a tutti gli ultrarunner finisher del mitico Tor des Géants (Leggi anche: Il Tor des Géants: l’endurance trail più duro al mondo). Ma lui, Franco Collè, è il gigante dei giganti dal momento che il Tor l’ha vinto tre vuole e nell’ultima edizione ha anche stabilito il nuovo record della gara battendo il precedente che apparteneva al basco Dominguez. 66 ore, 43 minuti e 57 secondi per percorrere fino all’ultimo metro i 330 chilometri (ufficiali! Nella realtà pare siano un po’ di più) di quella che viene considerata la gara delle gare. Non perché sia la più lunga (pare assurdo ma sì, ce ne sono di più lunghe e con un maggiore dislivello!) ma perché il Tor è il Tor. E chi non lo ha fatto difficilmente può capire cosa spinga un uomo (o una donna) ad andare così oltre le umane capacità di forza e resistenza.

 

Descriviti utilizzando i primi 5 aggettivi che ti vengono in mente.

Testardo, permaloso, allegro, sincero e ambizioso.

 

Il tuo sport, oggi, è la corsa in montagna. È sempre stato così oppure ci sono stati periodi in cui ti sei dedicato anche ad altri sport (e con quali risultati)? Quale sport, che non hai mai provato, ti piacerebbe approcciare?

Ho iniziato l’avventura della corsa nel 2012, prima giocavo a calcio. Fin da piccolo ho praticato sia il calcio che  lo sci alpino (agonista fino a 18 anni), poi sono diventato maestro di sci e quindi ho smesso di gareggiare e iniziato a insegnare e ad allenare i ragazzi dello sci club. A calcio ho giocato fino ai 34 anni e sono arrivato a giocare in Promozione (la sesta serie del campionato italiano di calcio, ndr). Anche come calciatore, centrocampista ala destra, correvo veramente tanto (ride, ndr). Se dovessi provare un nuovo sport direi la pesca, innanzitutto perché mi piace il mare. Mi immagino in Sardegna, su una barchetta in mezzo al mare….

 

Cosa fai nella vita? Quale è il tuo lavoro e come si concilia con lo sport ad alti livelli?

Sono un ingegnere civile idraulico (ponti, argini, sistemazioni fluviali, dighe) e lavoro in Valle d’Aosta, dove vivo, a stretto contatto con il territorio. Lavoro a tempo pieno, tutti i giorni. In settimana è difficile allenarmi mentre il fine settimana posso farlo sia sabato che domenica. Sport e lavoro sono in un certo senso complementari: lo sport allena il fisico e mi permette di “staccare” (relativamente) la testa, mentre lavoro tengo impegnata e attiva la mente in qualcosa che mi piace molto e, nel contempo, riposo il corpo. Non so se, facendo il professionista, avrei altrettanta motivazione!

Vita sentimentale: è noto a tutti che hai una compagna (la campionessa Giuditta Turini, ndr). Come vi siete conosciuti e quale è la prima cosa che, di lei, ti ha colpito? È mai successo che la pratica sportiva fosse d’ostacolo al vostro rapporto… Oppure è il contrario?

Ci siamo conosciuti “in giro per i monti”: il sentiero ha fatto in modo che ci incontrassimo. Cosa mi ha colpito? Che sulle creste e nelle parti tecniche andava più forte di me, allora mi sono detto: “Questa forse è quella giusta!”. Condividiamo gli allenamenti e talvolta anche le gare. La vita sentimentale e quella sportiva, con Giudy, vanno di pari passo.

 

Allenamento: quante volte a settimana ti alleni e su che chilometraggi? Segui delle tabelle oppure vai a sentimento? Quanto conta la programmazione nel tuo piano di allenamento annuale?

