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I 5 errori del principiante in piscina

I 5 errori del principiante in piscina

Affrontiamo insieme quelli che possono essere errori frequenti per chi non ha confidenza con l’acqua.

David Morelli

03 Novembre 2021

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Le Piscine nel periodo autunnale tornano ad essere molto frequentate con i canonici corsi di nuoto bisettimanali o molti atleti di altre discipline utilizzano la disciplina natatoria per un periodo di transizione. Affrontiamo insieme quelli che possono essere errori frequenti per chi non ha confidenza con l’acqua.

 

La posizione del capo 

Il primo errore da analizzare è la posizione del capo, non deve essere troppo esteso con lo sguardo rivolto verso avanti-alto, comporterebbe irrigidimento del collo e muscolo del trapezio facendo lavorare male anche la spalla inoltre offre una superficie troppo estesa all’avanzamento e quindi poco fluidodinamica.

In pratica non è una posizione favorevole allo scorrimento in acqua. Anche la posizione troppo bassa del viso non è ottimale non solo per l’assetto in acqua ma anche perché non si ha nessuna visuale mentre si nuota.

La posizione ottimale sarebbe quella neutra del capo leggermente inclinato in avanti, si dovrebbe guardare mezzo metro davanti a noi nel fondale della vasca. Questa posizione della testa favorisce una buona postura in acqua e soprattutto facilità la respirazione limitando l’extrarotazione del capo in questa fase.

 

Le gambe

Come detto prima l’assetto del corpo in acqua deve essere favorevole all’avanzamento a questo proposito gli arti inferiori devono essere in linea con il resto del corpo, spesso si vedono le gambe e addirittura le cosce troppo basse con uno sforzo da parte del nuotatore notevole nella nuotata.

Spesso questa posizione non corretta delle gambe è dovuta alla postura del piede che rimane a martello con un’azione che comporta una vera e propria zavorra all’avanzamento nella nuotata da parte delle gambe. La caviglia deve essere rilassata e fluida nel movimento e deve assecondare la battuta delle gambe, avere un angolo di circa 90° della caviglia è un errore classico del principiante.

 

Il gomito 

Come terzo errore andiamo su quello che forse rimane il più importante se ci può essere una classifica degli errori.

Il gomito basso nella fase di presa. In questa fase mano e avambraccio devono avere una posizione ottimale per ‘’catturare’’ acqua nella bracciata. Il segmento avambraccio-mano si può paragonare ad un remo che per prendere l’acqua necessaria ad un buon avanzamento deve rimane in posizione quasi perpendicolare al fondale o comunque inclinato verso il basso.

Se rimane parallelo al fondale o addirittura inclinato verso l’alto (gomito basso) diventa difficile avere una buona presa. Ecco che per lavorare in maniera ottimale nella fase di presa il gomito si deve trovare più alto rispetto alla mano.

Per facilitare questa postura consiglio di intraruotare leggermente l’omero e sarà più facile rimanere con il gomito più alto.

 

La spinta della mano 

La spinta della mano nella fase terminale della bracciata subacquea è quella che determina la propulsione vera e propria una volta catturata l’acqua nella fase di trazione.

Molti neofiti non completano la spinta e si trovano già nella fase di recupero e nella successiva fase aerea prematuramente senza terminare quella che à la fase attiva vera e propria. Consiglio di toccare la coscia in fase di spinta per percepire dove effettivamente esce la mano nella fase di spinta.

 

Rotazione eccessiva della testa in fase di respirazione

Rotazione eccessiva della testa in fase di respirazione, questo atteggiamento comporta la rotazione anche del busto e si perde l’assetto rettilineo della nuotata andando anche a coinvolgere il bacino nella rotazione con azione controproducente anche delle gambe.

In realtà dalla posizione corretta del capo su citata basta poca rotazione per permettere alla bocca di emergere dal pelo d’acqua e respirare. La corretta rotazione permette al corpo di rimanere in assetto di avanzamento e anche gli arti superiori nella bracciata non rischiano di andare troppo medialmente rispetto al corpo e ‘’incrociare’’ la fase nella fase subacquea.


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