I miei allenamenti, soprattutto quelli lunghi, si concentrano nel weekend. In settimana, lavorando, il tempo è poco e quello che rimane per allenarsi si concentra la sera (spesso con la frontale) o la mattina presto (tre o quattro allenamenti infrasettimanali nei periodi più intensi). Spesso cerco di far coincidere gli allenamenti più lunghi del fine settimana con le gare, in modo da “ottimizzare” il tutto. Inizio a marzo correndo lunghi da 30-40 km, a maggio e giugno arrivo ai 70-80 km e nel mese di luglio cerco di fare qualche gara/allenamento tra i 100 e i 120 km… il tutto per allungare tra agosto e settembre (fino alle distanze del Tor dell’UTMB). Seguo una programmazione annuale e delle tabelle, che sono importanti ai fini di arrivare preparati alla prestazione, ma con gli anni e l’esperienza ho imparato a conoscermi e quindi, a volte, “sgarro” dalla tabella e ascolto il mio corpo.

 

 

Passioni: cosa c’è oltre allo sport?

Ho davvero tante passioni. Forse al primo posto metto il mare, perché amo la montagna ma mi piace tantissimo anche il relax del mare e la buona cucina. Cucina intesa, soprattutto, come mangiare bene. Non vado spesso al ristorante ma quando ci vado è per mangiare in un certo modo e di qualità. Altra grande passione è la Juventus!

 

Alimentazione: segui qualche regime alimentare specifico? I tre cibi che preferisci e i tre che, invece, detesti. Cosa mangi la sera prima di una gara impegnativa?

Sono un mangione, un pozzo senza fondo. Quindi quando si avvicinano le gare ne approfitto per mangiare in maniera più corretta. I cibi che preferisco?… Tutti! Se proprio devo scegliere: le tagliatelle al ragù di cinghiale, il tortino con cuore caldo di cioccolato e patate& formaggio. Non detesto nulla… Non vado matto per le fettine di fegato, i ravioli di zucca e la peperonata. Prima di una gara impegnativa mangio, sempre, il risotto con il tonno.

 

Molti atleti sono un po’ scaramantici. Ci sono dei rituali, dei gesti ripetitivi che ti danno tranquillità e sicurezza, qualcosa che ami fare (oppure qualcosa che eviti di fare) prima di una gara?

Anche io sono scaramantico. La sera prima della gara devo preparare tutto in maniera meticolosa. Lo zainetto nello specifico: lo provo, lo tolgo, lo rimetto in modo che sia perfetto. Anche il riso con il tonno fa parte di questi rituali. Così come la colazione è abbastanza ripetitiva, infatti me la faccio da solo in camera. Inoltre non dormo mai con la maglietta che userò in gara, perché l’ho fatto una volta e la gara è andata male, per cui non lo rifarò mai più. Il giorno prima della gara faccio una breve corsettina con delle variazioni di ritmo. Il segno di croce è un altro gesto che accompagna le mie gare, non fatto sulla linea di partenza ma poco dopo, mentre corro. E poi… e poi non posso dire proprio tutto tutto, proprio perché essendo scaramantico so che non è bene rivelare tutti i propri “rituali propiziatori” (ride, ndr).

 

Tra le gare che hai fatto, quale è quella che rifaresti ogni anno e quale quella che invece non vorresti più ripetere? Perché?

Il Tor è la gara che rifarei ogni anno! Il Brutal Trail invece, una gara che ho fatto quest’anno e che non sono riuscito a finire, non la rifarei più perché, sebbene di soli 20km, mi ha sfinito! Una gara per “giovanotti”, cosa che non sono più (ride, ndr). Non vorrei rifarla ma temo che per orgoglio, il prossimo anno, sarò nuovamente alla partenza per riuscire a tagliare quel traguardo che quest’anno non mi è riuscito.

 

Quale è il sogno più grande (anche non sportivo) che sta ancora nel cassetto?

Penso di essere un privilegiato perché ho già realizzato molti sogni. Tuttavia nel cassetto ne ho sempre tanti, compresi quelli che ritengo non possibili. Il più grande, e possibile, è forse quello di avere la salute dalla mia parte ancora per tanti anni. E magari costituire un team di giovani a cui trasmettere la mia stessa passione.